2 Ottobre Ott 2017 1710 02 ottobre 2017

Mps, David Rossi: omicidio o suicidio? Per la figlia c'è omertà

Il servizio del Le Iene sulla morte dell’ex responsabile comunicazione di Monte dei Paschi: l’impegno di Carolina Orlandi a cercare la verità: «Chi sa, parli».

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Palazzo Rocca Salimbeni

«Facevo una vita normale. Vivevo con mia mamma e il mio patrigno, cioè mio padre. Quando ho visto il video di sorveglianza ho capito che forse non si trattava di un suicidio». Inizia così il video inchiesta del Le Iene sulla morte di David Rossi, l’ex responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi morto a Siena dopo una caduta dal palazzo Rocca Salimbeni, sede di Mps, il 6 marzo 2013. A parlare è Carolina Orlandi, figlia di Antonella Tognazzi (la vedova di Rossi), che insieme alla madre da quattro anni continua a cercare la verità. Non quella stabilita dalla Procura, che archiviò il caso come suicidio, ma quella che si nasconderebbe «dietro un muro di omertà» e che emergerebbe dalle ricostruzioni dei periti di parte e dalla visione dei filmati di sorveglianza: ovvero un omicidio.

Carolina Orlandi, figlia di Antonella Tognazzi, la vedova di David Rossi.

CAROLINA ORLANDI, LA FIGLIASTRA

Immagini crude, crudissime. La caduta di David Rossi, il corpo agonizzante per una ventina di minuti prima della morte e lasciato lì altri 40 prima arrivino due persone. Nel mezzo ci sono tutti gli elementi portati alla luce da periti di parte e avvocati che la Procura non avrebbe preso in considerazione. E poi le foto del cadavere, i segni di una probabile colluttazione antecedente alla caduta da palazzo Rocca Salimbeni e ancora le parole di Carolina. «Le abbiamo rese pubbliche», dice la giovane, oggi 25enne, a proposito delle immagini del patrigno. «Era l'unico modo per creare consapevolezza negli altri. Quello che avevamo visto noi, dovevano vederlo tutti, nonostante sia stata una violenza denudare David della sua dignità. In quel momento non è stato per niente semplice però siamo state costrette a farlo».

ANTONELLA TOGNAZZI, LA VEDOVA

Carolina è la più combattiva della famiglia di David Rossi, quella che ha più energie, che non intende arrendersi. Lo fa per un senso di giustizia, perché «a parlare sono i fatti». E, anche, perché mamma Antonella, da sola, difficilmente potrebbe farcela. «David non avrebbe mai e poi mai fatto una cosa del genere. Era sicuramente molto stressato, molto impaurito», racconta la donna alle telecamere de Le Iene. «Era attaccattissimo alla vita, aveva un amore per la sua famiglia incredibile. Una professionalità tale che qualunque problema riusciva a gestirlo. Mai e poi mai avrebbe fatto una cosa così». Non parla del bigliettino in cui David Rossi chiedeva scusa. Lo aveva già fatto in altre interviste, spiegando che proprio da quelle parole aveva capito come non si trattasse di un suicidio. «Non mi chiamava mai Toni, per lui ero Antonella. E David non chiedeva mai scusa. In quel biglietto c'era un messaggio in codice, mi stava dicendo che non era lui a sciverlo e l'ho capito quando mi sono ripresa dallo shock».

OLTRE L'ARCHIVAZIONE

Ci sono troppe cose che non tornano. C'è il modo e l'orario in cui David Rossi cade, ci sono due figure che compaiono nel video e mai individuate, c'è un oggetto che vola accanto al corpo (presumibilmente l'orologio che, secondo l'avvocato di famiglia, sarebbe stato rotto nella presunta colluttazione e poi tirato di sotto). C'è tutto il servizio de Le Iene che spiega nel dettaglio le incongruenze tra la versione della Procura e quelle della famiglia, con tanto di battute strappate a Giuseppe Mussari, l'ex presidente Mps che si limita a uno «sto con Antonella, quello che dice lei per me è Vangelo», a Gian Carlo Filipponi, l'amico capo della segreteria di Rossi che invece non vuole proprio parlare, e Giuliano Amato, l'ex presidente del Consiglio che avrebbe sponsorizzato la candidatura di Mussari a presidente Abi ma che si rifuta di rispondere al giornalista. C'è tutto questo, ma soprattutto c'è il dolore di Antonella, che ancora combatte soffrendo, e quello di Carolina, determinata ma a tratti rassegnata da un'evidenza che non si vuiole tirare fuori. «Non abbiamo capito perché non ci saluta più», dice a proposito di Filipponi, snza incolparlo tuttavia di alcunché. «Quando lo incontriamo abbassa la testa. Qualche domanda me la sono fatta». Lo dice più o meno chiaramente: non si trattò di suicidio ma di omicidio. E alla fine, se la verità verrà fuori, è soltanto perché qualcuno avrà bisogno di parlare. Se lo aspetta e lo chiede, questa volta apertamente: «Chi sa qualcosa parli e rompa questo muro di omertà»

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