Femminicidio

Femminicidio

2 Ottobre Ott 2017 1201 02 ottobre 2017

Uccise la fidanzata Elena con un pugno: chiede il diritto all'oblio

L'avvocata di Cristian Vasili Lepsa, condannato per l'omicidio preterintenzionale di Elena Catalina Tanasa, chiede a un sito web di cancellare i riferimenti al suo assistito. Rispetto della privacy o un vero e proprio colpo di spugna?

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Femminicidio

Internet non dimentica. Però, forse, dovrebbe, stando al dibattito sul diritto all'oblio: in teoria, una forma di protezione della privacy per evitare che un singolo sbaglio, un reato, possa continuare a macchiare la reputazione di chi l'ha commesso. Ma se quel reato è un omicidio, anzi, un femminicidio, l'idea di concedere all'assassino il diritto di essere dimenticato sembra essere senz'altro fuori da ogni logica. E però è stata questa la richiesta dell'avvocato, anzi avvocata, Germana Cauci, riguardo al suo assistito Cristian Vasili Lepsa, condannato dalla Cassazione a 14 anni di carcere per l'omicidio preterintenzionale di Elena Catalina Tanasa.

DIRITTO DI CRONACA

Cauci, racconta il Corriere della Sera, ha fatto richiesta per iscritto a Emanuela Valente, titolare di un sito web che commemora le donne uccise: «Vi intimo entro cinque giorni e non oltre a rimuovere ogni informazione in merito al mio assistito poiché detto articolo risulta non più necessario», richiesta giustificata, a dire dell'avvocata, perché «la notizia all’epoca ha raggiunto l’utenza nell’espressione del pieno diritto di cronaca». E, inoltre, dal fatto che sono passati ormai cinque anni dai fatti.

IL TEMPO NON BASTA

Prima di indignarsi, però, è bene sottolineare che, come riporta il Corriere, il Garante della Privacy ha già risposto, sottolineando che la temporalità dei fatti è sì importante, ma non è certo l'unico elemento da tenere in considerazione.
Perché forse, più che il diritto all'oblio del femminicida, è più importante preservare il diritto alla memoria di una donna uccisa dal solito mix di gelosia, machismo e violenza.

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