14 Giugno Giu 2017 1953 14 giugno 2017

Un calcio alla disuguaglianza (ad altissima quota)

Salire sul Kilimanjaro, giocare la partita di calcio 'più alta' della storia e battere un record mondiale basterà per dimostrare che lo sport non è soltanto una cosa per uomini? Un gruppo di calciatrici ci vuole provare.

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«Scalare una montagna» è un'espressione metaforica per descrivere un'impresa difficilissima. Non è il caso del gruppo di calciatrici capitanate da Lori Lindsey, ex giocatrice della nazionale statunitense. Il loro progetto è quello di scalare in 10 giorni sei mila metri del Kilimanjaro per giocare la partita di calcio 'più alta' della storia. L'obiettivo, ancora una volta, è quello di lottare contro i pregiudizi di chi crede che lo sport sia solo per gli uomini e quale modo migliore se non battere il record del mondo?
La partenza è prevista il 15 giugno,  in modo da poter giocare, 11 contro 11, tra il 24 e il 25 giugno, tempo permettendo. L'appuntamento è su un campo di cenere vulcanica e coinvolge rappresentanti di 20 nazioni senza limiti di età: le giocatrici hanno infatti dai 18 ai 66 anni. Oltre alla Lindsey sono della partita anche l'ex centrocampista inglese Rachel Unitt, l'ex nazionale della Germania Petra Landers e l'ex capitano della Messico Monica Gonzalez.

IL GIRO DEL MONDO CON UN PALLONE
Il loro impegno però non finisce qui. Una volta finita la partita, il gruppo ha in programma una serie di allenamenti itineranti solo per donne per tutto il 2017. Le tappe previste sono al momento Sudafrica, Argentina, Zambia, Messico, Dubai, Pechino e il campo profughi di Zaatari in Giordania.

«GLI UOMINI NON SI ARRAMPICANO PER L'UGUAGLIANZA»
«Sono stata piuttosto fortunata ad aver avuto delle calciatrici-simbolo che sono venute prima di me. Ma è nostra responsabilità continuare a fare passi avanti per le generazioni future», ha detto la Lindsey a CNN Sport. La ex giocatrice ha dichiarato di non aver fatto nessun allenamento speciale per prepararsi, ma sarà complicato 'reggere' 90 minuti a quell'altitudine. Addirittura nel 2007 la Fifa aveva vietato che si giocassero partite sopra i 2.500 metri perché la rerefazione dell'aria causa una riduzione delle prestazioni fisiche. Ma il divieto è stato cancellato l'anno successivo. Le giocatrici hanno usato il crowdfunding su più piattaforme per finanziare la spedizione. La Lindsey, che sta cercando di arrivare a 9 mila dollari sulla sua pagina GoFundMe, ha detto anche che la raccolta fondi ha evidenziato la disparità tra uomini e donne. «Gli uomini, in generale, non stanno raccogliendo soldi per l'uguaglianza: non si arrampicano per l'uguaglianza, l'hanno già».

IN LOTTA CONTINUA
La questione 'uguaglianza' nel calcio e nello sport è sempre attuale. Ad aprile 2017, la nazionale femminile di calcio statunitense ha raggiunto un nuovo accordo la US Soccer. Le campionesse del mondo hanno attaccato la federazione perché la nazionale maschile guadagna ingiustamente più di loro e le cinque giocatrici più rappresentative (Carli Lloyd, Alex Morgan, Megan Rapinoe, Becky Sauerbrunn e Hope Solo) hanno presentato alla Equal Employment Opportunity Commission una denuncia per discriminazione salariale. Ma non è l'unico caso. Sempre ad aprile, la nazionale femminile dell'Eire ha minacciato di fare sciopero contro la federazione irlandese perché si sentivano trattate come «cittadini di quinta classe».
Per difendere i diritti delle sportive, è nata l'associazione Equal Playing Field, che sostiene anche la spedizione africana. Laura Youngson, co-fondatrice, ha dichiarato: «Vogliamo rompere un record per ispirare altre donne e ragazze per continuare a sfidare le disuguaglianze nello sport. Il calcio, ma anche tutte le altre discipline, portano amicizie e comunità, impegno e leadership, forza e salute, e nessuna ragazza deve perdere i benefici a causa del suo genere».

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