4 Ottobre Ott 2017 1645 04 ottobre 2017

Kings of Crime: chi è Paolo Di Lauro, il Pietro Savastano di Gomorra

Il boss camorrista che ha ispirato il personaggio della serie Sky è il protagonista della prima puntata del nuovo programma di Roberto Saviano, in onda il 4 ottobre su Nove.

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Pietro Savastano, alias Fortunato Cerlino

Ha seguito il consiglio di chi gli chiedeva di smettere con i libri e piuttosto concentrarsi a scrivere serie tv. E Roberto Saviano non si è fatto pregare più di tanto, creando Kings of Crime, la prima serie factual di Discovery Italia in onda da mercoledì 4 ottobre su Nove. A inaugurarla la storia del boss camorrista Paolo Di Lauro, detto Ciruzzo 'O Milionario, il criminale al quale Saviano si è ispirato per costruire il personaggio di Gomorra, don Pietro Savastano. Perché, spiega il giornalista, «per capire il crimine bisogna scoprire i criminali». Ecco dunque tre biografie (oltre a quella di Paolo Di Lauro, il giornalista racconta le storie di El Chapo, narcotrafiicante messicano, e Antonio Pelle, una sorta di re fantasma della 'Ndragheta) e un’intervista inedita al pentito di mafia e collaboratore di giustizia Maurizio Prestieri (in seconda serata il 4 ottobre): quattro puntate per superare l’interesse per l'intrattenimento della violenza, tipico dei ragazzini che guardano appunto Gomorra o Narcos, ed entrare nel cuore della denuncia. Una narrazione scientifica di come, dice ancora Saviano, «l'economia del paese sia determinata da questi gruppi».

«E CHI È VENUTO, CIRUZZO ’O MILIONARIO?»

Si parte dunque con la storia di Paolo Di Lauro, detto Ciruzzo 'O Milionario. Milionario perché, si dice, al tavolo da poker si sedeva sempre con le tasche piene di soldi. «Tanti ne aveva messi insieme che si faceva prima a pesarli che contarli», racconta Maurizio Prestieri, ex fedelissimo del clan. Un impero messo su con il narcotraffico, una vera e propria 'droga spa' come ribattezzata non solo negli ambienti malavitosi. Nato a Napoli il 26 agosto 1953, sposato con Luisa D'Avanzo, Ciruzzo ha messo al mondo dieci figli maschi (uno, Domenico, morirà in un incidente stradale) e una femmina: un vero e proprio esercito di eredi malavitosi, considerato che sei di loro (Cosimo, Vincenzo, Ciro, Marco, Nunzio, Salvatore) hanno continuato - e ancora continuano - a portare avanti gli affari di famiglia dopo l'arresto del padre, avvenuto il 16settembre 2005 a seguito di nove anni di latitanza.

L'ASCESA AL POTERE DI PAOLO DI LAURO

Un uomo senza scrupoli, se mai ne avessero i mafiosi, che fin dagli inizi della carriera dimostra un implacabile arrivismo. Avviato dal boss di Secondigliano, Aniello La Monica, che si fida talmente di lui da fargli tenere i libri paga del clan, lo tradirà insieme agli affiliati per prendere il suo posto. La scalata vera e propria di Paolo Di Lauro si compie con la morte di Gennaro Licciardi in seguito alle complicanze di un'ernia: è il 1994 e approfittando del vuoto di potere, in poco tempo monopolizza il traffico di droga a Napoli, facendone il più grande mercato europeo, rifornendosi direttamente dai cartelli sudamericani e alleandosi con quelli albanesi. Con il denaro sporco, reinveste nell'abbigliamento e nella tecnologia e inizia a farsi vedere sempre meno. Paolo Di Lauro si concede giusto qualche passeggiata quando è all'estero, spesso con il solito Prestieri, l'unico pare ad averlo visto piangere. «A Raffaele sarebbe piaciuto questo tramonto», avrebbe confessato il boss all'amico alla vista di un tramponto a Barcellona, scoppiando il lacrime per il ricordo di un altro caro amico morto giovanissimo.

MA QUALE SACRA FAMIGLIA

In Slovenia, durante la latitanza, una russa di cui si innamora follemente. Per lei è disposto a tutto, edè proprio in Slovenia che inizia la fine di tutto. Come raccontò ancora Prestieri in un’intervista a Repubblica. «Per noi la Slovenia era il paradiso. Tutto quello che vorremmo fosse il mondo lo trovavamo lì. Senza regole. Casinò, donne, amici di ogni parte del pianeta. Ci stavamo anche nove mesi. Io tornavo ogni 15 giorni a controllare gli affari dei Di Lauro mentre Ciruzzo se ne fotteva. Non tornava nemmeno per capodanno. I figli se li dimenticava. In Slovenia eravamo talmente sicuri che ci facevamo chiamare con i nostri nomi. Finalmente niente documenti falsi, niente di niente. Tanto lì le istituzioni sono comprate dalle varie mafie: i russi, i serbi, noi, i calabresi, i siciliani, i casalesi, i turchi. Tutti».

Roberto Saviano torna in tv con Kings of Crime, la serie Factual di casa Discovery in onda su Nove.

OLTRE GOMORRA

Niente a che vedere, insomma, con la storia di Pietro Savastano. O meglio, poco. Perché la docu-serie permette di approfondire, denunciare e andare aoltre l'intrattenimento cercato soprattutto dai giovani con le serie tv. «Si è provato a portare il modello factual, una docu-serie rivolta anche ai ragazzini che vedono Gomorra e Narcos e tutto sommato non hanno interesse per la denuncia, ma per l'intrattenimento della violenza », spiega a tal proposito Roberto Saviano. «Può sembrare terribile, ma c'è una curiosità di sapere come si spaccia o si ammazza, e io ti faccio vedere i meccanismi, le regole dell'organizzazione.

UNA TESTA MOZZATA COME REGALO

A seguire della prima puntata di Kings of Crime, la cruda e inedita intervista a Maurizio Prestieri, pentito di mafia e collaboratore di giustizia da sempre schivo a parlare davanti alle telecamere. Per oltre 20 anni è stato l'uomo di fiducia di Paolo Di Lauro e tra confessioni e racconti di violenze inaudite, Prestieri ritrae il mondo feroce della camorra. Un'intervista cruda, a tratti crudissima, come quando Prestieri scende nei particolari di un dono ricevuto ricevuto dal clan: ovvero, la testa dell'assassino dei suoi fratelli avvolta in un fazzoletto.

'NDRANGHETA E MESSICO, STORIE DA RACCONTARE

Sono dunque queste le prime due puntate in programma mercoledì 4 ottobre, mentre l'11 ottobre sarà la volta di El Chapo, alias Joaquín Guzmán Loera, il narcotrafficante messicano arrestato nel 2016 che, più di ogni altro, incarna il potere contemporaneo del crimine organizzato. Chiusura, il 18 ottobre, con la storia di Antonio Pelle, un ‘re fantasma' la cui biografia sembra ricalcare la storia della 'ndrangheta, organizzazione potentissima e silente. «Il dibattito nazionale sta dimenticando queste storie, perché è comodo dimenticarle», spiega Roberto Saviano. «Come con l'esecuzione in centro a Napoli con due morti: se fosse successo a Milano o a Berlino, i giornali avrebbero aperto con questa notizia. Il tema migranti è molto più facile perché non devi dimostrare nulla, devi solo dire non devono venire o devono venire, è qualcosa di esterno non ti riguarda. Queste storie svelano un pezzo di realtà che ci riguarda, non mondi lontani».

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