Scandalo Weinstein

Scandalo Weinstein

20 Ottobre Ott 2017 1927 20 ottobre 2017

Asia Argento, caso Weinstein: il commento dell'avvocata Manuela Ulivi

La presidente di Cadmi, Casa delle Donne Maltrattate Milano, spiega perché il centro di accoglienza ha offerto di costituirsi parte civile per aiutare l'attrice, al centro di numerosi attacchi sessisti.

  • ...
Asia Argento (3)

Tra le prime è arrivata Asia Argento. Poi, l’effetto domino. Il fascicolo sul caso delle molestie sessuali molestie sessuali a carico di Harvey Weinstein è diventato sempre più corposo. Dopo la regista e attrice italiana è stato il turno di Gwyneth Paltrow, Cara Delevingne, Giovanna Rei, Ashley Judd, Eva Green, Eather Graham, Rosanna Arquette, Emma de Caunes, Mia Kirshner, Lauren Sivan, Lupita Nyong’o e tante altre che hanno denunciato sulla stampa e sui social le cattive abitudini del magnate statunitense.
Il castello del co-fondatore della Miramax, insomma, è crollato sulle sue stessa fondamenta. Poche ore fa, mentre aumenta inesorabile il numero delle modelle e delle attrici che sviscerano ad uno ad uno i malsani costumi di quest’uomo dalla dubbia morale, è arrivato l'atteso mea culpa di Quentin Tarantino: «Sapevo, ma non ho fatto nulla». E, ad una ad una, le storpiature del sistema si fanno sempre più evidenti, facendo risaltare come la violenza, prima o poi, possa bussare alla porta di qualsiasi donna.

Intanto, tra campagne social e post di Selvaggia Lucarelli, il dibattito non trova tregua, dando il benvenuto all’ennesima polemica all’italiana. La denuncia della protagonista di Perdiamoci di vista, arrivata a 20 anni dai fatti, sembra non trovare la comprensione di una ampia fetta dell’universo femminile, mentre gran parte degli uomini preferiscono optare per un comodo silenzio stampa. C’è chi ricorda quel famoso post su Instagram, in cui l’attrice pubblicava una foto della «schiena lardosa» della Meloni.

Pubblico questo commento di Asia Argento a una foto che mi ha fatto di nascosto (temeraria), perché, al di là dei soliti...

Geplaatst door Giorgia Meloni op donderdag 9 februari 2017

La Casa di Accoglienza della Donne Maltrattate di Milano, a cui fa capo Manuela Ulivi, avvocata civilista, ha preso invece una netta posizione, dichiarandosi pronta a costituirsi come parte civile a fianco di Asia Argento nei procedimenti che seguiranno le sue denunce.

DOMANDA: Costituirsi parte civile significa sposare in tutto e per tutto la causa di Asia Argento. È questa la posizione della Casa delle Donne?
RISPOSTA: Sia ben chiaro, la nostra è un’offerta, e non una decisione. Non vogliamo assolutamente imporci in questa questione. Nel caso in cui Asia lo volesse, noi ci saremo, pronte a difendere e argomentare con lei le sue ragioni. Che a nessuno sfiori l’idea che utilizziamo questa triste storia per farci pubblicità sulla stampa. Però, sì, certo. La causa la sposiamo, in ogni sua sfumatura. Per una semplice, semplicissima ragione: perché ogni giorno alla Casa delle Donne accogliamo e abbracciamo storie come quelle di Asia, che merita il rispetto e l’attenzione di tutte noi. Si è sbottonata, ha raccontato la sua storia e, come ringraziamento, ha ricevuto assurde illazioni sulla sua vita. È stata presa di mira come se fosse stata lei a commettere un reato. E così succede a tutte le donne che decidono di denunciare. Assurdo.

D: Sta dicendo che la storia di Asia Argento, attrice, regista, figlia d’arte, sia uguale a quella di chi subisce violenza?
R: Certo, sono molto simili ed è questo che ha creato in me un grande sentimento di indignazione. Alle donne si chiede di denunciare per poi essere derise. Le violenze rimangono taciute perché queste sono le conseguenze. Prima viene chiesta loro un’azione di grande coraggio, poi non vengono credute. E il processo, come andrà il processo? È sempre un punto di domanda. Può andar bene, può andar male, perché le loro parole vengono sempre messe in dubbio. Succede a chi scappa da situazioni di abusi famigliari, così come a stelle dello spettacolo. La storia si ripete. Quindi sì, il fenomeno Asia Argento riassume molto bene quello che accade nell’ombra a migliaia di figlie, madri e mogli.

