Scandalo Weinstein

Scandalo Weinstein

13 Ottobre Ott 2017 1908 13 ottobre 2017

Scandalo Weinstein: la zona grigia che ci dà fastidio, ma ci piace

Sul caso delle molestie sessuali a Hollywood si sono spese parole e prese posizioni. In redazione abbiamo cercato di capire le nostre.

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Harvey Weinstein

Lo scandalo Weinstein ha avuto, a meno di una settimana dal suo inizio, più strascichi mediatici di quelli che si potevano immaginare al suo inizio, quando un articolo del New York Times ha portato alla luce le molte accuse nei suoi confronti. Doveva essere una cosa grossa, se a scomodarsi era il Times, ma forse non ci aspettavamo così grossa. Perché pochi, se non pochissimi, masticano comunemente i nomi dei produttori hollywoodiani, e altrettanti avevano un’idea precisa di quello che Weinstein ha costruito negli ultimi 25 anni. Poi ci siamo accorti che si trattava dell’uomo che ha fondato la Miramax, che ha prodotto tutti i film di Quentin Tarantino e contribuito a lanciare nomi come Matt Damon e Ben Affleck. Una di quelle cose grosse che diventano grosse tutte d’un colpo e poi tendono a riempire tutti gli spazi che hanno a disposizione.

Lo scandalo Weinstein fa parlare così tanto perché è una storia in cui non vediamo confini netti. Lavoro, carriera, morale. Sesso, violenza, consensualità. Colpevole, vittime, complici. I gradi di sfumatura sono ovunque ed è per questo che ci sentiamo così coinvolti. La sentenza della pubblica condanna è incerta, quindi anche noi possiamo dire la nostra. E poi i ruoli sono confusi, i protagonisti, prima che essere uomini e donne, sono persone famose, celebrità lontane. Quindi possiamo permetterci di giudicare. Visto che di prese di posizione se ne sono viste tante, in redazione abbiamo voluto fare un sondaggio, per vedere a quali ci fossimo sentiti più vicini. Fra tutte, abbiamo scelto le peggiori, quelle più estreme, che non contemplano i «se» e i «ma» del caso. Quelle che ignorano il fatto, la violenza sessuale, e guardano il contesto, Hollywood. Abbiamo stilato una lista e cercato di capire quali, almeno per una frazione di secondo, ci sono passate per la testa.

PERCHÉ CREDIAMO DI POTER GIUDICARE ASIA ARGENTO

Ne è venuto fuori che la metà di noi si è chiesto perché, dopo essere stata aggredita da Weinstein a Cannes, Asia Argento abbia portato avanti con lui una relazione lavorativa e non di cinque anni. Perché non lo abbia denunciato prima. Perché non abbia parlato con il padre, regista famoso. Ragioniamo per schemi: vogliamo la vittima lontana dal colpevole per compatirla, ma non accettiamo quello che sta nel mezzo: sudditanza psicologica, aspirazione personali, la sensazione di impotenza. Asia Argento, poi, non si fa amare. Sta sulle sue, è sopra le righe, fa quella bizzarra. È provocatoria. Voleva lavorare, allora, vuole visibilità, ora. Non rientra in nessun modello: non ha subito, ha preso e ha dato.

LA LIBERTÀ DI SCELTA

«Un’insincerità di fondo. Sono un lamento tardivo. Un coro che non tiene conto della realtà dei fatti», lo ha detto Natalia Aspesi a proposito della vicenda e due persone si sono dichiarate d'accordo. Cinque, poi, hanno detto che si trattava di donne con la possibilità di scegliere. Un caro vecchio esempio di «do ut des» per altri due, prostituzione per un'altra. Forse perché l'aggressione non è avvenuta per strada, in un treno, in un posto qualsiasi in cui ci si trova per caso. La «realtà dei fatti», quella di cui parla Aspesi, è che queste ragazze nelle stanze di Weinstein ci erano entrate con le loro gambe. Poco importa se credendo di trovarci altro rispetto a lui in accappatoio, una volta dentro potevano sempre uscire.
Vero?

GWYNETH E ANGELINA POTEVATE PARLARE, DOVEVATE

Sì, forse sì. Qui lo ha pensato almeno una volta la metà di noi. Non allora, non ve lo chiedeva nessuno. Giovani, inesperte, ancora delle signore nessuno. Ma dopo? Quando avevate scelto di smettere di lavorare con Weinstein da anni, quando avete conquistato Oscar, ottenuto premi, avuto mariti e figli. Perché allora no? E prima che arrivi il senso di colpa le chiamiamo codarde.

CASTA VITTIMA

Le vittime di violenza sessuale sono caste, pudiche, innocenti, remissive. Tutto questo, e poi anche lottatrici: se non ti opponi e non combatti almeno un po' allora non lo sai, ma devi essere d'accordo. Non devi neanche essere donna nel senso biologico del termine: a volte capita che durante uno stupro ci sia anche l'orgasmo. E allora come la mettiamo? Asia Argento e Rose McGowan suscitano questo tipo di pensieri, perché hanno un passato non convenzionale, che ci invita a giudicare. E noi lo facciamo. «Rose McGowan, comunque, ha un po’ della pazza»: due persone hanno detto sì.

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