5 Settembre Set 2017 1525 05 settembre 2017

Ricominciare dopo Manchester

Eve e Emilia Senior sono due sorelle sopravvissute all'attentato del 22 maggio. A quasi quattro mesi di distanza, raccontano come sono cambiate le loro vite: «Un avvenimento che ormai è parte della nostra famiglia».

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eve senior

L'onda d'urto di una esplosione non spazza via solo cose e persone. Si ripercuote, per lungo tempo, anche sulla psiche dei sopravvissuti. Com'è successo a Eve Senior, 14enne inglese che ha vissuto in prima persona l'attentato alla Manchester Arena e che forse ne è anche tra i volti più noti. Subito dopo l'esplosione, i fotografi la ritrassero con i jeans stracciati e un braccio insanguinato, lo sguardo ancora sotto shock mentre due agenti di polizia la sostenevano: «Manchester farà per sempre parte della nostra famiglia», ha dichiarato alla Bbc quattro mesi più tardi.

QUALCOSA CHE NESSUNO PUÒ CAPIRE
Quella sera, Eve non era sola. C'era anche la sorellina Emilia, di 11 anni. La notte dell'attentato fu intervistata da Clare Fallon, una giornalista della Bbc, che ha incontrato le due ragazze più volte nei mesi successivi. La prima volta dopo un mese: fu in quella occasione che parlò con Eve. La ragazza faceva fatica a camminare a causa delle ferite, e i nervi delle gambe erano danneggiati: una situazione preoccupante, per un'adolescente appassionata di ballo e dal notevole talento. In quell'occasione, Eve ammise anche la frustrazione causata da un recupero fisico e psicologico lento, e dalla mancata empatia da parte dei suoi amici.

UN TRAUMA RICORRENTE
Se le ferite riportare da Eve e Emilia potevano dirsi tutto sommato poco gravi, i loro genitori erano però molto preoccupati per le conseguenze psicologiche. Emilia continuava a rivedere davanti ai suoi occhi l'immagine dell'esplosione, con i lampi e le persone lanciate per aria: «È come se la mia mente avesse scattato una foto».

RECUPERO LENTO
Il secondo incontro tra Fallon e le ragazze risale ai primi giorni di luglio. Per allora, Eve aveva finalmente ripreso a camminare senza stampelle, ma si trovava ancora nel pieno di una fisioterapia che, per la ragazza, non stava proseguendo abbastanza velocemente: «Mi sento come se non stessi migliorando per niente. So che non è così, ma è come mi sento, perché voglio tornare a fare tutte le cose che ero in grado di fare prima».

TORNARE SUL POSTO
Un altro passo importante, per il recupero, è stata una visita alla Manchester Arena, organizzata prima della sua riapertura. La madre delle due ragazze temeva che l'esperienza potesse riaprire ferite che si stavano lentamente ricucendo, ma così non è stato: rivedere il luogo dell'attentato le ha aiutate a ricostruire gli eventi di quella notte. Così come a scoprire che Eve si trovava a cinque metri di distanza dall'attentatore quando la bomba è esplosa. «Avevo molta paura di andare. Piangevo prima ancora di entrare. Ma una volta dentro, ti calmi».

UNA VITA DAVANTI
È inutile negare che i fatti di Manchester abbiano pesantemente influito sulla vita di Emilia e Eve. Paradossalmente, anche indicando loro la strada da seguire nelle loro vite: l'esperienza di Eve negli ospedali, ad esempio, l'ha convinta che nel suo futuro ci sarà un lavoro da infermiera. Emilia, dal canto suo, rivela di non odiare l'uomo che ha attentato alla sua vita: «Nella vita bisogna perdonare e dimenticare, o non vai da nessuna parte».

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