26 Settembre Set 2017 1344 26 settembre 2017

Stupri e aborto libero: le manifestazioni del 28 e 30 settembre

L'associazione Non una di meno e la Cgil hanno organizzato due cortei diversi, ma uniti nella lotta contro ogni tipo di violenza sulle donne. L'appello a scendere in piazza per reclamare i propri diritti.

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Manifestazione Donne

Noi donne, quando c’è un problema, lo affrontiamo. Tanto più se sono due. Il primo è che abbiamo già lottato per avere dei diritti ma siamo state ascoltate solo in parte; il secondo è che quando leggiamo le notizie in cui si parla delle violenze che subiamo, anziché essere considerate come vittime alla fine, chissà com’è, si scopre che le colpevoli siamo noi. E allora bisogna tornare in piazza ad alzare la voce per fare chiarezza. Ecco dunque il senso delle manifestazioni in programma il 28 e il 30 settembre 2017. Differenti ma che condividono la battaglia in difesa del mondo femminile.

VE LA SIETE CERCATA

Giovedì 28 settembre è la giornata nazionale dell’aborto libero, sicuro e gratuito. L’associazione Non una di meno l’ha scelta per mettere in luce il problema che l’interruzione di gravidanza è un diritto stabilito dalla legge. Ma di fatto il 70% dei medici nazionali, secondo il movimento, si rifiuta di metterlo in pratica e si appella all’obiezione di coscienza. E non è il solo motivo di protesta: perché se degli stupri in questo periodo si parla molto, le notizie sono anche spesso trattate in modo che, alla fine, chi è stata stuprata 'se l'è andata a cercare'. La prima a ribellarsi è Salerno il 27 settembre, poi, il giorno dopo, numerose iniziative sono organizzate nelle città di Roma, Genova, Alessandria, Pisa, Taranto, Salerno, Cagliari e molte altre. A Milano, per denunciare la manipolazione del linguaggio è previsto che il corteo sfili sotto la sede del Corriere della Sera in via Solferino, mentre la tappa successiva è all’ospedale Fatebenefratelli, uno degli ospedali lombardi con la percentuale più alta di medici obiettori.

AVETE TOLTO SENSO ALLE PAROLE

Anche Susanna Camusso, segretaria nazionale Cgil, ha deciso di affrontare il problema dell'obiezione di coscienza negli ospedali con presidi, flash mob e volantinaggio organizzati per giovedì 28. E al discorso sugli episodi di omicidio, aggressione e stupro strumentalizzati da parte dei media, aggiunge la condanna di uno stalking depenalizzato. Lo fa con un appello a scendere in piazza il 30 settembre, al grido di «Riprendiamoci la libertà». La sindacalista si rivolge ai giornalisti, ai politici, ai rappresentanti dell’ordine pubblico, agli insegnanti, ai magistrati e a tutti gli uomini che hanno tolto «senso alle parole» e hanno trasformato «la violenza contro le donne in un conflitto etnico, razziale, religioso». In moltissime hanno risposto: Lella Costa, Geppi Cucciari, Cristina Obber, Lunetta Savino, Ottavia Piccolo e Angela Finocchiaro sono solo alcune.

L’UNIONE FA LA FORZA

Le due iniziative muovono da presupposti diversi e se la prima punta a una maggiore diffusione sul territorio, la seconda gode sicuramente di una risonanza mediatica più ampia. Due cortei a distanza ravvicinata che corrono il rischio di disperdere le forze e avere un impatto minore. Ma farsi concorrenza in questo caso è inutile e dannoso, perchè in quel caso chi ci perde, come sempre, siamo solo noi. Meglio sfruttare l’opportunità di dire e ribadire che nessun tipo di violenza deve essere accettato.

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