19 Ottobre Ott 2017 1337 19 ottobre 2017

La Battaglia dei Sessi, chi è Billie Jean King

Il film esce il 19 ottobre 2017 e racconta la storia della partita della tennista (Emma Stone) contro Bobby Riggs (Steve Carell). Un match che fece la storia del tennis.

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Billie Jean King

Ironia della sorte, il mondo la conosce con il cognome dell’ex marito, King. Ma Billie Jean Moffit, tennista e attivista per i diritti di donne e gay, non ha mai lasciato che altri le cucissero addosso etichette che non voleva. La sua storia, e quella della partita che disputò contro Bobby Riggs nel 1973, è ora raccontata al cinema nel film La Battaglia dei Sessi. Una pellicola che si preannuncia come nuova bandiera del femminismo, dopo che il match lo fu nella realtà già 40 anni fa. A interpretare i due amici-nemici, King e Riggs, ci sono Emma Stone e Steve Carell. Entrambi, secondo la critica, fenomenali. E, soprattutto, entrambi pagati allo stesso modo. Il film, oltre a raccontare le lotte di Billie Jean e delle colleghe per ottenere stessi diritti, rispetto e compensi dei tennisti uomini, ritrae uno dei personaggi sportivi più importanti del Novecento. Una donna che riuscì a scardinare pregiudizi e stereotipi, rivendicando anche la propria identità sessuale.

BILLIE JEAN MOFFIT, IN KING

Billie Jean, classe 1943, nacque in una famiglia metodista, quindi molto tradizionale. Allo stesso tempo, però, i suoi genitori furono i primi a incoraggiarla nel praticare sport. E dopo aver provato il softball, la indirizzarono verso il tennis. Era stata lei, infatti, a chiedere di praticare una disciplina più «adatta alle ragazze». Si rivelò la scelta giusta. Racchetta alla mano, Billie Jean King divenne una delle tenniste più importanti di sempre, arrivando a vincere prima dei 30 anni 10 dei suoi 12 Grandi Slam. E mentre conquistava premi su premi, iniziò la propria lotta al sessismo sportivo. Merito, come ha dichiarato lei stessa, dell'ex marito Larry King. Fu lui nei primi anni '60 a farle notare le ingiustizie continue nei confronti delle atlete. A lui, per esempio, era stata concessa una borsa di studio per meriti sportivi, mentre a lei no. Per il solo motivo di essere donna. Una presa di consapevolezza che guidò tutte le sue scelte successive.

IL PRIMO NEMICO: JACK KRAMER

Nel 1970, tre anni prima del match con Riggs, Billie Jean King affrontò la sua prima vera battaglia femminista. L'occasione si presentò durante il Pacific Southwest Tennis Tournament, guidato dall'ex tennista Jack Kramer. Episodio, questo, presente nel film, ma secondo molti lasciato troppo in sordina. Quello che fece King, invece, fu una vera e propria rivoluzione. Non accentando che i premi offerte alle donne fossero appena il 15% di quelli dati agli uomini, nonostante la parità di incassi e pubblico, la tennista abbandonò la competizione. Scelta seguita, subito dopo, da moltissime altre. Diedero vita al Virginia Slims Tour, gareggiando fra loro dietro con ingaggi simbolici di un dollaro. Fu la nascita della Womens' Tennis Association. Le tensioni con Kramer si ripresentarono in occasione della Battaglia dei Sessi. Era lui, infatti, il commentatore incaricato di seguire la partita. Una scelta a cui la King si oppose, minacciando di lasciare la gara se lui non fosse stato rimosso, a causa dei suoi pregiudizi di genere. E così fu.

LA BATTAGLIA DEI SESSI

Il vero nemico di King, quindi, fu più Kramer che Bobby Riggs. Con cui, dopo la partita, nacque una forte amicizia. Prima, invece, i due erano poco più che estranei. Giovane promessa lei, campione mondiale in pensione lui. Un «maschilista sciovinista», come si autodefiniva all'epoca, che si divertiva a scandalizzare le atlete con dichiarazioni dal sessismo estremo. Billie Jean King decise di scendere in campo contro lui dopo che l'uomo si dichiarò, dall'altro dei suoi 50 anni, di essere comunque in grado di sconfiggere lei e le altre tenniste. L'occasione fu più che una semplice partita, diventando ben presto un evento a livello mondiale. 30 mila spettatori a Houston, 100 mila dollari per il vincitore e un'audience tv stimata in 90 milioni. Quello che interessava a King, però, era combattere il pregiudizio. «Il punto non erano e non sono il denaro o l'esposizione sui media, quanto l'uguaglianza di genere e la libertà. Le tenniste devono sfruttare la loro popolarità per migliorare la condizione femminile nei loro Paesi», ha dichiarato. «Spesso veniamo educate a inseguire una silenziosa perfezione, non alziamo la voce. L'ambizione, invece, è una bella parola: è un diritto».

BILLIE JEAN KING: IL COMING OUT E L'ATTIVISMO

Oltre a essere stata una bandiera del femminismo, Billie Jean King è stata anche la prima atleta statunitense a dichiararsi apertamente omosessuale. Il coming out avvenne nel 1981, dopo che la sua ex fidanzata Marylin Barnett lo rivelò durante una causa legale che mise le due donne una contro l'altra. Il suo uscire allo scoperto divenne un punto di svolta per i diritti gay, non solo in ambito sportivo. Un tema che la donna ha a cuore tutt'ora, e su cui spera si possano superare tutti i pregiudizi. A tal proposito, commentò così la sua presa di posizione: «Io, gli sponsor, li persi. E leggo di giocatori o giocatrici che temono di ammettere di essere omosessuali. Quando feci coming out, impiegai anni a rialzarmi ma solo chi è se stesso respira. Conto sulla generazione dei Millennial, che non ha pregiudizi e rinforzerà i diritti civili».

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