8 Novembre Nov 2017 1934 08 novembre 2017

Violenza sulle donne: arriva il nuovo addestramento della Polizia

Il più promettente è il Protocollo Eva che serve a limitare le liti domestiche, i femminicidi e le violenze sui minori.

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Si chiama Eva ma non è una persona. Dietro questo nome, infatti, si 'nasconde' uno dei programmi speciali della Polizia di Stato per addestrare il personale ad affrontare la violenza sulle donne e a contrastare i femminicidi. A dire il vero, il nome completo è Protocollo Eva e serve a prepararsi per intervenire la meglio nelle liti in famiglia. Ma non è il solo: le forze dell'ordine hanno iniziato un vero e proprio ciclo permanente di corsi, come ha spiegato la vicequestore Francesca Romana Capaldo in una audizione dell'Intergruppo Donne della Camera, presieduto da Laura Boldrini. La Capaldo ha precisato che nonostante siano state eliminate le leggi che portavano in sé «l'immaginario patriarcale» dal nostro ordinamento, a «livello culturale non c'è stato un upgrade». Per questo la Polizia sta lavorando «innanzitutto alla formazione del proprio personale all'ascolto delle donne», così da «evitare che il poliziotto dica alla donna di tornare a casa», ha spiegato la Vicequestore. E i vari corsi, lezioni e addestramenti hanno anche una sede: il Polo didattico di Nettuno, in provincia di Roma. Una manna dal cielo, sopratutto leggendo gli ultimi dati forniti dal ministro dell'Interno Marco Minniti: gli omicidi sono in calo ma aumentano le vittime donne. Crescono anche i casi di stalking, mentre calano quelli sulle violenze sessuali.

PROTOCOLLO EVA: EVITARE L'ERRORE DEL SINGOLO

Un altro obiettivo del Protocollo Eva è quello di eliminare l'errore del singolo operatore che ancora non ha seguito i corsi d'addestramento. Certo, il programma è già attivo da gennaio 2017 ma non tutto il personale è riuscito a partecipare. Oltre l'attività formativa, il progetto prevede anche la creazione di una banca dati nazionale. Ma a cosa serve di preciso? In questo modo «al secondo intervento, l'operatore sa che c'è stato un episodio precedente e agisce a seconda della tipologia dei casi», ha spiegato Capaldo. In pratica, si tratta di una sorta di memoria che colleziona tutti i casi italiani e aiuta tutto il personale, sparso nel Paese, anche se non ha vissuto in prima persona quello specifico intervento. L'obiettivo rimane quello di intervenire in svariate circostanze: «dall'arresto in flagranza per lo stalking e i maltrattamenti, all'allontanamento urgente». Se vogliamo parlare di dati, invece, sui 3607 casi finora trattati con il Protocollo Eva, 62 si sono conclusi con l'arresto, 42 con l'allontanamento urgente, e 104 con denunce.

FEMMINICIDI E VIOLENZA SUI MINORI

Intervenire nei casi di litigi domestici è una scelta mirata. Secondo la Vicequestore, infatti, «il 73% dei femminicidi registrati si registrano entro le mura domestiche, e il 56% è commesso dal convivente». E a questo si aggiunge un altro punto importantissimo: la violenza sui minori. In 1420 casi trattati dal Protocollo Eva (il 39,37% dei casi totali), erano presenti anche dei minorenni.

GLI ALTRI PROGETTI

Oltre a Eva, però, ci sono anche altri progetti. Come il Blue Box «volto all'emersione del disagio giovanile» perché spesso «la violenza di genere colpisce già i minori», spiega Capaldo. Il Progetto Camper, invece, serve «per favorire l'emersione della violenza sommersa», ha detto la Vicequestore, e nel quale sono impegnate squadre multidisciplinari, compresi operatori della Rete antiviolenza. Sui 50 mila contatti finora avuti, ci sono state 450 segnalazioni all'autorità giudiziaria.

I DATI DEL MINISTERO DELL'INTERNO: FEMMINICIDI, STALKING E VIOLENZE SESSUALI

Tutti questi protocolli sono utili per contrastare l'aumento dei casi di femminicidi e stalking. Secondo i dati del ministro Minniti, infatti, gli omicidi hanno conosciuto una flessione costante negli ultimi anni, passando dai 554 del 2011 fino ai 400 del 2016 (e sono 258 nei primi 9 mesi del 2017). Calo analogo per quelli commessi in ambito familiare, scesi dai 204 del 2011 ai 152 del 2016 (-25%), fino agli 86 dei primi nove mesi del 2017. Ma, tra gli omicidi familiari, le vittime di sesso femminile sono in crescita: si è passati dal 61% del 2011 al 73% del 2016. E anche i primi nove mesi del 2017 fanno segnare un 71%. In crescita, poi, i reati di stalking, passati dai 9027 del 2011 ai 13117, mentre sono 8480 nei primi nove mesi del 2017. Leggero calo per le vittime femminili, passate dal 77% del 2011 al 72,6 del 2017. Le violenze sessuali (le donne sono vittime nel 90% dei casi) sono in diminuzione dal 2011 (4.617) al 2017 (4.046), mentre il dato gennaio-settembre 2017 (3.035) è sostanzialmente invariato rispetto allo stesso periodo del 2016.

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