20 Ottobre Ott 2017 1524 20 ottobre 2017

Molestie sessuali, le sette donne che hanno fatto la storia

Come si combattevano (e raccontavano) gli abusi prima di Twitter e della campagna #MeToo? Come hanno fatto loro.

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Molestie Sessuali

I social network, nel bene e nel male, riescono a unire le persone. Che sia un solo messaggio o una discussione da milioni di utenti. Come nel caso di #MeeToo la campagna lanciata su Twitter dall'attrice Alyssa Milano, che raccoglie tutte le testimonianze delle ragazze e delle donne che hanno denunciato episodi di violenze e molestie sessuali. Oggi basta un 'clic' o un 'tap' sullo schermo dello smartphone per dire la propria. Ma prima dell'arrivo di Internet e del Web, come si poteva segnalare uno scandalo mondiale come quello di Harvey Weinstein, ad esempio? Quali erano gli strumenti? Come si potevano difendere le donne? Perché, storicamente, gli abusi sono sempre esistiti. E se gli strumenti per combatterli sono cambiati (e in molti casi sono anche efficaci), purtroppo la situazione non è delle migliori. Anche se siamo nel 2017.

LE SETTE DONNE CHE HANNO COMBATTUTO LE MOLESTIE SESSUALI PRIMA DELL'AVVENTO DI TWITTER

Qualche secolo fa era tutto diverso. E lo racconta bene Bustle nel suo articolo 7 Women In History Who Fought Against Sexual Harassment Way Before #MeToo (cioè Le sette donne della storia che hanno combattuto contro le molestie sessuali prima di #MeToo). Perché nel Trecento (ma anche nell'Ottocento) esporsi in prima persona e parlare di questo tema non era per niente semplice, così come era difficile cercare (e trovare) solidarietà da parte di chi aveva subito abusi. Conosciamo meglio chi in passato ha avuto il coraggio di non tacere.

ELENA DE HUSTWAYT

Facciamo un bel salto all'indietro: andiamo in Inghilterra nel 1363. Uno dei primi casi di moltestia sessuale risale proprio a quell'anno: tutto merito del professor Gwen Seaborn, storico legale britannico che trovato in vecchi archivi il caso di Elena de Hustwayt. Fu la prima a denunciare Thomas de Queldale, un artigiano che lavorava l'argento, che, secondo la sua testimonianza, sul posto di lavoro, aveva spesso tentato di abusare della donna. Nonostante la denuncia, nessuno all'epoca credette alla storia. Nemmeno il Tribunale.

ELIZABETH WADE

Circa 400 anni dopo è toccato a Elizabeth Wade. Certo, ancora non c'erano i social network ma i libri (e i manuali) esistevano eccome. Ce n'era uno in particolare che spiegava perfettamente come difendersi in caso di aggressioni o molestie sessuali: Un regalo per una serva domestica di Eliza Haywood, pubblicato nel 1743. Sì, perché siamo negli anni della servitù, soprattutto femminile nelle famiglie europee. Nel testo, c'è un passaggio che fa riferimento a un caso del 1716. Elizabeth Wade, una giovane schiava, è stata chiamata a testimoniare non per un reato giuridico ma per difendere la reputazione di un uomo. Anzi, del suo padrone. E non lo fece, visto che il signore aveva provato più volte ad abusare di lei. Ha avuto coraggio, certo, ma le cose per lei non sono migliorate.

HARRIET ANN JACOBS

Anche Harriet Ann Jacobs era un schiava. Ma ha fatto qualcosa di più: nel 1861 ha denunciato tutti gli abusi nel libro Incidenti nella vita di una schiava. Le prime molestie iniziarono a 15 anni: tutta colpa del suo padrone, il dottor James Norcom. La prima reazione fu elaborare un piano per scappare: si fece mettere incinta da un altro uomo, nella speranza che il dottore la vendesse ma non fu così. Alla fine riuscì a fuggire ma solo dopo essersi nascosta in un piccolissimo spazio sopra la dispensa per ben sette anni.

LOUISA MAY ALCOTT

Se i nomi delle prime tre non vi hanno detto niente, questo, invece, deve suggerirvi qualcosa: Louisa May Alcott. No, non è un caso di omonimia: è proprio l'autrice di Piccole Donne. Prima di diventare famosa, però, ha subito violenze domestiche, fin da quando aveva 18 anni. Non solo è riuscita a scappare ma ha anche raccontato tutto in un suo libro meno famoso: Alcott's Work: A Story Of Experience, pubblicato nel 1874.

GRACE ABBOTT E SOPHONISBA BRECKINRIDGE

Siamo nel Novecento. Le due avvocatesse Grace Abbott e Sophinisba Breckinridge portarono in tribunale un gestore di un saloon perché aveva licenziato una giovane barista. Il motivo? Era rimasta incinta. Fu il loro primo caso e in quegli anni diventarono delle vere e proprie icone del mondo femminista. Lottavano per i diritti di tutte le donne in un ambiente che all'epoca era fortemente sessista.

MECHELLE VINSON

Il caso di Mechelle Vinson è molto emblematico: riguarda le molestie sessuali sul posto di lavoro. Al di là del caso in sé, il punto fondamentale è stato l'intervento della Corte Suprema degli Stati Uniti che nel 1986 ha stabilito che gli abusi (anche in ufficio) è un reato federale. Dopo che per un periodo aveva accettato di fare sesso con il suo supervisore per paura di essere licenziata, alla fine ha trovato la forza di denunciare.

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