19 Luglio Lug 2017 1657 19 luglio 2017

«Testate il vaccino contro lo Zika sulle donne incinte»

Una cura per il virus non c'è, ma serve il prima possibile. Per essere certi dell'efficacia, i farmaci andrebbero sperimentati su chi è in dolce attesa, come sostiene un team di ricercatori finanziato dalla Ong Wellcome Trust.

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Il virus Zika provoca febbre, sfoghi cutanei, dolori a muscoli e articolazioni, emicrania, talvolta congiuntivite. Ma i sintomi durano solo per qualche giorno. Niente di grave, insomma. A patto, però, di non essere donne incinte, perché in quel caso il subdolo virus, trasmesso da con la puntura di zanzare appartenenti al genere Aedes, può causare malformazioni nel feto, come la microcefalia. Per evitare tutto ciò, servirebbe un vaccino, che ancora non esiste. E la disponibilità da parte delle donne in dolce attesa.

NECESSARIO PER CAPIRE L'EFFICACIA
Raramente le donne incinte vengono usate come 'cavie' nelle sperimentazioni dei farmaci, per ovvi motivi. Da una parte c'è la validità in sé dei test, considerati i cambiamenti fisiologici tipici della gravidanza. Dall'altra, c'è il timore di provocare malformazioni nei feti, con conseguenti cause e risarcimenti milionari imposti alle case farmaceutiche. Dunque, è quasi impossibile stabilire, se non a posteriori, se un vaccino contro il virus Zika sia davvero efficace e sicuro. A meno che, spiega un team di esperti formato da Wellcome Trust, a sottoporsi ai test non sia proprio chi sta aspettando un figlio.

SPERIMENTAZIONE IN TRE PUNTI
Come sottolinea Wellcome Trust, in questo tipo di sperimentazione la linea guida deve essere composta essenzialmente da tre punti. In primo luogo, «i ricercatori devono dare priorità allo sviluppo di vaccini contro lo Zika sicuri per l'uso da parte delle donne, in presenza di un focolaio». In secondo luogo, anche per i vaccini che non sono necessariamente destinati alle persone in stato interessante, c'è sempre la possibilità che qualcuna tra le partecipanti ai test lo sia senza ancora saperlo, oppure potrebbe rimanere incinta poco dopo la somministrazione del vaccino: i ricercatori dovranno raccogliere dati anche su queste persone, per studiare possibili effetti collaterali sulle gravidanze. Terzo punto,soprattutto in Stati come Brasile e Porto Rico, in cui il virus è endemico, «le donne incinte dovrebbero avere un facile accesso alle sperimentazioni riguardanti lo Zika, che potrebbero avere anche benefici immediati».

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