3 Ottobre Ott 2017 1832 03 ottobre 2017

Strage Las Vegas, la storia di una sopravvissuta

Michaela Gallo, 26 anni, ha raccontato la sua storia. Correndo, cercando riparo, avendo solo un po' più di fortuna è riuscita a scappare dalla sparatoria.

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Michaela Gallo

Doveva essere una serata come tante. Anzi, doveva essere una serata speciale. Da passare tra amici, musica e risate. Si è trasformata, nel giro di un secondo, nella più grave sparatoria della storia recente degli Stati Uniti. Con 58 vittime accertate e almeno 500 feriti, la strage di Las Vegas ha scosso e sta scuotendo l'opinione pubblica mondiale. Storie difficili da raccontare, mentre si cercano di ricostruire i fatti e raccogliere le testimonianze. L'americano Refinery 29 ha pubblicato un'intervista a Michaela Gallo, una ragazza di 26 anni che si trovava al Route 91 Harvest Festival con un'amica. Il suo ricordo del primo ottobre, dall'arrivo alla manifestazione alla fuga durante la notte.

UNA FESTA TANTO ATTESA

Il Route 91 Harvest Festival, che si tiene ogni anno dal 2014, è uno degli appuntamenti più attesi per i fan della musica country. Michaela, come tanti altri, aspetta l'inizio della manifestazione da diversi mesi. Insieme a un gruppo di amici, componenti di una delle band che avrebbero dovuto esibirsi, si trovava nel backstage. Vicino a lei artisti in attesa di esibirsi, fonici, tecnici. Poco dopo il suo arrivo, la giovane californiana ha sentito quelli che credeva essere petardi: «Ricordo di aver pensato 'Che cosa stupida. Perché qualcuno dovrebbe lanciare fuochi d'artificio in mezzo a tutta questa folla?». Poco dopo, però, la consapevolezza che doveva trattarsi di qualcos'altro: «Poi ho realizzato che quell'odore era polvere da sparo. Fra tutti è iniziata a circolare la voce che quelli erano colpi di pistola».

IN CERCA DI RIPARO

Quando hanno visto gli spari colpire il palco e Jason Aldean interrompere l'esibizione per cercare riparo, Michaela e i suoi amici hanno capito di dover fare lo stesso. «Abbiamo iniziato a correre, cercando rifugio dietro a un tour bus. Mentre fuggivamo un uomo accanto a me si è accasciato all'improvviso a terra. Ho pensato fosse inciampato, ma subito ho visto il sangue: era stato colpito alla gamba», ha ricordato la ragazza. Che mentre tentativa di allontanarsi il più possibile dagli spari continuava a vedere nuove vittime e feriti: «Una donna vicina è stata colpita al collo. L'ho vista cadere. Non so cosa le sia successo dopo».

LA FORTUNA DELL'AIUTO RECIPROCO

Mentre si trovava sdraiata a terra, un ragazzo vicino a lei le ha prestato il telefono, per chiamare casa e avvisare i genitori di quello che stava succedendo. «Ho sentito mia mamma e le ho detto che c'era una sparatoria in corso. Che non sapevo cosa mi sarebbe successo. A quel punto ci tenevo solo a farle sapere quanto le volevo bene, non potevo assicurarle molto altro», continua Michaela. Dopo averle offerto il cellulare, il giovane, un chitarrista, l'ha portata con sè sul bus della sua band, dove altre 30 persone stavano cercando riparo. Lì, hanno aspettatto tutti insieme che la situazione si tranquilizzasse: «Siamo rimasti nell'autobus fino alle 8 del mattino. Poi siamo usciti, e camminare per la Strip era surreale. Avevo addosso il pigiama di qualcun altro e i miei stivali da cowboy. Era assurdo». E se la 26enne è consapevole di quanto sia stata fortuna a uscire illesa dalla strage, difficilmente potrà dimenticare quei momenti: «Non so se mi sentirò mai più al sicuro durante un evento del genere, in futuro. Un minuto prima stava per iniziare quella che doveva essere una serata di divertimento, e subito dopo stavo correndo, scappando per cercare di mettermi in salvo».

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