Mamma, chi me l'ha fatto fare!

7 Novembre Nov 2017 1602 07 novembre 2017

Social network, le foto dei figli? Serve l'ok di entrambi i genitori

La sentenza del Tribunale di Mantova è chiara: la pubblicazione delle immagini dei bambini deve essere approvata dalla mamma e dal papà.

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Social Network Foto Figli

Provo una certa antipatia per i papà separati, che secondo me, nella maggioranza dei casi, si ricordano di essere padri solo dopo la separazione. Spesso, suscitando una reazione fra lo sdegno e lo stupore, racconto che concederei loro diritto di parola solo se superassero a punteggio pieno il mio personalissimo esame sui figli: «Di che colore è la copertina del quaderno di geografia del cucciolo / cucciola?», «Dove viene custodita la tessera della piscina?» e «In che giorno hanno ginnastica i pargoli?». Le mie amiche sostengono, peraltro, che sia un test troppo difficile, nel quale verrebbe falciato alla prima domanda l’80% degli aspiranti diritto. Detto questo, forse ha qualche ragione il papà che, presso il Tribunale di Mantova, ha chiesto e ottenuto che venisse limitata la condivisione sui social network delle foto dei suoi figli. Il giudice Mauro Bernardi, nell’ottica di tutelare i piccoli, ha previsto che l’ex moglie rimuova gli scatti postati su Facebook e che, in futuro, per eventuali pubblicazioni, ci debba essere il consenso di entrambi i genitori. Mi sembra una sentenza condivisibile, una volta tanto improntata al classico, sano buon senso.

Io, da fifona, centellino la presenza dei miei figli sui social network: posto un paio di volte l’anno scatti legati a situazioni come la Prima Comunione, la recita di fine anno o le vacanze, ma senza rendere troppo riconoscibili i volti, ripresi di sfuggita. Poi verifico che i pargoli siano ben coperti, tipo scafandro, senza spalle e gambe in bella vista. E mi guardo dall’inserire precisi riferimenti di luogo: al massimo indico Milano, val d’Ega, Riviera Adriatica. Ho il terrore, letterale, che far conoscere le loro frequentazioni, abitudini, passioni, li renda più facilmente raggiungibili da parte di malintenzionati. E fin qui, saremmo nella banale sfera dell’atteggiamento da mamma chioccia, spesso raccomandato dalla Polizia Postale.

Ma ci sono altri aspetti, che spesso i genitori 2.0 non considerano. In primis, molti non hanno pudore nello spiattellare al mondo intero anche dettagli intimi della vita dei figli. Siamo sicuri che un ragazzino sarebbe a suo agio, nel sapere che tante persone sanno di una sua difficoltà, di una debolezza o di una predilezione? Forse varrebbe la pena di pensarci, perché può essere che un figlio non voglia urlare ai quattro venti di aver preso una nota a scuola o una prima cotta che lo fa arrossire e deconcentrare. Però, il pudore è merce rara. Roba da nonne, ormai!

Poi c’è un’altra questione: dovremmo sempre tenere presente che un dato condiviso non è più nostro e che nella rete lascia tracce pressoché indelebili, perché eventuali richieste di diritto alla privacy o all’oblio hanno tempi giurassici rispetto a quelli del Web. E quando condividiamo immagini di minori, dovremmo chiederci cosa ne potrebbero pensare loro, una volta diventati adulti. Potremmo mettere in imbarazzo, addirittura in difficoltà, il giovane di domani che, facendo un colloquio per accedere a un’università o per ricevere un incarico di lavoro, rischia di essere messo di fronte alla sua 'storia Web' dall’esaminatore di turno. Che magari può tirar fuori scenari ormai caduti nel dimenticatoio, come la scarsa propensione all’igiene, l’incapacità di concentrarsi nello studio o il debole per la polemica portata all’eccesso.

Da adesso, però, i fanciulli di tutta Italia sono più tutelati. Se bisogna essere d’accordo in due, per postare qualcosa che li riguardi, i figli hanno tutto il tempo di diventare maggiorenni, prima che mamma e papà la pensino allo stesso modo. Almeno, se anche nelle altre famiglie funziona come a casa nostra.

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