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Diritti

29 Settembre Set 2017 1554 29 settembre 2017

Aborto libero e stupro: Non Una Di Meno contro la Cgil

Associazioni e sindacati in piazza per manifestare per i diritti delle donne. Ma il doppio corteo divide le attiviste: «Insieme? Probabilmente mai».

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Donna protesta in piazza

L'unione non fa la forza. Da una parte le donne della rete Non Una Di Meno. Dall'altra la Cgil, il più grande sindacato italiano, guidato da Susanna Camusso. In piazza. Per lo stesso fine. No alla violenza sulIe donne. Sì all'aborto libero. In piazza, ma in due momenti differenti. In due giorni differenti, e quindi no a un unico grande corteo. No, all'unione che fa la forza. Il 28 settembre, giornata mondiale per l'interruzione della gravidenza in libertà e in maniera sicura e contro i medici obiettori di coscienza, si è tenuta la protesta dell'associazione, in contemporanea con gli altri cortei organizzati in tutto il pianeta. Sabato 30 settembre, invece, sarà la volta della manifestazione organizzata dalla Cgil, a cui hanno aderito personaggi famosi come Livia Turco, Angela Finocchiaro e Geppi Cucciari.

Giorni diversi e slogan diversi. «Ve la siete cercata!», è il grido che hanno lanciato le donne scese in piazza ieri. Perché, si legge in una nota, «È questo che vogliono farci credere nelle corsie degli ospedali, dove schiere di obiettori ci impediscono di scegliere quando, come e se diventare madri. È questo che ci ripetono nelle aule dei tribunali, quando nei processi per stupro diventiamo noi le imputate. È questo che scontiamo senza indipendenza economica, con i salari più bassi dei nostri colleghi, con le molestie sul lavoro, con la cura della famiglia sempre più sulle nostre spalle». Altro slogan per la Cgil, nonostante ricalchi, in buona sostanza, i temi sollevati da Non Una Di Meno: «Riprendiamoci la libertà». Il perché di tutto questo lo spiega a LetteraDonna Marina Turi, attivista femminista che vive tra l'Italia e la Spagna e che racconta storie di donne su Il Manifesto e La 27esima Ora, il blog femminile del Corriere della Sera.

L'attivista e femminista Marina Turi.

DOMANDA: Marina, due manifestazioni in tre giorni. Che succede, le donne si dividono sull'aborto?
RISPOSTA:
Credo si tratti di una ricchezza, ma anche di un impoverimento.

D: In che senso?
R:
Ricchezza perché occorre che se ne parli, il più possibile. E due cortei così ravvicinati sicuramente sono in grado di fare ancora più rumore oltre che dare un'opportunità in più per scendere in piazza alle donne che magari hanno problemi di organizzazione tra famiglia e lavoro in un giorno feriale.

D: E perché è anche un impoverimento?
R:
Perché il Paese sta attraversando un momento particolare. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a tantissimi episodi di violenze sulle donne. Credo sarebbe stato molto importante cercare di unire le forze in questo senso, dare un messaggio di unità di intenti. E invece la Cgil ha deciso di promuovere autonomamente un proprio corteo nonostante Non Una Di Meno avesse già organizzato l'evento da tempo, tessendo una rete con tutti gli altri movimenti internazionali.

D: Quali?
R:
Quelli fondati successivamente all'associazione argentina 'Ni Una Menos' sorta due anni fa. È da qui che il movimento è poi dilagato verso tutti gli altri continenti, Italia compresa.

D: Al di là degli slogan, i cortei vogliono trasmettere lo stesso messaggio.
R:
Aspettiamo di vedere quali saranno i temi affrontati dalla Cgil. Credo sia importante, al di là dell'aborto libero e sicuro e dei numeri allarmanti che riguardano i medici obiettori (in Italia si stima che siano il 70% del totale ndr) c'è anche un altro concetto chiave: il modo in cui stampa e media raccontano gli episodi di stupro e di violenza deve cambiare, una volta per tutte.

D: Un esempio?
R:
Molto semplice: perché quando viene scoperto un giro di prostituzione minorile si parla sempre di baby prostitute e mai di uomini pedofili? È un problema che non riguarda soltanto le donne, ma anche gli uomini.

La manifestazione delle donne nella Giornata mondiale per l'aborto libero e sicuro.

D: Come hanno interpretato la scelta della Cgil le femministe di Non Una Di Meno?
R:
È ovvio, il movimento ha preso questa iniziativa come una prevaricazione. La divisione c'è stata. La Cgil si è resa conto di non poter mancare a un appuntamento così importante. È il sindacato più grande che abbiamo in Italia, è diretto da una donna ed è un valore aggiunto, raccoglie firme e consensi. E soprattutto ottiene grandi spazi nei telegiornali e sui quotidiani. Ho amiche che neanche sapevano dell'esistenza del corteo organizzato dalla rete. D'altra parte, conosco molte iscritte al sindacato che avevano inizialmente aderito alla marcia di Non Una Di Meno.

D: E quindi in un certo senso sono state 'costrette' a seguire la Cgil.
R:
Non so se è questo il termine più corretto. Però è evidente che per una donna che ha famiglia e lavoro da gestire, è molto più semplice e comodo scegliere di scendere in piazza sabato. Questo aspetto può aver indebolito numericamente la protesta del 28 settembre (Non Una Di Meno parla di 3mila persone), e invece avrebbe potuto intervenire anche nei luoghi di lavoro cercando di agevolare in qualche modo la partecipazione al corteo.

D: Non è la prima volta in cui si registrano dei disaccordi tra le due parti.
R:
Già ce n'erano stati l'8 marzo in occasione dello sciopero globale promosso da Ni Una Menos e dichiarato in 40 Paesi in tutto il mondo. La Cgil decise di non aderire e così la rete ha dovuto appoggiarsi a sindacati autonomi per ottenere le ore di permesso. Da quel momento i rapporti si sono sostanzialmente interrotti. Peccato perché è un'occasione persa.

D: Cosa si potrebbe fare insieme?
R:
Sarei contenta se da qui all'infinito l'associazione e il sindacato lavorassero insieme per organizzare nei luoghi di lavoro incontri e dibattiti proprio su questi temi, come la violenza sulle donne o la discriminazione sul lavoro. Ma temo che questo sia un progetto che non si avvererà mai.

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