29 Giugno Giu 2017 1857 29 giugno 2017

Adozione gay... con la condizionale

Il giudice dà ragione a una coppia di lesbiche, ma la bambina dovrà avere la possibilità di «relazionarsi con persone non omosessuali». Precisazione superflua o pregiudizio?

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Due mamme e una bambina

Un amore consolidato prima ancora di un'unione civile e una bambina concepita con il seme di un donatore Con un solo problema di fondo, dovuto a un vuoto legislativo che in Italia, rispetto ad altri Paesi europei, tarda ad essere colmato. Ovvero il riconoscimento, in una coppia omosessuale, del secondo genitore oltre a quello biologico. Trafila lunghissima che può concludersi positivamente o meno soltanto con una sentenza del tribunale. Lo stesso al quale si sono rivolte due donne venete di 31 e 37 anni, affinché anche la maggiore delle due ottenesse l'adozione della piccola per tutelarne i diritti, assumendosi anche legalmente ciò che di fatto avviene fin dalla nascita, nel 2012, della piccola. Ebbene, la storia ha il suo risvolto positivo, come si legge nella sentenza del Tribunale dei minori di Venezia che certifica come «l'adozione costituisce il riconoscimento giuridico di un rapporto di filiazione sorto già anni addietro». Considerando, si legge ancora, che tutto ciò «corrisponde all'interesse della minore».

UN LEGAME SOLIDO MA...
Una decisione non di poco conto, a un anno dalla richiesta di adozione, arrivata grazie anche alla positiva relazione dei servizi sociali che accertano come la madre biologica e la compagna costituiscano una «coppia con un legame solido e duraturo e come entrambe vivano la relazione con la bambina come quella di un genitore con la propria figlia». Peccato solo per quel passaggio che, pur riconoscendo come le due donne ne siano perfettamente consapevoli, avverte le che «dovranno avere un atteggiamento aperto verso l'identità di genere della bambina, per permetterle uno sviluppo adeguato e l'opportunità di relazionarsi con persone a orientamento non omosessuale».

QUEL «LEGGERO» PREGIUDIZIO
«Forse nel giudice che ha emesso la sentenza c'era un leggero pregiudizio, ma fortunatamente sono in aumento quelle che riconoscono la genitorialità ad entrambi gli adulti che crescono i bambini», commenta a tal proposito il segretario nazionale dell'Arcigay, Gabriele Piazzoni. «Quel passaggio sull'atteggiamento aperto verso l'identità di genere, sinceramente mi sembra ridondante, superflua. Non credo proprio che nessun genitore parta dal presupposto di vincolare le frequentazioni o le conoscenze del bambino. Ma il problema è una altro, ovvero che si lascia decidere a un giudice piuttosto che al legislatore», precisa Piazzoni.

BASTA GIUDICI, SERVE UNA LEGGE
Cosa chiede alla politica, Piazzoni lo spiega benissimo. «Un istitituo unico a prescindere dall'orientamento sessuale delle persone, e quindi un matrimonio ugualitario tra persone dello stesso sesso. Non solo: le politiche per la famiglia come priorità assolute». Un atteggiamento, dunque, che si adegui alle politiche di altri Paesi europei. «È così. Proprio in questi giorni la situazione sta cambiando anche in Germania: a 16 anni dalla loro legge sulle unioni civili, la magistratura ha riconosciuto il diritto di uguaglianza e finalmente la politica tedesca si è posta il problema che non ha più senso una differenziazione tra coppie eterosessuali e omosessuali. Speriamo che anche in Italia non si debba aspettare così tanto», conclude Piazzoni.

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