12 Ottobre Ott 2017 1919 12 ottobre 2017

ActionAid Fashion Show: in passerella le vittime dell'acido

L'organizzazione umanitaria ha organizzato a Londra una sfilata dedicata alla bellezza delle donne sopravvissute alla violenza. 

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Action Aid e la sfilata delle vittime dell'acido

Vestiti rossi, arancioni, dall'azzurro acceso. Otto modelle che iniziano a calcare la passerella ballando, invitando i presenti a fare lo stesso. Una sfilata, quella organizzata a Londra da Action Aid, decisamente fuori dagli schemi. E per una buona ragione. Perché a essere sotto i riflettori, martedì 10 ottobre, non c'erano delle semplice indossatrici, ma otto donne sopravvissute a brutali attacchi con l'acido. L'evento, che ha visto presenti diverse personalità del fashion system e ha coinvolto Bibi Russel come stilista, ha voluto richiamare l'attenzione su una minaccia ancora viva in paesi come il Bangladesh, da cui provenivano tutte le vittime. L'Action Aid Fashion Show ha voluto rendere omaggio alle loro storie e al loro coraggio. «Una celebrazione dello spirito di resistenza e cambiamento», come ha detto il capo dell'organizzazione, Girish Menon.

ACTION AID IN BANGLADESH

In Bangladesh gli attacchi con acido sono una delle forme di violenze più diffusa. Retaggio di una cultura ancora molto patriarcale, dove il controllo di padri e mariti sulla vita delle donne è radicato in modo profondo. Action Aid lavora da più di 10 anni in tal senso, facendo pressioni sul governo per prendere concreti provvedimenti. Nel 2002, dopo un'intensa attività di campagne mediatiche, riuscirono a ottenere un primo concreto risultato: un maggior controllo sull'importazione e la vendita di tutte le sostanze corrosive nel Paese. Legge che ha contribuito ad abbassare la media delle aggressioni da 400 a 100 all'anno. Il 70% delle vittime sono donne, di cui l'80% solitamente raggiunto nelle proprie case.

GANGA, SFREGIATA DA UN AMANTE RESPINTO

Ganga fu aggredita nel 1995, da un pretendente respinto. Lui intendeva sposarla, ma lei declinò la proposta. Per tutta risposta, un giorno, fu attirata in un negozio da un gruppo di amici corrotti dall'uomo, che dopo aver cercato di violentarla le gettò in faccia l'acido. Ganga dovette restare diversi mesi in ospedale, mentre sua figlia di tre anni non era più in grado di riconoscerla e molti le giravano le spalle. Il gruppo di aggressori fu condatto alla prigione a vita, ma grazie alle loro conoscenze riuscirono a scappare tutti in India. Dopo il ricovero, la donna riuscì comunque a rimettere insieme la propria vita, avviando una fiorente attività d'allevamento e diventando un punto di riferimento per le altre vittime di questi brutali attacchi.

JASMEN E L'ATTACCO A 16 ANNI

Jasmen fu attaccata appena 16enne da un uomo che lavorava nel negozio di suo padre, più grande di lei di nove anni. Sperava che sfregiandola avrebbe smesso di chiamarlo 'zio' e iniziato a chiamarlo 'marito': la voleva vulnerabile e reietta per poterla sposare. Così una notte si introdusse in casa della sua famiglia e le verso addosso l'acido mentre dormiva. Fu condannato a 12 anni di galera, che però non scontò mai grazie a un indulto. Jasmen, nel frattempo, entrò in depressione a causa delle accuse che le mossero vicini e conoscenti. Dicevano che era colpa sua, che si era dimostrata il tipo sbagliato di ragazza. Troppo fraintendibili i suoi atteggiamenti. Dopo aver abbandonato la scuola e aver rinunciato ai suoi esami, trovò sostegno nell'Acid Survivors’ Network, grazie al quale è riuscita a costruirsi una nuova vita. Ora è moglie e madre di una bambina, e non ha paura di raccontare la sua storia.

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