20 Ottobre Ott 2017 1309 20 ottobre 2017

Raqqa liberata: le donne curde che hanno sconfitto l'Isis

Lo Stato Islamico è stato scacciato dalla città siriana dopo feroci e devastanti combattimenti. Merito anche delle soldatesse dell'Ypj. Alcune di loro hanno raccontato che cosa le spinge a combattere.

  • ...
Avrim Difram Curda

Raqqa è libera, l'Isis è stato scacciato. Le truppe alleate arabe e curde, appoggiate dagli Usa, sono entrate nella città, di cui in verità rimane in piedi ben poco. Ma comunque, forse per la prima volta da anni, la città siriana ha visto festeggiare tra le sue strade (per quanto ingombre dalle macerie) delle donne: quelle combattenti curde di cui vi abbiamo già raccontato in passato, che l'Isis temeva e odiava, e che ora hanno finalmente sconfitto quel mostro dai vessilli neri che era calato sul Medio Oriente insanguinandolo. Come riporta la Bbc, erano diversi i motivi che hanno spinto le donne curde a rischiare la vita in una guerra lunghissima: prima di tutto la causa indipendentista curda, e poi la volontà di liberare le donne di Raqqa, che per anni sono sottostate a un regime di violenze e sfruttamento.

CONTRO TERRORISMO E MASCHILISMO

Non è stata una battaglia semplice, per le soldatesse dell'Ypj (Unità di protezione delle donne) che hanno registrato una trentina di perdite nell'assalto finale a Raqqa. Ma la loro battaglia non è ancora finita. La volontà è quella di portare avanti la lotta al terrorismo, all'oppressione delle donne e in favore, appunto, della causa curda. È quello che dice, per esempio, Shanda Afreen, in campo contro l'Isis dal 2013: «La nostra lotta non è solo contro l'Isis, la nostra lotta è contro la mentalità sciovinista degli uomini contro le donne». Ma attenzione a concentrarsi solo sugli uomini: «Il male non viene solo dagli uomini dell'Isis. Il male può venire dalle donne».

PER I CURDI E PER LE DONNE

A Raqqa ci sono curde che ci sono cresciute combattendo. Avril Difram, ad esempio, adesso ha 20 anni, ma ne aveva appena 17 quando ha deciso di unirsi alla battaglia contro l'Isis: «Combattiamo per liberare la gente oppressa e il nostro leader Ocalan, che è imprigionato in Turchia». C'è poi la 24enne Wulat Romin: anche lei sogna la libertà per il popolo curdo. «Combatto contro l'ingiustizia, in generale per ciò che è giusto. E per la libertà delle donne in particolare». E, infine, Sozdar Derik, che affronta l'Isis da sei anni: «Combatto contro la grande oppressione che è calata sulla nostra patria e le nostre donne. Questa gente, l'Isis, vede gli uomini come oggetti sessuali, subumani. Combattiamo contro tutto questo».
Qualcosa ci dice che sentiremo parlare di queste donne anche dopo Raqqa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso