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11 Ottobre Ott 2017 1648 11 ottobre 2017

La Giornata mondiale delle bambine e l'ipocrisia di Facebook

Il social di Mark Zuckerberg celebra la ricorrenza a favore delle giovanissime. Eppure, le sue pagine sono ancora piene di contenuti sessisti e misogini che non vengono rimossi.

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Femminismo Facebook

Predicare bene, ma razzolare male: Facebook sa farlo benissimo, e non si lascia scappare un'occasione che sia una. Anche nella Giornata mondiale delle bambine e delle ragazze, che il social di Menlo Park ha deciso di cavalcare dando la possibilità di aggiungere un motivo colorato alla propria immagine del profilo per sostenere (che tanto basta poco, un paio di clic) «le leader di domani». Eppure, al di là delle sagomine colorate che stamattina hanno dato il buongiorno a chi ha aperto la app da telefono, Zuckerberg potrebbe darsi da fare per risolvere non tanto il problema della parità di genere del mondo, ma quello della parità di genere all'interno della propria creatura. Partendo, perché no, dalla cancellazione di tutte quelle decine, centinaia, migliaia di pagine e gruppi chiusi che umiliano le donne, in continuazione.

Personalmente trovo disgustoso questo tentativo di “femminismowashing” da parte di Facebook; se volessero sostenere e...

Geplaatst door Angelina op woensdag 11 oktober 2017

LA MISOGINIA SOTTO LA SUPERFICIE

Una considerazione ben espressa da Angelina: «trovo disgustoso questo tentativo di 'femminismowashing' da parte di Facebook; [...] cominciassero con l’ eliminare le pagine che promuovono l’odio e la violenza di genere, il body shaming, il bullismo». Insomma, non basta dare una mano di femminismo alla propria immmagine, se poi, gratta gratta, sotto trovi il solito coagulo di misoginia e bullismo che si nutre di commenti beceri e banchetta sulle vite di donne giovani e meno giovani.

SOLO LA CRONACA CAMBIA LE COSE

I casi sono tanti, noti alla cronaca e spesso con risvolti tragici: se oggi si cerca Tiziana Cantone, non si trova più nulla. Ma all'inizio della vicenda che condusse la ragazza al suicidio, su Facebook pullulavano becere pagine a lei dedicate. E sempre su Facebook era stata creata una pagina che incitava allo stupro di Bebe Vio. E che dire dei gruppi chiusi denunciati da Enrico Mentana, dove branchi di utenti condividono foto rubate di ragazze ignare violando le loro immagini con commenti della peggior sorta?

ANCHE L'AZIENDA È SESSISTA?

Eppure, a meno che non irrompa la tragicità della cronaca, non è affatto facile vedere Facebook rimuovere i contenuti peggiori dalle proprie pagine. Può prendersela con capolavori dell'arte che mostrano dei nudi o con le donne che allattano. Coi bulli, solo quando il bubbone scoppia. Ma il problema di Facebook è anche nei suoi uffici, e non solo sulle sue pagine: basti pensare alla denuncia anonima pubblicata sul Guardian nel 2016, dove un'impiegata racconta delle intimidazioni e del sessismo sperimentati sulla propria pelle.
Per cancellare tutto questo, quattro immaginette colorate non bastano.

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