21 Settembre Set 2017 1748 21 settembre 2017

Laura Mesi, la prima sposa single d'Italia. Ce n'era proprio bisogno?

Il matrimonio in Brianza con 70 invitati, ma senza un consorte. Lei, istruttrice di fitness 40 enne, dice di averlo fatto perché prima di tutto ama se stessa. Idea geniale o follia?

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Spose

Quante volte si scherza sulla vita matrimoniale, fra amiche. Di solito lo si fa dopo qualche drink di troppo, o dopo l’ennesima delusione d’amore. Visto che la dolce metà della vita sembra non arrivare mai, finisci per immaginarti non a fianco di un marito o una moglie, ma della tua compagna di sventure. «Invecchieremo insieme e se non troviamo nessuno, compreremo un gatto per farci compagnia»: chi non l’ha detto ridendoci sopra? Però, appunto, di battute si tratta. Una volta passata l’euforia da gin tonic nessuno ci pensa più. Eppure di recente sembra diventato di moda prendere pessime decisioni in fatto di matrimonio. Dopo Nello, parrucchiere 40enne di Napoli, anche Laura, istruttrice di fitness, ha fatto il grande passo con se stessa. Una cerimonia in pompa magna davanti ad amici e parenti per dire il fatidico ‘sì’. A chi? A nessuno, visto che i due hanno deciso di calcare l’altare da soli. La donna ha comprato un abito bianco, ha spedito le partecipazioni ai suoi 70 invitati e ha aspettato di sentire la marcia nuziale per fare il suo ingresso, accompagnata dal fratello. Non è mancata neanche la luna di miele, consumata, manco a dirlo in solitaria.

MA PERCHÉ?!

«Avevo detto a parenti e amici che se entro il quarantesimo compleanno non avessi trovato la mia anima gemella mi sarei sposata da sola», ha detto Laura a Repubblica. E ha proseguito: «Credo fermamente che ciascuno di noi debba innanzi tutto amare se stesso». Niente di più vero, ma non esageriamo. Anzi, chiariamo: chi dice di essersi autosposato sbaglia come chi dice che con soia e tofu si fanno gli hamburger. Si possano prepare dei burger, ma sono un'altra cosa. Non meno buoni, ma diversi. Come differenti sono la vita di chi non ha, volente o nolente, un parnter e di chi lo ha trovato. Lasciamo il matrimonio alle coppie e la vita da single ai single. A ognuno i suoi lati positivi e quelli negativi. A Laura e Nello avrei consigliato di organizzare una grande festa per autocelebrare il loro amor proprio, ma di non addobbarla a nozze. Perché usare i simboli di un rito che non ci appartiene? È dichiarare un’assenza, non una pienezza. È ammettere di continuare a guardare a qualcosa che non arriva, e, nel tentativo di esorcizzarla, gli si dà ancora più importanza.
Forse è il modo migliore che hanno trovato per prendersi gioco di quelle convenzioni che a 40 anni iniziano a farsi sentire. E in questo caso mi spiace per loro. Il primo sposo solitario d’Italia aveva detto: «Viviamo in una società che tende a emarginarti se sei single a quarant’anni. Volevo lanciare un messaggio, che è stato evidentemente recepito: mi hanno chiamato in tanti, sono fioccate le richieste di amicizia, molti mi hanno rivelato di volersi sposare da soli, come me». Sarà, ma a me sembra solo un modo molto triste di spendere 10 mila euro.

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