Scandalo Weinstein

Scandalo Weinstein

20 Ottobre Ott 2017 1743 20 ottobre 2017

Caso Weinstein, Ambra Battilana Gutierrez: «Tutta la verità su Harvey»

La modella italiana è stata l'unica a denunciare il produttore americano per molestie sessuali. E su LetteraDonna racconta tutta la vicenda.

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Ambra Battilana Scandalo Weinstein

Sono almeno 40 le donne che hanno già dichiarato di aver subito molestie sessuali da Harvey Weinstein. Probabilmente il numero è destinato a crescere, così come sono destinate a crescere le testimonianze di chi ha ammesso di aver sempre saputo, preferendo però di rimanere in silenzio. Probabilmente è anche questo uno dei motivi per cui nessuno ha mai denunciato l’uomo più potente di Hollywood alla polizia. Nessuno, tranne una persona. Tranne lei. Ambra Battilana Gutierrez.

LA TESTIMONE DI PRIAPO

Modella, nata a Torino, 24 anni, occhi a mandorla per le sue origini filippine. Vive a New York, a Midtown Manhattan. Finalista di Miss Italia, testimone del processo Ruby, è stata una delle prime a raccontare agli inquirenti cosa avveniva durante le sere di Arcore con Emilio Fede e Nicole Minetti. Le ragazze, i loro spogliarelli, le barzellette sconce di Silvio Berlusconi, la statua di Priapo dio della fertilità, che l’ex premier, al termine dell’unica cena a cui Ambra aveva partecipato, mostrava alle presenti ordinando loro di baciarla e di venerarla. Per qualcuno, Ambra Battilana è una delle 'pentite' del Bunga Bunga. Ma la sua versione dei fatti è decisamente diversa. E infatti assieme alla sua amica Chiara Danese, anche lei presente quella notte, si è costituita ed è stata riconosciuta dal Gup di Milano parte civile nel processo penale che vede tra gli imputati lo stesso Silvio Berlusconi. Nella migliore delle ipotesi, ci ha spiegato l’avvocato delle due ragazze, Mauro Rufini, il dibattimento non comincerà prima del 2018.

«ASSOMIGLI A MILA KUNIS»

Prima di Asia Argento, che su Twitter l’ha definita «A brave young warrior», una giovane e coraggiosa guerriera, prima di Angelina Jolie, Ashley Judd, Rose McGowan, fra le attrici più belle e popolari di Hollwyood, e prima delle loro denunce raccolte dal New York Times nell’inchiesta che, di fatto, ha messo al tappeto Weinstein, lasciato dalla moglie e licenziato dalla compagnia che lui stesso ha fondato con il fratello in quello che è uno dei più grandi scandali nel cinema americano, prima di tutti e di tutte, dunque, c’è stata lei, Ambra Battilana. Che dalla polizia, al contrario di tutte le altre, c’era andata subito. Un incontro casuale durante uno spettacolo in un teatro nella Grande Mela. Lei è una delle invitate assieme ad altre 15 modelle. Lui la nota. «Assomigli a Mila Kunis» bellissima attrice americana candidata al Golden Globe per Il Cigno Nero. E la invita il giorno dopo nei suoi uffici per un casting. Era il 2015. Lui le mette la mano sul seno e le chiede: «È rifatto?». Poi sotto la gonna: «Non voglio, non mi va». La sera stessa, la ragazza si reca al New York Police Department.

IL REGISTRATORE NASCOSTO

«Mi ha molestata sessualmente. Harvey Weinstein, sì, è stato lui». Durante la sua testimonianza, riceve una chiamata proprio dal produttore. La vuole rivedere. Alla polizia servono prove. Le viene proposto allora di accettare l’invito e di andare all’appuntamento indossando un microfono nascosto. Il giorno dopo si incontrano nella hall di un albergo nel quartiere newyorkese di Tribeca. Lui le chiede di salire nella sua stanza. Prendono l’ascensore insieme ma lei si blocca nel corridoio. Il dialogo che si tiene in quel momento viene catturato dal microfono della polizia, ma anche dal cellulare di Ambra: in questi giorni è stato pubblicato in rete ed è diventato virale.

«Perché mi hai toccato il seno ieri?» dice lei. «Perché faccio sempre così. Dai non lo faccio più, vieni in camera con me, facciamo una doccia». Lei prende le distanze: «No, per favore, preferisco di no». Lui diventa aggressivo: «Sono un uomo potente, mi stai mettendo in imbarazzo». L’intervento di un agente in ascolto, rimasto nelle vicinanze, fingendosi un reporter della testata TMZ, interrompe la conversazione, lui si chiude in camera, lei va via dall’hotel. Ambra porta la registrazione alla procura distrettuale. Che convoca Harvey Weinstein per interrogarlo. Lui si affida a uno squadrone di avvocati, che indaga nel passato di Ambra Battilana trovando tracce di una sua vecchia denuncia contro un 70enne che l’avrebbe costretta a rapporti sessuali con lui a pagamento quando era minorenne, denuncia poi decaduta. Il procuratore, Cyrus Vance Jr, decide che non ci sono prove consistenti per un’accusa di molestie sessuali.

PAGAMENTI SOSPETTI

Secondo un’indagine dell’International Business Tribune, dopo l’archiviazione del caso, l’ufficio legale di Harvey Weinstein avrebbe consegnato al procuratore un assegno di 100mila dollari. Il motivo di questo pagamento non è mai stato accertato. Ma Vance non sarebbe il solo ad aver ricevuto denaro dal produttore. GIà perché secondo il New York Times, stando alla testimonianza di due persone informati dei fatti, anche Ambra avrebbe ricevuto una grossa somma in cambio del suo silenzio. La denuncia della modella però, come detto, non aveva avuto più alcun seguito. E agli occhi della stampa americana, la ragazza era diventata una semplice bugiarda, che aveva provato a farsi pubblicità. Anzi, secondo l’ufficio legale di Weinstein, il suo era stato un maldestro tentativo di ricatto per recitare in un film. Per lei, trovare lavoro diventa durissima: «Nemmeno nei locali e nei ristoranti di Soho, centro nevralgico della moda newyorkese, ero gradita». Al telefono, il suo è un tono adulto, maturo. L’accento torinese si sente ancora molto nonostante Ambra Battilana viva ormai da diversi anni negli Stati Uniti. Un tono decisamente diverso da quello ascoltato nella registrazione rubata ad Harvey Weinstein, dove il suo è un soffio di voce appena accennato, sovrastato da quello più profondo, e aggressivo, del fondatore della Miramax e della Weinstein Company, 300 film candidati agli Oscar, 70 vincitori della statuetta.

DOMANDA: I fatti più recenti ti stanno dando ragione. L’ultima testimonianza è un’attrice italiana, che secondo il LA Times sarebbe stata stuprata in bagno.
RISPOSTA:
La mia è una piccola grande vittoria. Finalmente non sarò più trattata come quella che racconta balle com’è successo un paio di anni fa. Io ho sempre detto la verità. L’ho sempre fatto perché è qualcosa che mi fa stare bene, per me è un valore.

D: In queste settimane se ne sono lette di ogni. Anche che Harvey Weinstein avrebbe abusato di te. Nella sua camera d’albergo, per giunta.
R: Non ha mai abusato di me. Mi ha molestato sessualmente, questo sì. E io gli chiesi di smettere. È successo nei suoi uffici di Manhattan, durante un casting. Ma io non sono mai entrata nella sua stanza di albergo.

D: Quella registrazione: la voce è davvero la tua.
R: Confermo, è la mia. Ero troppo spaventata. Se un uomo mi mette le mani addosso io faccio un passo indietro. Mio papà picchiava me e mia madre quando ero piccola. Adesso va meglio, ma il mio è come un gesto istintivo.

D: Dall’audio si sente chiaramente che Weinstein conferma di averti toccata.
R: Ma non è bastato. E quando hanno archiviato il caso, per me è iniziato un periodo tremendo dal punto di vista lavorativo. Ero additata come la modella bugiarda che voleva incastrare il grande tycoon di Hollywood. I giornali hanno scritto cose orribili su di me, neanche un posto come cameriera riuscivo a trovare.

