5 Settembre Set 2017 1430 05 settembre 2017

Macchine da stupro

Da Elle a Game of Thrones, film e serie tivù sotto accusa per i troppi abusi: «Non considerano gli effetti su noi vittime», spiega Amara Pavan. «Bisogna raccontare come si sopravvive».

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Arancia meccanica

Stanley Kubrick sul set di Arancia meccanica.

Vittime. Ma anche sopravvissute. E il punto è proprio questo. Perché troppo spesso ci si dimentica che il dramma di uno stupro non consiste soltanto nell'atto violento subito, ma anche e soprattutto nel processo di ritorno alla normalità. Un percorso che, per quanto possa essere supportato con il dovuto sostegno psicologico di personale specializzato, deve fare i conti con la realtà. Dove gli abusi sessuali riempiono le cronache dei giornali, dibattiti televisivi spesso urlati più che studiati, mentre al cinema sono rappresentati al meglio per colpire quanto più possibile lo spettatore. Davanti allo schermo, però, ci sono però anche le sopravvissute. Donne che ogni giorno si sforzano per dimenticare proprio quelle scene e che denunciano un ribaltamento di punti di vista che invece sarebbe necessario per trattare l'argomento. Perché sono loro le sole capaci di raccontare come ripartire e affrontare quotidianamente il trauma. Lo spiega benissimo Amara Pavan, 26enne fondatrice di My Body Back, associazione nata per offrire supporto alle donne abusate e assistenza per il ritorno alla normalità, compresa l'attività sessuale. Ne parla con il dolore di vittima e la consapevolezza di sopravvissuta in un'intervista a Refinery29 in cui si scaglia contro le produzioni cinematografiche che mostrano la violenza in maniera gratuita senza considerare gli effetti su chi guarda.

FILM E SERIE TIVÙ DA EVITARE
Si trovano a piangere a dirotto, succede ogni volta che va in scena la violenza. «Sono emozioni molto profonde, un pozzo di tristezza che ti riporta indietro a qualcosa alla quale cerco di non pensare affatto», spiega. È accaduto guardando Animali notturni, ma sono moltissimi gli esempi di film o serie tivù bannati: Top of the Lake, Westworld, The Handmaid’s Tale, Apple Tree Yard e Poldark sono solo alcuni esempi insieme a Elle, la discussa pellicola di Paul Verhoeven. Per non parlare di Game of Thrones, dove gli stupri superano quasi i dialoghi. «Mi stupisco come il Trono di Spade sia la serie più popolare di HBO e nella storia di Sky. È sorprendente vedere quanta violenza viene trasmessa, e quasi sempre la storia è raccontata con gli occhi di chi compie gli abusi o di persone terze».

Amara Pavan, fondatrice dell'associazione My Body Back.

CAMBIARE PUNTO DI VISTA
È su questo punto che si concentra l'analisi di Pavan. «Raramente ci si focalizza sul punto di vista delle vittime. Molti casi, poi, rappresentano una violenza gratuita o il crimine commesso da uno sconosciuto, quando in realtà il 90% degli abusi sono opera di persone conosciute», spiega ancora. «È un dispositivo di trama molto usato, spesso una svolta nel racconto, ma non ci sofferma mai su come in realtà colpisca la vita della donna. E la storia, ancora più di rado, non si sviluppa in questo senso».

MACCHINE DA STUPRO
Le ragioni sono culturali. E a dirlo è la critica cinematografica, scrittrice e femminista Sophie Mayer:«Film e tivù sono rimangono macchine da stupro. La telecamera è un'arma che è stata usata per oggettivare e violare, fin dalla sua invenzione, non solo le donne, ma anche persone non bianche e disabili. Tutta la cultura euro-occidentale è pompata sotto forma di sadismo come spettacolo e narrazione». Una teoria sostenuta anche dalla Pavan: «Penso che gli script siano prevalentemente curati da uomini che semplicemente non sanno scrivere su queste cose. Sono esperienze lontane dalle loro, c'è una mancanza di comprensione e di diversità», dice.

CAMBIAMENTO IN ATTO

«Siamo bombardati di violenza nell'atto del suo compimento, non della forza della donne per superarlo. Lo stupro stesso è una parte molto piccola della storia: quella a lungo termine inizia dopo, raramente si racconta cosa fare per affrontare», conclude Pavan. Per fortuna però le cose stanno cambiando: «Happy Valley è una serie che a mio avviso va nella giusta direzione. È scritta da una donna, Sally Wainwright, e il personaggio che è stato violentato discute di quanto accaduto di anno in anno. Quello che mi piace di più, però, è che si spiega come l'umorismo possa essere un modo per affrontare i tempi più bui dopo la violenza: potrebbe sembrare strano, ma è davvero così».

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