6 Ottobre Ott 2017 1233 06 ottobre 2017

Stupro di Firenze: la lettera di una delle due studentesse americane

Passato un mese, parla la più grande delle ragazze. Che si dice «devastata», ma fiduciosa nella giustizia.

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Stupro di Firenze

Se n’è parlato per giorni e settimane, dicendo tutto e il contrario di tutto. Il caso delle due studentesse americane e dei due carabinieri accusati di averle stuprate ha diviso Firenze e l’Italia. Soprattutto perché la notizia era arrivata poco dopo quella della brutale violenza subita a Rimini da una turista polacca e una transessuale peruviana. E se la condanna del branco era arrivata implacabile da tutta l’opinione pubblica, per i due membri dell’arma molti hanno cercato invece attenuanti e spiegazioni: colpa dell’alcol, delle americane senza freni, delle donne che provocano troppo. E mentre tutti dicevano la loro, qualcuno è rimasto sempre in silenzio. Le vittime, le due 20enni che erano arrivate nella città toscana per un corso universitario e l’hanno lasciata per una tragedia. Non hanno mai fatto sentire la loro voce, se non tramite gli avvocati, non hanno risposto a chi non credeva alle loro accuse. Mentre qui la loro storia veniva strumentalizzata dai giornali e dalla politica, sono tornate a casa, negli Stati Uniti. Da dove, però, dopo un mese dalla notte del 6 settembre, quella del presunto strupro, una delle due ha trovato la forza per affidare a una lettera i suoi ricordi.

IL RITORNO A CASA

«È stato un periodo devastante per la mia famiglia e per me» scrive nella mail diffusa dai suoi avvocati, divisi fra Italia e New York. Era a Firenze da solo una settimana quando tutto è cambiato. Quella che doveva essere la sua casa per i prossimi mesi, si è trasformato all'improvviso in un luogo da cui scappare. E ora ritornare alla normalità, all'università, agli amici, alle uscite, è difficile.

LA FIDUCIA NELLA GIUSTIZIA

«Mentre mi rendo conto che ci sono molte domande in sospeso ritengo prudente lasciare che il sistema giudiziario italiano conduca le proprie indagini e abbia il tempo di esaminare le prove. Sono fiduciosa nella giustizia», prosegue. La mattina del 7 settembre era stata lei a denunciare il presunto stupro alla polizia. Una chiamata che ha dato inizio alle indagini, e che l'ha costretta più volte a rivivere quei momenti. Un dolore necessario, che ha affrontato «con pudore e un profondo disagio» come ha riferito l'avvocato Francesca D'Alessandro.

L'AFFETTO PER FIRENZE

Le ultime parole le dedica a Firenze e ai suoi abitanti: «Vorrei esprimere tutta la mia gratitudine ai fiorentini che hanno dimostrato un incredibile sostegno e si sono espressi contro la violenza sulle donne. Questo ha significato moltissimo per me». Il 16 settembre le strade del Comune erano state attraversate da un corteo di solidarietà, per mostrare alle due ragazze che dalla loro avevano una città intera.

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