12 Settembre Set 2017 1253 12 settembre 2017

Stupro Firenze, Fiani: «Erano due zoccole». Quindi è ancora colpa delle donne?

I termini che usa il redattore de La Croce fanno parte del linguaggio patriarcale e sono punitivi della libertà femminile. Puntare sempre il dito del giudizio deriva dalla frustrazione di non avere un rapporto felice ed equilibrato con l'altro sesso.

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Donna Libera

Sul caso dei carabinieri accusati di aver stuprato due studentesse americane a Firenze, ha voluto dire la sua anche Filippo Fiani, redattore del quotidiano 'La Croce' di Mario Adinolfi e membro di Manif pour tous, associazione che ha l'obiettivo di promuovere il matrimonio esclusivamente eterosessuale, l'adozione di bambini da parte di famiglie solamente eterosessuali e la libertà di espressione opponendosi alle legge anti-omofobia. In un commento su Facebook, il giornalista ha definito «due zoccole» le studentesse americane che hanno subito la presunta violenza. L'opinione di Cristina Obber.

Perché stupirsi se c’è chi parla delle due studentesse americane come di «due zoccole»? 'Zoccola', 'troia', 'puttana' e tutti i sinonimi di cui è ricca la nostra lingua sono parte essenziale del linguaggio patriarcale, sono punitivi della libertà femminile. È 'zoccola' colei che ha rapporti sessuali con chi e quando lo desidera, cioè colei che sceglie.
Basta che preferisca un altro uomo per essere definita così. Non occorre che ne scelga tanti, cosa che sta comunque dentro la libertà di ogni donna esattamente come accade per i maschi.

Anche nelle scuole mi è capitato di sentirmi spiegare che è lecito dare della 'cagna' a una ragazza che dopo averti lasciato posta la foto con il nuovo ragazzo su Facebook. Nel 2013 a un evento al Salone Internazionale del Libro di Torino intitolato Potere alla parola (parole contro la violenza) mi sono presentata con in mano un cartello con la parola che avevo scelto: «Troia». Accanto a me avevo Amani El Nasif, la ragazza italo-siriana di cui ho raccontato la ribellione a un matrimonio combinato nel libro Siria non amour. Lei aveva un cartello con scritto «Ulech» («troia»), perché così la chiamava il promesso sposo che le avevano imposto in quel villaggio retrogrado siriano quando lei voleva tornare dal suo fidanzato italiano, che voleva scegliere, appunto.

«Sei morta, troia» l’aveva scritto un femminicida su Facebook nel 2015 dopo aver ucciso la compagna che lo voleva lasciare.
'Zoccola' è anche colei che gode del piacere sessuale, perché, per la cultura patriarcale, il fine della sessualità femminile è (oltre alla procreazione) il piacere maschile: cioè procurare il piacere a lui.
E dunque se sei donna, ti piace un uomo, hai voglia di farci del sesso, lo fai e ti piace, 'zoccola' sei, a 16 anni come a 80.
«Godi troia» è anche una delle frasi che utilizzano alcuni stupratori. Ad esempio, quelli che pensano che in fondo in fondo ciò che le stai facendo le piaccia.
Sei 'zoccola' se sei lesbica, perché del piacere maschile proprio te ne infischi.
Sei 'zoccola' e 'troia' se occupi un ruolo di potere, cosa insopportabile anche per il più mite dei maschilisti e di cui abbiamo quotidianamente dimostrazione negli insulti alla presidente della Camera Laura Boldrini.

Quindi quando qualcuno sospetta che le due ragazze americane siano delle «zoccole» che hanno incastrato due poveri interdetti, fategli presente che forse ha un problema, indipendentemente dall’esito delle indagini in corso. Un problema che punta sempre il dito del giudizio e deriva dalla frustrazione di non avere, con le donne, un rapporto felice ed equilibrato ma giocato soltanto sui vari piani del potere e della competizione.
Nel caso costui sia un cattolico integralista mandatelo in analisi. Di fronte alla forza femminile, la sua frustrazione non trova pace perché delle donne può contemplare solo la sottomissione, come si legge negli sguardi di tante coppie nei family day.

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