10 Ottobre Ott 2017 1539 10 ottobre 2017

Stupra 12enne, gli concedono l'affidamento del bimbo nato dalla violenza

Succede nel Michigan, Usa. I fatti risalgono al 2008. In seguito, l'abusatore è stato arrestato per un altra molestia sessuale. Scioccata l'opinione pubblica statunitense.

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Christopher Mirasolo

Gli Stati Uniti, che grande Paese! Pieno zeppo di possibilità, per tutti. Ma proprio tutti: anche per lo stupratore di una 12enne che, messa incinta la vittima, si è visto anche affidare il figlio nato dalla violenza. No, non è Hollywood bensì il Michigan, lì dove nel 2008 si sono svolti i fatti. Protagoniste, due sorelle rimaste chiuse in casa per due giorni con il loro aguzzino, che le sequestrò e le minacciò di morte.

CUSTODIA CONGIUNTA

Nove anni dopo, i protagonisti della storia sono cresciuti. Lui, Christopher Mirasolo, all'epoca 18enne, ora ha 27 anni, e nel frattempo non è rimasto con le mani in mano, ma si è dato da fare per rimpolpare la propria fedina penale: all'epoca dei fatti uscì di prigione dopo un mese per assistere la madre malata; nel 2010 finì di nuovo in carcere, sempre per aver violentato una minorenne. Uscì appena due anni dopo (e poi voi ve la prendete con la giustizia italiana) e venne inserito nel registro dei sex offender, come riscostruisce il Corriere della Sera. Insomma, secondo il giudice Gregory Ross, proprio il profilo ideale per una custodia congiunta.

IL GIUDICE CONTRO LA LEGGE?

Non crediate che decisioni del genere siano la norma, negli Usa. Anche i bravi cittadini a stelle e strisce si sono indignati, per non parlare dell'avvocata della vittima, sconcertata per come in tutti questi anni il signor Mirasolo sia, di fatto, sempre riuscito a farla franca. Imbarazzata anche l'avvocata dell'imputato, che ci tiene a precisare come Mirasolo non avesse presentato alcuna domanda per l'affido. Ciliegina sulla torta: il giudice potrebbe aver sentenziato contro la legge, in particolare contro il Rape Survivor Child Custody Act, la legge di Obama che voleva preservare ulteriormente i minori vittimi di abusi sessuali negando la patria potestà a chi, pur non essendo stato condannato, avesse a suo carico delle prove incontrovertibili.

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