6 Novembre Nov 2017 1327 06 novembre 2017

Paradise Papers: coinvolte anche la Regina Elisabetta e Madonna

La nuova inchiesta dell'ICIJ sui conti offshore nei paradisi fiscali e sugli investimenti non dichiarati di politici e vip. 

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Regina Elisabetta Paradise Paper

Dopo i Panama Papers, pubblicati nell’aprile 2016, un’altra inchiesta del Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi (più frequentemente ICIJ) ha esposto i portafogli di moltissimi big della politica, dell’economia e dello spettacolo. È stata soprannominata Paradise Papers in riferimento ai paradisi fiscali in cui investimenti e conti bancari spariscono dai radar del fisco, permettendo ai ricchissimi di evitare le tassazioni nazionali. L’indagine, pubblicata in Italia da L’Espresso e dalla trasmissione Report, ha visto coinvolti 380 giornalisti di tutto il mondo e ha potuto contare su oltre 13 milioni di documenti riservati, che mostrano come le società offshore restino una zona grigia della finanza di cui è difficile riuscire a mantenere il controllo. Il materiale, studiato dalle testate che compongono l’ICJI, proviene dagli archivi di due società leader del settore: Appleby e Asiaciti Trust.

LE SOCIETÀ OFFSHORE E I PARADISI FISCALI

Per spiegare di cosa si tratta, L'Espresso ha parlato di una «sorta di economia parallela» in cui gli investimenti di politici e colossi come Nike, Apple, Uber e altri multinazionali restano sotto traccia, ricorrendo ad «artifizi contabili» per evitare sanzioni fiscali. Le società offshore sono di per sè legali e permettono di mantenere segreti i nomi dei titoli, non tassandone i profitti. Abbondano, per esempio, alle Bermuda, alle Cayman, a Panama e Hong Kong. Proprio per la loro riservatezza, sono spesso sfruttate per riciclaggio di denaro sporco, narcotraffico e dalla crimininalità organizzata. Si risolvono, il più delle volte, in società specchio e facciate legali oltre cui è impossibile guardare.

LE IMPLICAZIONI POLITICHE DEI PARADISE PAPERS

Dal punto di vista politico, le conseguenze più pesanti potrebbero esserci alla Casa Bianca. Tra gli altri, campeggia infatti anche Wilbur Ross, attuale segretario al Commercio di Donald Trump. Ross, rivelano i Paradise Papers, ha interessi in una società di navigazione con cui ha collezionato alcuni investimenti offshore. Ma che, soprattutto, vede coinvolto anche il genero del presidente russo Vladimir Putin. Una spia che riaccende il caso Russiagate.

LE DONNE DEI PARADISE PAPERS

Nel lungo elenco di nomi coinvolti, ne spuntano tre al femminile molto importanti: la Regina Elisabetta d'Inghilterra, la Regina di Giordania, Noor e la pop star Madonna. È emerso che l'inquilina di Buckingham Palace, attraverso la Dutchy of Lancaster, ha investito sette milioni e mezzo di dollari in un fondo alle Cayman. La Dutchy of Lancaster è, in poche parole, una società immobiliare privata che gestisce i beni della famiglia reale inglese separatamente dai beni della corona. E se fino a ora se ne conoscevano i movimenti e le acquisizioni, non era noto il suo coinvolgimento in fondi offshore. La Regina, attraverso una sua assistente, ha risposto alle richieste di spiegazione dell'ICIJ, dichiarando che The Dutchy non aveva divulgato la sua presenza in paradisi fiscali perché non tenuta per legge a farlo. Precisando, però, che Elisabetta si è sempre volontariamente sottoposta a tassazione per le entrate ottenute. Simili dichiarazioni da parte di Noor di Giordania, moglie del defunto re Hussein, che ha dato conto di due trust registrati nell'Isola di Jersey, nella Manica, di cui risulta benificiaria. Si tratterebbe di conti istituiti da Hussein per lei e i figli, come lasciti. La sovrana ha poi specificato che «sono stati sempre amministrati in base alle regole e ai più elevati standard etici e legali».
Nessuna risposta, invece, dai portavoce di Madonna, con cui avevano cercato di mettersi in contatto i giornalisti dei Paradise Papers. La cantante risulta fra i clienti di Appleby e possiede indirettamente azioni in una società di forniture mediche.

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