25 Ottobre Ott 2017 1718 25 ottobre 2017

Terry Richardson e le molestie sessuali? Si sapeva dal 2010

Le accuse erano pubbliche, eppure il fotografo ha continuato a lavorare con molti nomi famosi come Lady Gaga e Beyoncé.

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Terry Richardson

Dopo il cinema, la moda. Dopo Harvey Weinstein, Terry Richardson. Un altro uomo in posizione di potere (Richardson è uno dei fotografi più famosi degli ultimi anni) che era abituato a considerare la sua fama come un lasciapassare per abusi e molestie. Era questione di tempo perché l’attenzione pubblica si spostasse da Hollywood alle prime copertine dei giornali. Questa volta, l’editoria non si è fatta trovare impreparata e ha preso l’iniziativa. È notizia di martedì 24 ottobre che Condé Nast abbia bandito a vita l’uomo dalla lista dei propri collaboratori. Una decisione obbligata, probabilmente, dallo scandalo suscitato dal caso Weinstein e dalle prese di posizione comparse in seguito su diversi siti. Su Refinery 29, Caryn Franklin aveva sottolineato come la complicità del fashion system abbia sempre tutelato e facilitato uomini abusivi come Richardson, mentre anche il The Sunday Times si chiedeva perché gli fossero ancora riservati servizi fotografici ed ingaggi di altissimo livello. Un punto importante, su cui si è concetrata anche Amy Zimmerman di Daily Beast, chiamando direttamente in causa alcune celebrità, apertamente femministe, ma anche apertamente vicine a 'Uncle Terry'.

LA PAROLA A TERRY RICHARDSON

Sempre dalle pagine di Daily Beast era arrivato un primo commento dei collaboratori del fotografo. Ecco cosa hanno riferito al sito americano: «Terry è molto contrariato dall'aver appreso la notizia della mail, specialmente perché si era già espresso in passato circa le accuse che gli erano state mosse. Lui è un artista diventato famoso per il stile sessualmente esplicito, per questo molti contatti che ha avuto con i suoi collaboratori sono stati di questa natura. Ma i soggetti dei suoi lavori vi hanno sempre partecipato in modo consensuale». Il riferimento di apertura è alla lettera aperta che Richardson aveva pubblicato nel 2014 su Huffington Post , quando aveva voluto rispondere a chi lo descriveva come un molestatore. Del resto, era sempre lui che nel 2007, in un'intervista a Hint, aveva detto: «Come ho sempre detto, non conta chi conosci, ma a chi lo succhi. Per questo ho un buco nei miei jeans».

LE TESTIMONIANZE

E se a Hollywood tutti sapevano, ma pochi si erano espressi apertamente contro Harvey Weinstein, se non con battutine dette a mezza bocca, le accuse di molestie contro Terry Richardson erano cosa ben nota. Dal 2010, infatti, iniziarono a spuntare le prime confessioni di shooting umilianti e situazioni sessualmente ambigue portate all'estremo dal fotografo. Modelle come Coco Rocha e Rie Rasmussen smisero di voler lavorare con lui, dicendo che era sua abitudine approfittarsi delle ragazze più giovani e inesperte. Jamie Peck, che si trovò a posare per lui a soli 19 anni, ha ricordato così quell'esperienza: «Parlava con quel tono effeminato che usa chi vuole apparire a tutti i costi sessualmente innocuo». E ancora: Gli dissi che avevo il ciclo e che per questo volevo tenere la mia biancheria durante il servizio. Allora lui mi chiese di togliermi il tampone così che potesse giocarci. Continuava a ripetere 'Io amo i tamponi!'».

NO, NON DIFENDETELO

Soprattutto, Amy Zimmerman su Daily Beast si chiede perché, nonostante le accuse di abusi circolino da quasi dieci anni, Terry Richardson abbia continuato a lavorare, collezionando collaborazioni con grandissimi nomi dello star system. Di cui molti apertamente schierati a favore dei diritti delle donne e contro le violenze sessuali, come Beyonce e Lady Gaga. Oltre a loro, poi, altri idoli delle giovanissime: Sky Ferreira, Kim Kardashian, Miley Cyrus, Nicki Minaj, Selena Gomez, Rihanna e Kylie Jenner. Proprio la cantante Sky Ferreira aveva già difeso l'uomo nel 2014, dichiarando che lei non aveva mai subito alcun tipo di pressioni di natura sessuale da parte sua. Pur avendo specificato che faceva riferimento solo alla propria esperienza, questo tipo di sostegno aiuta persone come 'Uncle Terry' a non dover mai rispondere delle proprie azioni. Finché il suo nome è accostato a quelli di icone e figure di riferimento, difficilmente sarà attaccabile. Prendere le distanze, come ha fatto Condé Nast, è quindi fondamentale, conclude la Zimmerman.

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