27 Settembre Set 2017 1821 27 settembre 2017

Molestie sessuali in viaggio: denunciare è un dovere

Spesso capita di subire abusi fisici mentre si è all'estero, e di non sapere come comportarsi. Sia per vergogna, sia perché si pensa alla 'normalità' di una cultura diversa dalla nostra. Un articolo di Harper Bazaar riflette sul tema.

  • ...
Ragazza Tramonto

Viaggiare da sola, per una donna, viene vista ancora come una prova di coraggio. E, in alcuni casi, come un’incoscienza. Perché è pericoloso, perché significa mettersi in situazioni che non si conoscono, perché è ancora forte l’idea del ‘se l’è cercata’. Per un turista solitario i rischi esistono, ma non dovrebbero essere diversi da maschi a femmine. Su Harper Baazar, la giornalista Amanda Machado ha usato la propria esperienza per riflettere su un tema ancora molto complesso, quello di come vengono percepite e raccontate le molestie sessuali che si subiscono durante un periodo trascorso all’estero. La Machado parte dal ricordo del suo viaggio in India, durante un anno sabbatico che passò visitando molti paesi. Per diverso tempo, spiega, non ha mai definito come una violenza quello che le successe durante i festeggiamenti dell’Holi, festival indiano che celebra la primavera e i suoi colori. Durante le parate per le vie della città, fu più volte avvicinata da uomini che dopo averle augurato «Buon Holi!», le toccarono il seno. Episodi che non è mai riuscita a definire come abusi, per tutta una varietà di motivi, ma che a conti fatti lo erano.

LA PERCEZIONE DELLA VIOLENZA

Spesso, quando siamo all’estero, tendiamo a percepire tutto come un periodo di festa. Vogliamo dare importanza solo ai ricordi più belli, sorvolando sul resto. Si tratta di parentesi felici che inseriamo qua e là nella vita di tutti i giorni, come un mondo parallelo. Per questo, dice la giornalista, è passato diverso tempo prima che raccontasse la sua storia per quello che è stato: un viaggio in cui, a un certo punto, ha subito un abuso sessuale. La paura di affrontare la realtà e il giudizio altrui non devono dissuadere dal raccontare eventuali molestie avvenute durante una vacanza. Sempre di molestie si tratta.

LA DIVERSITÀ CULTURALE

Inoltre, trovandosi di fronte a culture e tradizioni diverse, può capitare di non saper come percepire un dato gesto o parola. Nel suo articolo, la Machado ricorda di aver pensato della sua esperienza in India: «È normale? È così che funzionano le cose qui? Posso arrabbiarmi per quello che mi è successo? Oppure dovrei far finta di niente?». Quando si viaggia, soprattutto da soli, si cerca sempre di assecondare le abitudini del luogo, non volendo avere problemi e cercando di ‘stare lontani dai guai’. Ma è davvero la cosa giusta da fare? E fino a che punto bisogna accettare convenzioni che urtano la nostra sensibilità?

STEREOTIPI, PER TUTTI

Un altro punto da non sottovalutare, sono gli stereotipi che incontra chi viaggia e chi accoglie. Da una parte, capita spesso che attorno alle donne occidentali venga costruita tutta una serie di luoghi comuni, che le vedono più audaci, libertine e provocanti. Allo stesso modo, gli uomini che non appartengono all’Europa o agli Stati Uniti vengono visti come pericoli su due piedi. Purtroppo, come ricorda la Machado, la violenza sessuale non guarda in faccia ai confini geografici: «Io ho il dovere di raccontare quello che mi è capitato in India, ma di ricordare, anche, che è stata un’esperienza replicabile ovunque. Poteva succedere anche a una festa di una confraternita dell’alta società americana». Nel ricalibrare il modo in cui vengono raccontate le molestie durante un viaggio, è fondamentale sapere trovare un equilibrio tra la necessità della denuncia e il rischio della generalizzazione.

ALCUNE VOCE CONTANO PIÙ DI ALTRE

Infine, è innegabile che alcune voci femminili vengano ascoltate più di altre. Si crea così l'idea che ci siano vittime di serie A e serie B. Concludendo il suo racconto, l'autrice americana ricorda un caso simile al suo, quello di Lucy Hemming. Dopo che la blogger statunitense aveva denunciato in uno dei suoi post di aver subito diversi abusi mentre si trovava in India, la notizia iniziò a fare il giro del mondo e furono molti gli indiani che le scrissero per scusarsi a nome dei propri connazionali per quello che era successo. Se da un lato è bello vedere a cosa può portare la mobilitazione in favore di una donna, resta il fatto che moltissime altre restano inascoltate. Soprattutto nello Stato di Delhi. Il commento di Beejoli Shah, del The Daily Dot, era significativo a proposito: Perché serve che intervenga una donna bianca, non indiana, per far si che gli uomini del Paese si espongano in fatto di violenze sessuali? Non è un problema solo per le turiste, ma è una situazione endemica per la nazione. Il fatto che serva il racconto di un'occidentale per svegliare le coscienze è disturbante, come minimo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso