1 Novembre Nov 2017 0944 01 novembre 2017

Attentato a New York, il racconto dei testimoni

Nel pomeriggio del 31 ottobre un'auto, a Chambers Street, ha travolto e ucciso otto persone, ferendone 15. Le voci dei presenti, raccolte da LetteraDonna.

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Attentato New York

Ottobre, ultimo giorno sul calendario. Negli Stati Uniti è uno dei giorni più attesi, è Halloween. A New York i primi a essersi mascherati sono stati i bambini, la mattina prima di andare a scuola. Poi la sera, alle feste, il turno degli adulti. Sono passate da poco le tre del pomeriggio quando un’auto, a Tribeca, sconvolge i piani e gli animi di una città intera. Un pick up investe alcune persone su una pista ciclabile. Arrivano le prime telefonate e i primi messaggi. Non si tratta di un attentato. O forse sì. Non ci sono conferme. Eppure, nello stesso momento, la notizia di una sparatoria. Nella stessa zona. Parlano di un ‘attacco’. O forse di un incidente.
Cercare di arrivare sul posto è difficile. A Chambers Street, probabilmente, non si può arrivare in metropolitana. Tutto sembra bloccato. Per ragioni di sicurezza è meglio rimanere in superficie. Il taxi (averlo trovato è stato più complicato del solito) procede a rilento: le strade sono ferme. Fuori dai finestrini, una colonna di macchine prova a darsi una spiegazione e ad avanzare di qualche metro. Si sentono le sirene, mentre si cercano notizie ovunque. Sul New York Times, CNN, BBC, Reuters. Sugli account Twitter ufficiali della NYPD, del sindaco di New York Bill de Blasio e del Governatore Andrew Cuomo. Poi, improvvisamente, in radio, irrompe la voce di una giornalista. Che pronuncia la parola che, fino a quel momento, tutti avevano evitato. Si tratta di un attentato. Il primo a colpire New York City dopo l'11 settembre. Seguono i tweet e le ribattute delle agenzie di tutto il mondo. La polizia della città ha arrestato Sayfullo Habibullaevic Saipov, un 29enne di origini uzbeke, padre di tre figli e residente a Tampa, in Florida. È accusato di aver ucciso otto persone, ferendone almeno 15. Quattro delle vittime sarebbero morte a causa dell'investimento. Due di infarto. L'uomo, secondo le prime notizie divulgate dall'FBI, aveva ammesso di aver agito in nome dell'ISIS. Che, infatti, ha rivendicato l'attacco venerdì 3 novembre.
Una volta aggiunta Chambers Street, queste sono le storie che ha raccolto LetteraDonna.

LA STORIA DI AHMED

Ahmed ha un furgone dove fa panini, proprio di fronte a Mc Donald. È lì ogni giorno, per lavorare. «Ho sentito tre colpi di pistola. Esattamente non avevo capito cosa fosse successo. Poi ho visto passare delle persone che correvano. E quando ho chiesto loro che cosa stesse accadendo, qualcuno mi ha detto che una persona, con la macchina, aveva colpito dei passanti in strada. Poi ho sentito altri colpi, ma è il giorno di Halloween e quando ho sentito gli spari pensavo si trattasse di qualche petardo. Dopo qualche minuto ho capito che quella era una sparatoria».

LE STUDENTESSE

Testimoni diretti dei fatti sono stati anche i giovani studenti della Peter Stuyvesant High School e del Borogh of Manhattan Community College. Che dalle finestre hanno assistito a tutto. Due ragazze sono sul marciapiede raccontano ai passanti che cos’hanno visto. Indossano una felpa grigia. Sorridono, forse per timidezza o per imbarazzo: le telecamere le hanno avvicinate per farsi raccontare i fatti. «Al momento dell'incidente stavamo scendendo le scale dello stabile per raggiungere i nostri amici. Qualcuno ha gridato: ‘Via, via, c’è una pistola!’», inizia una. Il racconto lo finisce l'altra, Caroline, più spigliata: «Quando ho raggiunto la mia classe, al terzo piano, tutti stavano piangendo. Ho avuto paura e pensato a mio fratello. Va alle scuole elementari, qui vicino, per uscire attraversa un giardino, dove i genitori si avvicinano per prendere i propri figli. Volevo accertarmi che tutti stessero bene».

ABITUDINE BATTE PAURA

Ismail e Luckman sono due giovani afroamericani di 24 e 21 anni. Sono cresciuti a Brooklyn, dove vivono tuttora. Sembrano molto più giovani della loro età. Al momento dell’attacco nessuno dei due si trovava sul posto. Ci sono arrivati insieme alla confusione del ‘dopo’. Mentre osservano in silenzio quello che sta accadendo a Chambers Street, con lo sguardo fisso sui lampeggianti, dicono di non avere paura: «Ormai siamo abituati. Guarda quanto accaduto a Las Vegas. Sono atti orribili a cui, ti ripeto, ormai abbiamo fatto l’abitudine»

FATIMA

Fatima ha 18 anni. Indossa il velo. È in strada con un paio di amici. Ha sentito e visto tutto, dalla finestra dell’edificio della scuola che frequenta, il Borough of Manhattan Community College. È ancora molto scossa ma racconta come sono andate le cose. Lucidamente. Senza sbagliare nulla. Lo dice più volte: molti network si avvicinano a lei per ascoltare ciò che ha da dire. «Abbiamo sentito solo il rumore dei colpi di pistola, ma oggi è Halloween, quindi tutti pensavano si trattasse di questo. Non abbiamo sentito il rumore dello schianto. Una volta che ci siamo affacciati alla finestra abbiamo visto delle persone coperte dalle lenzuola bianche. Ci è stato chiesto di rimanere calmi e di rimanere seduti ma eravamo molto agitati perché non sapevamo che cosa stesse succedendo. Eravamo al sesto piano. Nessuno ha pensato a qualcosa di più serio fino a quando abbiamo visto il resto». Si scusa, ha le lacrime agli occhi.

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