27 Ottobre Ott 2017 1530 27 ottobre 2017

Molestie sessuali: perché le donne difendono gli uomini violenti

Alcune si schierano con chi commette abusi. E giudicano colpevoli le vittime. Una scelta dettata dalla volontà di stare dalla parte dei più forti. 

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Molestie sessuali

Nei casi Weinstein e Richardson, gli aggressori sono tutti uomini e le vittime sono tutte donne. Lo sono quelle che hanno subito le molestie sessuali, gli abusi o le pressioni psicologiche. E lo sono quelle che si sono fidate di chi si sta rivelando un mostro e magari ci hanno fatto dei figli. Tuttavia, purtroppo, non è sempre così che viene vista la questione. Chi ha subito il torto, infatti, si trova sotto il giudizio altrui e non solo maschile. Questo è l’aspetto più strano: il fatto che l’appoggio femminile, a volte, venga meno. Probabilmente perché essere empatica e onesta con sé stessa costa uno sforzo troppo grande che qualcuna non è disposta a fare. È il caso di chi si trasforma in una rigida sorvegliante della buon costume, sicura che lei non ci sarebbe mai andata a un appuntamento ambiguo (nel caso, lo avrebbe denunciato subito). E convinta che lei, un uomo così, non lo avrebbe mai sposato. Altre arrivano fino al punto di pensare che tutto questo, l’incolpato maschio, quasi non se lo merita. Per loro la vittima con cui schierarsi è lui, che da un giorno all’altro ha perso la credibilità, il lavoro e gli amici. Come ha fatto Lindsay Lohan, in un post su Instagram poi cancellato, dove chiedeva di smetterla di accusare il produttore hollywoodiano Harvey Weinstein.

UN AMORE IRRAZIONALE

Come scrive Jennifer Wright su Harpersbazaar, comprendere la difesa di una mamma verso il figlio accusato di abusi non è impossibile. Così come condividere la scelta della moglie di rimanere a fianco del marito incolpato di violenze. Certo, queste donne sostengono persone che si sono macchiate di atti terribili. «Tuttavia», scrive la giornalista «io capisco che un amore profondo può a volte farci passare sopra i nostri principi».

DONNE CHE DIFENDONO GLI UOMINI

Più difficile, invece, è comprendere la scelta di quelle che non sono troppo coinvolte emotivamente e che nonostante ciò si schierano dalla parte di chi viene accusato di molestie, abusi o pressioni psicologiche. Come Lindsay Lohan, che ha difeso Weinstein, o come nel caso di Selvaggia Lucarelli e delle altre che, in Italia, hanno criticato le denunce di Asia Argento. Persone che, a volte, non conoscono nemmeno gli uomini violenti di cui prendono le parti.

SCEGLIERE LA SQUADRA VINCENTE

La spiegazione migliore, per Jennifer Wright, è data da Emily Gould ed è legata alla teoria della legge del più forte. «Molti, molti uomini temono e odiano le donne. Molte donne, siccome sono condizionate dall’idea di non stare con la squadra perdente, odiano anche loro le donne», scrive la scrittrice statunitense. L’aggressore, in quest’ottica, viene identificato con il più forte e dunque la parte migliore con cui schierarsi.

LE NON CONSEGUENZE DELLA VIOLENZA

E i casi di cronaca, fino a ora, hanno dato ragione a chi ha visto l’uomo violento come destinato a vincere: Harvey Weinstein, Bill Cosby, James Toback, Terry Richardson, Roman Polanski, ma anche Ben Affleck e Jared Leto sono uomini potenti che sono stati accusati di molestie sessuali. Tutti hanno continuato a lavorare, mantenendo la propria posizione. Dunque mettersi dalla loro parte può risultare davvero una strategia vincente. Ora qualcosa sta cambiando, con i licenziamenti di Weinstein e Richardson, ma la strada è ancora lunga.

QUELLA DONNA POTRESTI ESSERE TU

E le donne che si schierano dalla parte degli aggressori la allungano ancora di più. «Loro rendono ancora più difficile per le altre farsi avanti», scrive Jennifer Wright, «Ed è una cosa orribile. Perché tutte potremmo essere la donna che ha bisogno di farsi avanti». Chi si scaglia contro le vittime, infatti, sembra dare per scontato che non si troverà mai a sua volta in una posizione di debolezza. Ma è un lusso che, purtroppo, nessuna si può permettere.

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