6 Novembre Nov 2017 1817 06 novembre 2017

Cecilia Strada molestata a nove anni: il racconto su Facebook

Un amico di suo padre chiamò a casa. Lei era sola e l'uomo iniziò a farle domande sull'intimo che indossava. La testimonianza su Facebook dell'ex presidente di Emergency.

  • ...
Cecilia Strada Landscape 950X684

Per qualcuno denunciare una molestia sessuale, sulla scia del gigantesco caso Weinstein, sta diventando una moda. Faremmo meglio a pensare, invece, che scoperchiare quel vaso di Pandora abbia fatto bene (ma anche male) a tantissime donne. Dopo ogni confessione di attrici o modelle più o meno famose, ne arrivavano altre, a fare da eco. Nel frattempo le bacheche Facebook e le home di Twitter si riempivano di storie e testimonianze accompagnate dagli hastag #meetoo o #quellavoltache. L'ultima, in ordine di tempo, è quella dell'ex presidente di Emergency Cecilia Strada, che ha affidato ai social la sua esperienza di bambina molestata: «Avevo nove anni, l'apparecchio ai denti ed ero sola a casa».

Sono stata un po' assente da qui, mentre mettevo in ordine una serie di cose. Riordinando la scrivania è spuntato fuori...

Geplaatst door Cecilia Sarti Strada op zondag 5 november 2017

«GELATA DI VERGOGNA»

Cecilia, oggi 39enne, racconta che si trovava sola a casa, quando ancora ci si telefonava sul telefono fisso. Era un amico di suo padre, stimato professionista di 40 o 50 anni in più di lei, le chiede se mamma e papà ci sono. Risponde che sono a lavorare. «Quindi sei sola a casa?», le chiede. «Qualcosa nel suo tono non mi torna. La me stessa di trent'anni più vecchia dice 'metti giù'. La me stessa di nove anni dice 'sì'», racconta su Facebook. L'uomo prosegue chiedendole come era vestita: maglietta e jeans, risponde. Ma a lui non basta: le chiede di che colore sono le sue mutandine. A quel punto, nonostante avesse solo nove anni, lei capisce che quella domanda ha qualcosa di sconveniente, si sente «gelata di vergogna», ma non sa come uscirne, le hanno insegnato che rispondere alle domande è cortesia. Così dice di non ricordarsi. Ma l'uomo non si arrende e le chiede di infilare una mano sotto i pantaloni.

AVERE PAURA E NON SAPERE DI COSA

«'No, non posso, sono troppo stretti per tirarmeli giù'. Mi attacco alla mia improbabile scusa», continua il racconto di Cecilia Strada su Facebook, «mi rendo conto che è assurda, ma la ripeto e la ripeto, insisto. No. Dopo un po' desiste, saluta, mette giù. Rimango per un'ora seduta per terra vicino al telefono, sentendomi schifosa». Il post continua descrivendo la paura che la stava assalendo: «Ho paura, non so di che cosa ma ho paura. Ho paura che papà lo ammazzi se glielo dico, contemporaneamente ho paura che risponda 'non è possibile, non è successo davvero'. Anche a me sembra impossibile, è successo davvero? Sì».

COSA MI DIRESTI OGGI?

Alla fine del post, la figlia di Gino Strada racconta che l'iuomo non telefono più a casa, e qualche anno dopo morì. «E mi spiace aver perso l’occasione di chiamarlo finché ne avevo il tempo, per fargli fare due chiacchiere con la me stessa grande. 'Sono quella che aveva nove anni quando volevi guardare le sue mutandine. Che mi dici ora?'. Magari sarebbe rimasto impietrito di vergogna, come me allora, con la cornetta in mano».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso