4 Agosto Ago 2017 1853 04 agosto 2017

Sangue mestruale, vergogna mondiale

Il ciclo resta un tabù duro a morire. La conferma arriva da una ricerca della Columbia University: «Non dipende solo dalla cultura, è un problema trasversale: urge mettere fine al silenzio».

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Mestruazioni

«Immaginate se gli uomini fossero disgustati dagli stupri tanto quanto lo sono dalle mestruazioni»

È sangue. Esce dalla vagina. È normale, non c'è da vergognarsi. Assurdo doverlo dire? Sembra di no: le mestruazioni sono ancora un tabù. E non è una constatazione generalista, lo conferma uno studio più che attendibile. Gli esperti della Columbia University Mailman School of Public Health (MSPH) parlano chiaro: il sanguinamento vaginale schifa e per questo nella maggior parte delle società si tende a non parlarne. Il focus della ricerca però sono i Paesi a reddito medio-basso. Questo perché le economie sviluppate sono state associate con il 'progresso' in termini di accettazione e superamento degli stigma sociali, mentre in condizioni di precarietà sembra prosperare una mentalità più discriminatoria (anche se non sempre l'equazione è vera). Il team, guidato da Marni Sommer, professore di scienze socio-mediche alla MSPH, rivela al quotidiano Independent di voler «mettere fine al silenzio colmando il vuoto di indagini in merito». Già, perché questo problema culturale, questa vergogna, ha avuto conseguenze anche in ambito accademico, provocando una sostanziale mancanza di interesse. «Ci sono numerose varietà di sanguinamento vaginale: possono essere fisiologici processi riproduttivi come le mestruazioni o le perdite dopo il parto, ma anche segnali di allarme, come per fibrosi o cancro», scrivono nel report gli esperti. Che poi vanno al nocciolo della questione: «In molte società le donne gestiscono il ciclo di nascosto. In alcuni casi vengono addirittura istruite a non far sapere quando sono in quel periodo del mese». Raccomandano quindi una «rivisitazione urgente dell'approccio» allo scopo di informare correttamente le ragazze e dire loro che si tratta di qualcosa di naturale, normale. In particolare nelle aree più povere, dove il problema è esacerbato dalle difficoltà di accesso all'acqua, i medici denunciano come sia «ancora più difficile affrontare la vita quotidiana durante quei giorni. Soprattutto per le adolescenti a scuola».

IN VIA DI SVILUPPO
La condizione femminile durante il ciclo è quindi particolarmente grave nei Paesi in via di sviluppo. Come in Nepal, dove, oltre alla miseria ci si mette anche la mentalità a rendere la vita difficile alle donne. Le isolano, vietano loro di leggere, dormire nel proprio letto, cucinare, toccare le piante e la frutta («se li toccate muoiono e marciscono»), e persino mangiare papaia e banane o bere latte di mucca: il sangue vaginale è peccato. Certo, può suonare anacronistico e insensato, ma lì è normale e sono le stesse ragazze ad esserne convinte. Quindi, senza un'educazione e una seria messa in discussione della loro cultura, sono condannate alla discriminazione.

(NON ANCORA) SVILUPPATI
Ma d'altronde non bisogna essere troppo ottimisti nemmeno quando la tradizione non è così irragionevole. Ci sono infatti volute battaglie come quella di Laura Croydoneperché l'Inghilterra togliesse la tampon tax, la più sessista di tutte le imposte. Gli assorbenti venivano tassati del 5%, perché considerati un lusso. Insomma, come se non fosse un bene essenziale, come se alle inglesi il ciclo venisse per sfizio. Per fortuna, nel 2017, un accordo con l'Unione Europea ha messo fine a questa ingiustizia, permettendo così anche alla regina e ai suoi sudditi di entrare a far parte del mondo 'sviluppato'.

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