D: I legali di Weinstein trovarono il modo di screditarti agli occhi della DA (District Attorney) tirando fuori una tua presunta denuncia contro un 70enne per averti costretto ad avere rapporti sessuali con lui quando eri minorenne.
R: Non ho mai avuto rapporti a pagamento, né allora, né mai. In questo senso sono rimasta delusa anche dai media italiani. Ho già deciso che prenderò gli opportuni provvedimenti contro tutti quei giornali che hanno scritto falsità sul mio conto.

D: In effetti il tuo avvocato, Mauro Rufini, del foro di Roma, che ti rappresenta nel processo Ruby Tre, ci ha confermato che non hai alcun precedente giudiziario, di nessun tipo.
R: So che ci vorrà molto tempo, continuano a rinviare l’inizio delle udienze. Ma alla fine anche in questo caso tutta la verità verrà fuori. Bisognerà solo avere un po’ di pazienza, sono sicura che tutti quelli che mi hanno giudicato male solo perché ho avuto il coraggio di parlare, riceveranno la giusta punizione.

D: A proposito di giornali, secondo il New York Times hai ricevuto soldi in cambio del tuo silenzio, in tutto sareste una decina ad aver accettato questo accordo.
R:
Non mi pare di stare in silenzio in questa intervista, anzi, vi ho già dato diverse risposte. Di sicuro assieme al mio avvocato Paul Kiesel stiamo valutando il da farsi, anche in base agli ultimi sviluppi. Lui mi ha consigliato di non espormi in maniera eccessiva.

D: Resta il fatto che sei stata la prima a denunciarlo.
R: Andai immediatamente alla polizia e sono stata l’unica ad averlo fatto, questo posso confermarvelo.

D: Ci hai raccontato che sei rimasta mesi senza lavorare dopo il nulla di fatto della tua denuncia. Ti era già successo in passato.
R:
Dopo essere fuggita da Arcore con la mia amica Chiara Danese, la sera in cui ci ritrovammo nostro malgrado ospiti nella villa di Silvio Berlusconi, la mia vita era diventata un inferno. I giornali parlavano di me come una delle Olgettine, scrivevano che ero una 'escort', i paparazzi si appostavano per farmi le foto all’uscita della scuola. Aver detto no al Bunga Bunga mi chiuse molte strade, ma ciononostante, per tutti, rimanevo 'una delle raccomandate dal Presidente'.

D: È per questo che hai cambiato Paese?
R:
Volevo fare la modella sin da piccola, mia mamma mi ricorda sempre che lo ripetevo in continuazione già quando avevo 5 anni. Capii che l’Italia non poteva più essere la mia casa. Ho anche cambiato nome. Gutierrez è il cognome di mia madre, che si trasferì in Italia dalle Filippine per fare la ballerina.

D: Prima hai detto che tu e Chiara eravate “ospiti ad Arcore senza volerlo”. In che senso?
R:
Eravamo giovanissime, entrambe 18enni, e avevamo vinto un concorso di bellezza. Ci fidammo di una persona (Emilio Fede, ndr) che ci disse: vi porto a una cena con persone importanti. Ci ritrovammo ad Arcore senza neanche saperlo. «Ma sì, è solo una cena, non preoccupatevi». Fu una serata traumatica. Quando Berlusconi tirò fuori la statua di Priapo chiedemmo di essere riaccompagnate a casa. La risposta? «Se volete andare via fate pure, ma scordatevi di vincere Miss Italia o di diventare meteorine».

D: C’è un processo penale che inizierà nel 2018, e il Gup ha approvato la vostra richiesta di costituirvi parte civile. Significa che il giudice ha già riconosciuto che tu e Chiara avete subito un danno. Si tratta di un’altra vittoria?
R: Già, però non ne parla nessuno. In Italia c’è cattiva informazione, anche in questo caso, con il mio avvocato (Mauro Rufini, ndr) prenderemo ogni provvedimento per riabilitare, se necessario, la mia immagine. E farò un film per raccontare quanto accaduto, a me e a Chiara. Presto verrà messo in produzione a Los Angeles. Credo sia giunta l’ora di far sapere a tutti cosa è successo, per davvero.

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