We Can Do It!

Diritti

2 Novembre Nov 2017 1322 02 novembre 2017

World Economic Forum: l'Italia del 2017 fallisce nella parità di genere

Il Global Gender Gap Index ci dice che nel nostro Paese il 61% delle donne non viene pagato come dovrebbe. Perdiamo 32 posizioni. Inoltre, le disuguglianze dureranno per altri 217 anni.

  • ...
Parità Di Genere Wef

A inizio ottobre l'Italia aveva avuto motivo di gioire: secondo il Gender Equality Index dell' EIGE (Istitituto Europeo per la parità di genere) eravamo stati il Paese con il più alto margine di miglioramento rispetto al periodo compreso fra il 2005 e il 2015. Un passaggio dal 26esimo al 14esimo posto che significava passi avanti in alcune grandi macroaree (lavoro, denaro, politica, salute, tempo libero, educazione). Il primo novembre, però, il Word Economic Forum ci dice che nel 2017 c'è poco da festeggiare. La Fondazione, istituita da Klaus Schwab nel 1971, stila ogni anno il Global Gender Gap Index, report che monitora le disuguaglianze di genere tenendo conto di opportunità economiche, traguardi educativi, salute e partecipazione politica. Simile, quindi, ai criteri dell'EIGE, ma applicati su una scala mondiale. I Paesi che rientrano nella classifica sono infatti 144. Da quello di quest'anno emerge un peggioramento rispetto al lento, ma progressivo trend dell'ultima decade. Un inversione di rotta che preoccupa Saadia Zahidi, responsabile del settore Education, Gender and Work del World Economic Forum: «Al giorno d'oggi non dovremmmo vedere regredire la parità di genere. Deve restare un imperativo morale ed economico». E in questa nuova ricerca, l'Italia appare molto lontana dal colmare le differenze fra uomini e donne. Siamo scesi di 32 posizioni, dal 50esimo all'82esimo.

PERCHÉ SIAMO COSÌ IN BASSO?

I numeri più preoccupanti sull'Italia riguardano l'ambito economico. In particolare, la quota di lavoro quotidiano che in media non viene riconosciuto o non pagato. Il 61,5 % per le donne, contro il 22,9% per gli uomini. Rispetto all'anno precedente, è soprattutto per disparità come questa che il nostro Paese ha perso molte posizione nella classifica generale. Se vi state chiedendo perché, per esempio, ci troviamo dietro a Stati come Rwanda e Nicaragua, che immagineremmo meno progressisti di noi in materia di parità di genere, bisogna tenere in considerazione che i dati non riguardano i livelli di reddito, ma il modo in cui le risorse sono distribuite. Per farla breve, in Italia possono esserci stipendi medi più alti che altrove, ma in quell'altrove sanno distribuire meglio quello che hanno. Quindi da noi è più facile trovare alti salari per gli uomini, ma non per le donne, mentre in Rwanda (quarta posizione generale) sono molto vicini dall'eliminare il proprio tasso di disparità.
Eliminare il gender pay gap deve essere inteso come una risorsa. Come ha sottolineato Klaus Schwab, executive chairman del World Economic Forum: «Ci stiamo spostando dall'era del capitalismo a quella del 'talentismo'. La competitività su scale nazionale e di business si baserà come mai prima d'ora sulla capacità di innovazione che si saprà dimostrare. Avrà maggior successo chi capirà che integrare le donne è la base per avere una forza competitiva al proprio interno».

IN QUANTO SI ARRIVERÀ ALLA PARITÀ?

Visto che spesso è difficile ritrovare un confronto concreto rispetto a quello che ci dicono numeri e statistiche, può essere utile tenere a mente anche solo una cifra. Di tutto il Global Gender Gap Index del Wef, la più significativa è sicuramente quella stimata per far sì che la disparità di genere sia eliminata in tutto il mondo. Gli anni che serviranno per cancellare qualsiasi differenza fra uomini e donne in ambito lavorativo, quindi in riferimento a stipendi, occupazione e considerazione, sarebbe di 217 anni. Per poterci definire uguali ai maschi in tutto e per tutto, o meglio, per essere riconosciute come tali, dovranno passare ancora due secoli. Per renderci conto di quanta acqua dovrà passare sotto i ponti prima che il gender gap venga colmato, provate a pensare a quante cose sono successe, per esempio, dal 1817 a oggi. L'unità di Italia, la scoperta dell'elettricità, le Guerre Mondiali, Internet. Ora immaginate che potremmo fare in tempo a rivedere tutto questo, prima che, in una qualsiasi parte del mondo, una donna possa avere lo stesso stipendio di un uomo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso