29 Marzo Mar 2017 1600 29 marzo 2017

L'Islanda cancella il gender gap

Il Paese nordico annulla il divario retributivo di genere. È il primo al mondo a prevedere sia nel campo privato che in quello pubblico l'obbligo di parità tra uomini e donne.

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Nel Regnio Unito è pari al 17,5%. Nei Paesi industrializzati dell'OCSE, facendo una media, si attesta sul 15,5%. In Islanda dovrà, per legge, essere uguale a zero. Stiamo parlando del divario retributivo di genere, ovvero della differenza di salario tra gli uomini e le donne, a parità di impiego. Se la Svizzera e lo Stato federato del Minnesota hanno già una legislazione che limita le disuguaglianza sociali, imponendo alle aziende di garantire infatti ai propri dipendenti identici compensi indipendentemente dal sesso, dall'etnia, dal genere e dalla nazionalità, l'Islanda sarà però il primo Paese in cui le imprese (con 25 o più dipendenti) dovranno certificare che questo accada realmente: il 29 marzo è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale la legge approvata a inizio marzo 2017. È la prima al mondo a prevedere sia nel campo privato che in quello pubblico l'obbligo di parità di retribuzione tra uomini e donne a parità di qualifica. E i datori di lavoro saranno sottoposti a controlli a sorpresa e dovranno fornire periodicamente la documentazione sufficiente per ottenere la certificazione ufficiale di azienda o istituzione che rispetti questa misura.

LO SCIOPERO DI OTTOBRE
L'Islanda punta a cancellare completamente il gap entro il 2022 e sarà facilitata dai suoi (appena) 330 mila abitanti: a Reykjavík e dintorni, insomma, non dovrebbe essere impossibile raggiungere l'obiettivo. Tuttavia, nonostante sia in testa alla classifica della parità di genere per il World Economic Forum, stiamo pur sempre parlando di un Paese in cui le donne guadagnano in media il 14,38% per cento in meno rispetto agli uomini. Una cifra che, a ottobre del 2016, ha portato molte islandesi a scioperare, abbandonando il posto di lavoro alla stessa ora: le 14:38, appunto.

CORAGGIO CONTRO LE INGIUSTIZIE
«È il momento giusto per fare qualcosa di radicale. Dobbiamo fare in modo che gli uomini e le donne godano di pari opportunità sul posto di lavoro», aveva detto il ministro per l'uguaglianza e gli affari sociali Thorsteinn Viglundsson, precisando poi: «Capisco che si tratti di un obbligo oneroso per le aziende, ma bisogna essere coraggiosi nel combattere le ingiustizie». Un altro passo verso la definitiva uguaglianza tra i sessi per l'Islanda, che aveva già introdotto altre misure per agevolare il ruolo delle donne, come le 'quote rosa' per la nei comitati governativi e nei consigli di amministrazione.

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