D: Insomma, la violenza richiama la violenza.
R: Esattamente. Queste seconde violenze che le madri e le mogli subiscono quando non vengono credute generano il fenomeno della cosiddetta vittimizzazione secondaria, richiamata anche dalla Convenzione di Istanbul. Non è raro che le vittime, come dicevamo, si sentano nel torto. Perché vengono continuamente messe in discussione. Le donne devono sempre subire una serie di accuse per essere state catapultate nel vortice della violenza: avranno tutelato a dovere i loro figli? Staranno dicendo la verità? Questo avviene ad ogni livello: in tribunale, all’interno dei servizi sociali, in famiglia. Insomma, coloro che dovrebbero tutelarle, dove si cerca riparo, protezione e conforto, sono spesso i loro primi accusatori. Giudici civili, giudici penali, pubblici ministeri, assistenti sociali: proprio loro dovrebbero essere formati affinché ciò non avvenga.

D: Nel caso di Asia Argento, le accuse sono arrivate anche da tantissime donne, che si chiedono il perché di una denuncia così tardiva. È un fenomeno circoscritto a questa situazione oppure generalizzato?
R: È una situazione molto triste, non so come interpretarle. Una cosa, però, è certa. Le donne faticano a vedere e comprendere le ferite delle altre donne. È come se vedessero le loro, guardandosi allo specchio, ammettendo che le violenze appartengono a tutte noi. È un processo molto difficile, che cerchiamo di evitare, nonostante tutti ne abbiano coscienza. Allora lo si attacca, è più facile. Dirlo ad alta voce può sembrare complicato, ammetterlo non è così scontato come sembra. In tram, al lavoro, per strada: senza arrivare alle situazioni limite – che non appartengono di certo a tutte – chi può dirsi completamente al di fuori da questo giochi di ruoli, dove il 'maschio' può permettersi tutto, e la 'femmina' invece subisce, perché è così che vanno le cose? Anche noi siamo inglobate all’interno di una cultura maschile, da cui è difficile discostarsi. Poi, ritornando ad Asia Argento, i fattori che portano a questa 'guerra': l’invidia per una posizione raggiunta e per una popolarità conquistata fanno sicuramente la loro parte.

D: Cosa direbbe a chi accusa le donne di accettare qualsiasi condizione pur di far carriera?
R: E allora? Se le donne si prestano a questa logica è perché qualcuno l’ha imposta come regola. «Se vuoi far carriera, queste sono le condizioni» sembra essere un mantra in alcuni settori. La responsabilità, dunque, è di chi impone questi diktat.

D: Dunque le donne hanno sempre ragione…
R: Non vorrei porre la questione in questi termini. Sicuramente hanno le loro ragioni. Non hanno sempre ragione. Ma devono essere necessariamente credute quando denunciano fatti intimi, quando prendono in mano la loro vita e decidono di riprenderne possesso, con tutte le difficoltà annesse. Asia Argento è stata stuprata. Punto. Ogni dietrologia è inutile. Chi impone regole di dominio, invece, sì, ha necessariamente torto, se di questo dobbiamo parlare. È la cultura maschile che gioca un ruolo determinante in questo processo. E gli uomini, spesso, non fanno nulla per scardinare queste regole di dominio sessuale, famigliare, lavorativo. Le dichiarazioni di Tarantino non servono a nulla, se non decide di impegnarsi a fondo nella causa. Lui sì, è arrivato in ritardo con la denuncia nei confronti di Weinstein. Non l’Argento.

D: Asia Argento ha dichiarato che presto si trasferirà all’estero, perché l’Italia ora non è pronta a portare avanti una battaglia per i diritti nei confronti di quello che, ancora, è considerato il sesso debole. All’estero troverà una situazione migliore, secondo lei?
R: Non lo so. Pochi giorni fa ho ricevuto una chiamata da una donna, che vorrebbe divorziare dal marito a cui è stato dato un provvedimento cautelare. Si trovavano all’estero quando è successo. Lì, l’uomo è stato immediatamente sottoposto a dieci ore di interrogatorio. Lei, invece, è stata messa in una condizione di estrema tranquillità e completa protezione. Ora è tornata in Italia. Le forze dell’ordine, quando è andata a spiegare i fatti, le hanno detto che non era il caso di sporgere denuncia: i provvedimenti necessari, infatti, erano già stati presi all’estero. Insomma, una storia che è l’emblema della situazione in Italia.

D: Asia Argento potrebbe essere un esempio?
R: Sì, per iniziare ad affermare con forza che la violenza in Italia esiste. E appartiene a tutte.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso