17 Ottobre Ott 2017 1806 17 ottobre 2017

Violenza sulle donne: come aiutare le vittime che l'hanno subita

La campagna social #MeToo di Alyssa Milano raccoglie le storie delle vittime di abusi. E due esperte hanno dato sei consigli per affrontare il tema.

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Violenza sulle donne come aiutare le vittime

«Quella volta che un estraneo mi ha schiaffato il culo e ha aggiunto: ‘Vestita così non aspettavi altro’». È solo una delle migliaia di storie della campagna Twitter lanciata dall’attrice Alyssa Milano con l’hashtag #MeToo. Una lista di violenze sulle donne (più e meno gravi) che si allunga sempre di più. E immedesimarsi nei racconti delle vittime, purtroppo, è anche troppo facile. Un elenco che fa rabbrividire ma meno male che c’è. Perché finalmente chi è stata aggredita si sente meno sola e può dire apertamente: «Anche a me» è successo. Qualcosa che tutti (non tutte) dovremmo leggere.

L’aspetto più orribile delle testimonianze è la normalità delle situazioni: si viene aggredite a casa, in treno o sul posto di lavoro. E mentre Hollywood viene travolta dallo scandalo Weinstein, in questo caso non si parla di attrici famose. Da un tweet, o da una confidenza, si può invece scoprire che a essere stata aggredita è la nostra migliore amica. La cugina del nostro ragazzo. O la cameriera del bar in cui si va sempre a prendere il caffè. E quando si viene a sapere, cosa le si può dire? Reagire a una notizia del genere non è semplice. Si resta scioccate e si vorrebbe essere d’aiuto. Ma la paura è di non trovare le parole giuste. Per questo Rachel Goldsmith e Sara McGovern, entrambe ai vertici di due associazioni statunitensi per la protezione delle vittime di abusi sessuali, hanno fornito a Refinery29 alcuni consigli utili su come comportarsi.

«APPREZZO CHE TU ME LO ABBIA DETTO»

La conoscete da tantissimo tempo, eppure fino a questo momento non vi aveva detto nulla. Parlare di una violenza sessuale è una cosa difficilissima e non importa quanta confidenza ci sia fra voi e la vittima di un abuso. Ditele piuttosto che siete felici che vi abbia scelto ora per confidarsi e non mettetele alcuna pressione.

«SONO QUI PER ASCOLTARTI»

Spetta a lei scegliere cosa raccontarvi e quando farlo. Nel momento in cui una persona ha quindi deciso di parlare, la cosa di cui ha più bisogno è di qualcuno che le creda e che la ascolti. Sembra una banalità, eppure è un passaggio fondamentale, come afferma Sara McGovern. Soprattutto, quanto vi viene raccontato non deve essere giudicato.

«NON SEI DA SOLA»

Serve proprio a questo la campagna lanciata da Alyssa Milano: dare un’idea di quanto il fenomeno, purtroppo, sia diffuso. In tutto il mondo, a tutti i livelli. Chi ha subito abusi se ne vergogna e si sente inadeguata. Sapere che è invece successo ad altre persone può aiutarla a ricostruire la propria sicurezza.

«COSA POSSO FARE PER TE?»

L’offerta di supporto migliore è chiedere sinceramente alla persona interessata cosa potete fare per lei. Magari in questo momento non ha voglia di raccontarvi molto. Ciononostante, sa che voi per lei ci siete e questa è la cosa più importante, sostiene Rachel Goldsmith.

«CONTA QUELLO CHE TU PROVI»

Lo abbiamo già detto, ma può essere utile ripeterlo. Non solo il conforto migliore è un orecchio attento, ma occorre anche che l’ascoltatore sia senza pregiudizi. Dire a una persona aggredita che poteva andarle anche peggio non è di nessun aiuto. Perché non importa quanto sia grave l’atto subito. Contano le conseguenze che ha sulla persona che lo subisce.

«QUANDO VUOI, PUOI AVERE UN SUPPORTO»

Subire una violenza è un trauma che ognuna elabora coi propri tempi. Quando chi è stata vittima di molestie e abusi, però, si sente pronta ricordatele che può contare su programmi di ascolto e di supporto. Perché anche se siete animate dalle migliori intenzioni si sta parlando di una ferita molto profonda, per la quale serve l’aiuto di un esperto.

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