6 Ottobre Ott 2017 2000 06 ottobre 2017

Le ragazze del '68 in cerca di eredi per evitare il fallimento

Su RaiTre si prova a parlare ai più giovani: «I diritti per cui abbiamo lottato sono svaniti nel nulla», racconta a LetteraDonna Sonia Natali, tra le protagoniste del format.

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Sonia Natalia

Sessantotto, rivoluzione sessuale e femminismo. Provate a dire anche solo una di queste parole a un millennial per vedere l'effetto che fa. Credo vivamente che lo spaesamento nei suoi occhi sia tale da spazzare via anni di lotte che hanno stravolto di fatto la nostra società, per regalarci molte delle cose che abbiamo oggi, nel bene e nel male. Prendersela con i più giovani, però, non ha senso ed è anzi più utile, come fa RaiTre, raccontare quell'epoca con un taglio nuovo e forse alternativo. Da domenica 8 ottobre alle 20.30 ecco dunque in onda Le ragazze del '68, prodotto da Pesci Combattenti, che attraverso le voci e i volti delle giovani di quegli anni racconta le trasformazioni cruciali del nostro Paese.

MUSICA RIBELLE

Il fervore e i sogni di libertà che mossero milioni di ragazzi alla fine degli Anni '60 è ancora vivissimo nelle parole e nel piglio deciso di Sonia Natali, una delle protagonista del format. Con il suo accento toscano, Sonia ci racconta come si è ribellata al conformismo di quei tempi, utilizzando anche la musica come arma. Per lei, che non vuole essere definita femminista ma solo femmina, il Sessantotto «prima di tutto ha significato libertà sessuale. Ovvero la possibilità di un ragazzo e di una ragazza non sposati di andare a convivere, ad esempio. Allora era praticamente impossibile». Da quel primo traguardo, visto oggi quasi come insignificante, gli altri sono arrivati a cascata: «dalla pillola all'aborto, ma anche il divorzio e la libertà a livello lavorativo o semplicemente di vestirsi come volevamo». Un desiderio di cambiare il mondo, quello delle Sessantottine, sposato dal Partito Radicale «che all'epoca era un movimento e si occupava di certe tematiche molto più della Sinistra» e portato avanti dalle giovani donne con una passione inesauribile.

IL CORPO DELLE DONNE

Peccato però che l'eredità delle battaglia di quel periodo sembra oggi quasi svanita nel nulla: «I nudi di donna che si vedono oggi sono esagerati, stereotipati con seni enormi, ma non è quello per cui abbiamo combattuto», racconta Sonia con l'amaro in bocca. «La nostra era una libertà estetica ma anche interiore. Ciò che vediamo oggigiorno non fa parte della cultura e di tutto ciò che abbiamo fatto per l'indipendenza femminile». A mancare, oggi, sarebbe la consapevolezza che quei dannati diritti ottenuti faticosamente vanno invece mantenuti vivi attraverso l'impegno e il rispetto. E, nel caso delle donne, anche rivendicando la propria indipendenza: «Io ho sempre lavorato, sin da bambina e anche mio padre mi ha sempre cresciuta con l'idea che potessi essere autonoma e andarmene di casa», spiega.

Sonia Natali, tra le protagonista del format di RaiTre Le ragazze del '68.

LA SUPREMAZIA DEL MASCHIO

Dall'altra parte, poi, ci suono gli uomini ancora educati alla sottomissione dell'altro sesso. Basta sfogliare un qualsiasi giornale per accorgersene: violenze, femminicidi, stalking e chi più ne ha, più ne metta. Tutto questo potrebbe essere il sintomo di un movimento femminista che non ha funzionato a dovere. «Molte stanno zitte e non denunciano, ma devono prendere possesso della propria libertà, oggi hanno strumenti che noi non avevamo per farlo. È una cultura maschilista quella su cui si basa la nostra società. Proprio per questo ce ne vorrebbero tre di Sessantotto», suggerisce. Ma per farlo è necessario «mettere assieme le forze per non disperdere le energie», come hanno invece fatto recentemente Cgil e la rete Non Una di Meno, scese in piazza separatamente per manifestare contro femminicidio e in favore dell'aborto.

COSA NON HA FUNZIONATO

Quando le chiediamo cosa sia andato storto. Sonia non ha dubbi: «Forse è stato il benessere che ha messo in ombra i valori primari. La donna ha lavorato ma l'uomo non l'ha seguita né assecondata in questo. Forse è stato tutto troppo veloce e non è maturata abbastanza la grande passione da cui è partito il tutto. E la cosa preoccupante è che anche nella nostra classe politica le cose vanno così: la mentalità è ancora da maschi, che non riescono e non vogliono dare potere alle femmine. Vi assicuro che ce ne sarebbero un sacco di preparate». Guai però a nominare le quote rosa: «Quando parlano di percentuali mi incazzo, allo stesso modo di quando sento parlare di Festa della Donna. Non dobbiamo accettare contentini. Dobbiamo mettere politiche preparate che sbattano fuori gli uomini, non figure incapaci che rispondano a una quota imposta per legge». Una reazione pungente che Sonia manifesta anche quando si parla di femminismo. «Non lo vedo più in giro, è superato e devo dire che non è stato neanche troppo duraturo. Bisognerebbe smetterla di chiamarlo così, è un concetto obsoleto».

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