20 Ottobre Ott 2017 1235 20 ottobre 2017

Barack Obama, pubblicate le lettere d'amore inviate alla ex

Scritte tra il 1982 e il 1984 e indirizzate all'allora fidanzata Alexandra McNear, raccontano di un giovane romantico e insicuro.

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Barack Obama Lettere

Barack Obama è un romanticone. Ne avevamo il sospetto, ne abbiamo avuto la certezza dopo il video di auguri che ha dedicato a Michelle per il loro 25esimo anniversario di matrimonio. Una dichiarazione d’amore proiettata di fronte a Shonda Rhymes e al pubblico della Pennsylvania Conference for Women. Una cosa da film, anzi da commedia romantica. Una cosa che, se non ci fosse di mezzo un ex Presidente degli Stati Uniti, forse ci avrebbe fatto venire il latte alle ginocchia. Ma ora, dopo la pubblicazione delle sue lettere damore di gioventù, possiamo dirlo chiaramente. Barack Obama non è solo un romanticone, ma anche un sottone.
A 20 anni era uno di quei fidanzati lì: cerebrali, poetici, dalle mille paranoie. Dalle parole scritte alla sua fidanzata del tempo, Alexandra McNear, e di proprietà delle Emory University's Rose Library dal 2014, emerge tutta quella sensibilità che abbiamo imparato a conoscere nell’uomo adulto. E che però, in bocca a un 20enne, fa pensare a un moderno Welther in lotta con l’esistenza. A cui, sia chiaro, vogliamo un sacco bene.

UNA DIFFICILE RELAZIONE A DISTANZA

Se siete nel bel mezzo di una relazione a distanza, e dovete fare i conti con le difficoltà della lontananza, sappiate che Barack Obama sa perfettamente cosa state passando. Nelle nove lettere pubblicate, che vanno dal 1982 al 1984, l’ex Presidente degli Stati Uniti aveva riversato tutta la confusione provata nel vivere separato dalla sua fidanzata. Forse, però, considerando com’è andata a finire tra loro, non vi sarà molto di conforto leggere quello che si scrivevano. «Sembra che noi due vorremo sempre quello che non possiamo avere. Questo è ciò che ci unisce. Questo è ciò che ci separa», diceva Barry ad Alexandra. E ancora: «Sono certo che sai quanto mi manchi, che la mia preoccupazione per te è vasta come l’aria, la mia fiducia in te profonda come il mare, il mio amore ricco e pieno». Insomma, ci andava giù pesante con le figure retoriche. Un sottone, come dicevamo. Però, anche furbacchione: «Ti penso spesso. Eppure i miei sentimenti sono così confusi». Un po’ il classico «Non sei tu, sono io». Obama era proprio uno di noi.

ANCHE BARACK OBAMA NON ARRIVAVA A FINE MESE

«Una settimana non riesco a pagare il francobollo per spedire un curriculum, e quella dopo devo far respingere un assegno per affittare una macchina da scrivere», scriveva da studente in ristrettezze economiche. Segno che, se a 20 anni fate la spesa usando coupone e buoni sconti, a 49 potreste sperare di diventare leader mondiali. Anche Barack Obama doveva farsi i conti in tasca. E iniziare a far quadrare sogni e aspirazioni: «I salari come attivista nelle organizzazioni per la mobilitazione delle comunità sono troppo bassi per sopravvivere ora. Perciò spero di lavorare in qualche attività più convenzionale per un anno, consentendomi di mettere da parte abbastanza soldi per perseguire dopo questi interessi». Pensare che aveva in mente una «attività più convenzionale» e poi si è ritrovato Casa Bianca è la cosa più bella di tutte.

ALLA RICERCA DELL'IDENTITÀ

Forse nel 1982 Barack Obama non aveva letto Italo Calvino e non sapeva che «a volte uno si crede incompleto ed è soltato giovane». Altrimenti avrebbe trovato un po' di sollievo a tutti i dubbi sulla propria identità che lo tormentavano e che ritroviamo nelle sue lettere. Di padre kenyota, nato alle Hawaii e cresciuto in Indonesia, il ragazzo nel suo periodo di studente della Columbia trovava difficile trovare un proprio percorso, a sentire un senso di appartenenza. E ne soffriva, invidiando amici e compagni: «Devo ammetterlo, sono molto geloso». «Mi sento di non appartenere a nessuna classe, strutturra o tradizione che mi dia sostegno. Devo trovare per forza la mia strada», scriveva passando in mezzo alle ansie per cui siamo passati tutti. Che dire. Grazie Barack, per essere da sempre così umano.

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