4 Ottobre Ott 2017 1157 04 ottobre 2017

Referendum Catalogna: chi è Ada Colau, il sindaco di Barcellona

La prima cittadina della Capitale ha chiesto le dimissioni del premier Mariano Rajoy e ha attaccato Re Felipe IV di Spagna: «È un irresponsabile».

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Ada Colau, Referendum Catalogna

Più che un referendum, quello della Catalogna è stato un plebiscito: il 90% dei cittadini della Comunidad autonoma spagnola che è andato alle urne (circa il 50%) ha detto «Sì». In pratica, vuole l'indipendenza dal governo centrale. Questo non vuol dire che ci sarà un'imminente secessione dallo Stato: i risultati del voto, infatti, non sono vincolanti ma solamente consultivi. Quindi, Madrid non è obbligata a prendere provvedimenti. Proprio per questo motivo, il referendum catalano doveva essere, almeno sulla carta, innocuo. Invece, ha fatto infuriare l'esecutivo che ha chiesto addirittura l'intervento della polizia nei seggi, per calmare le manifestazioni di piazza e per tenere sotto controllo la situazione di un voto giudicato «incostituzionale». Non la pensa assolutamente così Ada Colau, sindaco di Barcellona, che domenica primo ottobre 2017 è andata a votare e ha mandato un chiaro messaggio via Twitter.

«Ho votato indignata per la repressione della polizia, ma anche con speranza per la risposta esemplare dei cittadini», ha scritto la prima cittadina della capitale della Catalogna. E ha anche lanciato due hashtag per chiedere maggiore democrazia e le dimissioni del premier Mariano Rajoy. E proprio il primo ministro è stato il suo bersaglio sui social network (taggandolo, per altro): «Un presidente del governo codardo ha riempito di polizia la nostra città. Barcellona città di pace, non di paura», ha twittato sempre domenica Ada Colau.

IL MESSAGGIO DI ADA COLAU

Attenzione, il messaggio del sindaco di Barcellona non riguarda il contenuto del referendum della Catalogna, cioè pro o contro l'indipendenza, quanto un senso più generale. Non le è andato giù il fatto che il governo abbia schierato la polizia, che è intervenuta più volte, durante un voto democratico. La cosa più importante, per lei, non è l'esito, anche perché il 29 settembre 2017 aveva dichiarato che sarebbe andata alle urne ma anche che avrebbe lasciato la scheda bianca. Poi chissà cosa ha fatto. E, addirittura, qualche giorno prima, Ada Colau aveva anche deciso di fare da mediatrice tra le parti per evitare che ci fossero episodi spiacevoli, che poi, alla fine, ci sono stati.

IL SINDACO DI BARCELLONA CONTRO IL RE

Ma le critiche non sono andate solo al premier Mariano Rajoy. Il sindaco di Barcellona ha attaccato duramente anche re Felipe IV di Spagna. Nel suo discorso alla nazione del 3 ottobre 2017, il Capo dello Stato ha accusato le autorità catalane di aver «violato i principi democratici dello stato di diritto». E ha sottolineato che c'è stato «un inaccettabile intento di appropriazione delle istituzioni storiche della Catalogna. Queste autorità in maniera chiara si sono messe al margine del diritto e della democrazia, hanno voluto spezzare l'unità della Spagna» con una «condotta irresponsabile». Ma durante il suo messaggio non ha mai fatto riferimento agli scontri e soprattutto al fatto che la polizia sia intervenuta dentro e fuori i seggi elettorali per impedire che i cittadini votassero per il referendum. Cosa che ha fatto infuriare Ada Colau. Secondo il sindaco di Barcellona, infatti, l'intervento di Felipe IV è stato «irresponsabile» e «indegno di un Capo di Stato».

ADA, L'ATTIVISTA

Prima di diventare sindaco di Barcellona, però, è stata un'attivista. Anzi, ha proprio iniziato la carriera politica protestando contro la Guerra del Golfo negli Anni '90. Poi ha cambiato obiettivo e si è spostata sui problemi sociali. Infatti, è stata una delle organizzatrici di una piattaforma che combatteva il debito ipotecario e gli sbomberi. In pratica, la sua attività politica non è nata dentro un partito tradizionale ma nei movimenti e nelle piazze. Nel giro di tre anni la notorietà di Ada Colau crebbe sempre di più, complice la campagna STOP sfratti del 2011 che ha coinvolto più forze politiche.

DAI MOVIMENTI ALLA GUIDA DI BARCELLONA

Nel 2012 diventò definitivamente un personaggio pubblico, grazie anche alla pubblicazione del suo primo libro Vidas ipotecato, e nel 2013 iniziò a pensare alle elezioni comunali di Barcellona, in programma per il 2015. Uscì dai movimenti di piazza per creare una nuova piattaforma civica e nel febbraio del 2015 si presentò (e vinse) con la coalizione Barcelona En Comu, con la partecipazione di Iniziativa per la Catalogna Verdi, Sinistra Unita, Equo, Proces costituente, Podemos e Guanyem. Un risultato importante non solo per lei ma anche per la città: Ada Colau è la prima donna a diventare sindaco della capitale della Catalogna.

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