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Diritti

22 Settembre Set 2017 1619 22 settembre 2017

Molestie sessuali, la donna che ha trasformato le foto (non richieste) del pene in opere d'arte

La mostra si chiama I didn't ask for this e in pochi mesi è diventato un punto fermo per la lotta contro la violenza psicologica sulle donne. Alcuni spasimanti (o molestatori), però, non hanno preso benissimo l'esposizione.

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I Didn't Ask For This Immagini Peni

Squilla il telefono. È un messaggio. Sbloccate lo schermo. «Chi è?», vi chiedete in quei pochi secondi che ci mette l'app per caricarsi. Non c'è testo. Capite che sta per arrivare un'immagine. E anche qua dove aspettare. Secondi, minuti, ore. Chi può dirlo? Dipende tutto dalla connessione del vostro operatore o dal wifi a cui siete connesse. Nell'attesa (snervante) immaginate la qualunque: sarà la vostra migliore amica che vi vuole far vedere qualcosa di sensazionale? Vostra madre con il super pranzo o la mega cena che ha appena preparato? Mistero. Poi, la barra si carica: è un pene.

Sì, può capitare. Magari avete uno spasimante timido, con la passione per la poesia e che, invece che dedicarvi un sonetto di Shakespeare, preferisce inviarvi un bel primo piano. Scherzi a parte, sulle app come Messenger, Whatsapp, Telegram e compagnia bella, è sempre più frequente ricevere messaggi del genere e, nella quasi totalità dei casi, non si tratta di uno scherzo ma di una molestia vera e propria. Diciamo pure una molestia 3.0.
È successo a molte, anche a Whitney Bell, artista e attivista americana che si autodefinisce (udite, udite) la 'vigilante delle foto dei peni'. Sì, è vero, in italiano non rende bene. In inglese, lei usa il termine 'dick-pic vigilante' (in effetti, suona meglio). E la domanda viene quasi spontanea: perché?

ESORCIZZARE LA PAURA CON L'ARTE

Tutto nasce dal clima di ansia e terrore in cui viveva la donna di Los Angeles. «Ero stufa delle molestie e delle minacce. Ero stufa di sentirmi insicura», racconta a Bellesa.co. Così ha deciso di combattere: ha allestito un'esposizione con le immagini dei peni inviate da centinaia di ragazzi. E il nome è tutto un programma: I didn't ask for this, letteralmente 'non ho chiesto questo'. È iniziato come un gioco e nel giro di pochi mesi è diventato un punto fermo per la lotta contro la violenza psicologica sulle donne. È stato un successo. Ma la Bell non si è fermata qua e ha aperto anche un negozio online, Kiddbell, dove vende sia la sua linea di abbigliamento sia oggetti prodotti da attiviste. Il tema è sempre e solo uno: il femminismo. In questo modo, non solo si è battuta (e si batte) per i diritti del mondo femminile, ma è anche riuscita a fare carriera.

PERCHÉ GLI UOMINI INVIANO FOTO DEL LORO PENE?

Un'altra domanda che viene piuttosto spontanea è: «Ma perché gli uomini inviano dello foto del proprio pene?». Eh, la faccenda si complica. Le ragioni sono diverse: «Alcuni sono arrabbiati perché le donne, nella vita reale, non li considerano», spiega Whitney. E continua: «Altri si sentono forti perché esercitano un certo controllo sulle donne. Perché, si sa, le molestie non riguardano il sesso ma proprio il controllo». Sta di fatto che i ragazzi che le hanno inviato le foto (e che sono apparsi nella sua mostra) non l'hanno presa proprio bene bene. Qualcuno ha inviato mail di protesta, qualcun altro si è attaccato al telefono, urlandole di rimuoverle. Ma la Bell, con estrema calma ha risposto a tutti: «Se non volevate che il vostro pene fosse esposto, avreste dovuto avere il consenso prima di inviarmi quelle foto. Avete cercato di togliere la scelta a qualcuno perché vi ha fatto sentire bene». Ora la situazione si è ribaltata: la ragazza molestata ha in mano il gioco. Scacco matto.

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