3 Agosto Ago 2017 1415 03 agosto 2017

Organismi geneticamente preoccupati

Dall'Oregon Health and Science University arriva la notizia di embrioni umani modificati con successo. Vorrebbe dire poter eliminare malattie ereditarie. Vorrebbe dire curare milioni di persone. Vorrebbe dire guerra?

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embrioni oregon

Una società segreta guidata da un gruppo di multimiliardari, i Neoluzionisti, conduce da decenni esperimenti genetici su alcuni soggetti di prova, di cui hanno clonato il genoma cercando di dar vita a soggetti privi di qualsiasi malattia. I cloni, donne ignare, conducono una vita normale, ma vengono tenute sotto osservazione e studiate per anni, finchè una di loro non assistente al suicidio di una ragazza identica a lei e inizia a indagare. Questa è, più o meno, la trama di Orphan Black, serie sci-fi canadese che va in onda dal 2013 e che sta per concludersi dopo cinque stagioni.

Se volessimo limitarci a un dicorso da bar, potremmo dire che la realtà ha raggiunto l’immaginazione, dopo che un gruppo di scienziati americani e sudcoreani ha annunciato di avere modificato con successo degli embrioni umani, correggendo un tratto della loro sequenza genetica che era responsabile di una malformazione cardiaca mortale, la cardiomiopatia ipertrofica. A render possibile il tutto, la tecnica CRISPR-Cas9 che, in parole povere, permette di isolare precisi segmenti di DNA e inserirli nel patrimonio biologico di un’altra persona. Lo studio, però, è stato bloccato e i feti modificati non diventeranno, per ora, neonati modificati.

Se fossimo al bar, dicevamo, potremmo semplificare e scherzare sul fatto che fra un po’ riporteranno in vita i dinosauri, come in Jurassic Park. La realtà che raggiunge la fantasia, appunto.
In verità, meglio fermarsi un attimo e farsi un paio di domande. La conquista scientifica a cui siamo davanti, è di quelle grosse. Per l’ingegneria genetica è un sogno che si avvera, ma ovviamente sta sollevando moltissime questioni etiche. Per l’umanità significherebbe dire addio a malattie trasmissibili come tumori al seno e còrea di Hungtinton, ma ha risvolti anche preoccupanti.

All’Oregon Health and Science University, dove è avvenuta la scoperta, si festeggia, e la conquista è vista per il meglio. Richard Hynes, ricercatore del MIT che ha partecipato all'esperimento, ha fatto notare al New York Times che in passato ci si era opposti alla mutazione umana, ma «per lo più perché non poteva essere realizzata in sicurezza». Ora che lo è, la società deve porsi qualche domanda. Nello scenario migliore, quello dove l’uomo riesce a fare un uso corretto delle scoperte scientifiche che lui stesso ha contribuito a raggiungere, la notizia del 2 agosto sarebbe un miracolo.

In questo scenario, se diciamo parole come ingegneria genetica o eugenetica non pensiamo al peggio, non abbiamo preconcetti storici e non ci vengono in mente dittatori con l’ossessione della razza pura. In questo scenario, l’energia atomica avrebbe solo utilizzi pacifici e non verrebbe utilizzata per la costruzione di bombe e per tenere sulle spine Paesi vicini e lontani. Tutte cose che, invece, sappiamo accadere, e che non rendono il nostro mondo «il migliore dei mondi possibili», ma solo un bel posto abitato da brutte persone, dove la possibilità di curare malattie mortali deve farci preoccupare invece che gioire. Ci dobbiamo preoccupare perchè non c’è la garanzia che le modifiche del genoma si limiteranno, in futuro, a eliminare solo le cellule malate. A ogni nuovo traguardo scientifico, non c'è certezza sulle derive che potrebbe prendere.  C’è chi teme possano essere usate per scegliere di che colore avranno gli occhi i propri figli, di che forma il naso, o nel peggiore dei casi, per creare uomini capaci di essere immuni a qualsiasi ferita, macchine da guerra invincibili.

È becero complottismo? Bigotto senso dell’esagerazione? O realistica sfiducia nel genere umano? Piuttosto, una rassegnata consapevolezza della nostra tendenza all’autodistruzione. Difficile dirlo, difficile avere un’opinione a riguardo. E, fidatevi, non è per paura del progresso, nè voglia di ostacolarlo, se al sentire la notizia si inarca più di un sopracciglio.

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