24 Febbraio Feb 2017 1206 24 febbraio 2017

Il diritto di morire d'anoressia

La storia di Ashley, 30enne statunitense deceduta per aver consapevolmente rifiutato le cure. Il giudice ha così riconosciuto il «principio fondamentale del rispetto dell’autonomia del paziente».

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Dopo anni di battaglie contro l'anoressia e la bulimia, Ashley ha detto basta. Aveva deciso che non voleva più essere curata, perché la sofferenza era troppa. Il giudice, sul finire del 2016, aveva accolto la sua richiesta. E così Ashley è morta, a pochi giorni dalla fine di febbraio 2017, ad appena 30 anni.

DECISIONE CONSAPEVOLE
Il suo fisico era pesantemente minato dalla malattia, al punto che secondo i medici il suo scheletro era fragile tanto quanto quello di una 92enne. Ashley ha dovuto affrontare una lunga battaglia legale prima di vedere riconosciuto il proprio diritto a morire. Inizialmente era stata ritenuta incapace di intendere e di volere, ma il giudice Paul Armstrong, confortato nella sua decisione anche dal comitato etico e dai medici, ha spiegato che invece Ashley si è sempre rivelata «schietta, reattiva, intelligente, volontaria, salda e credibile».

IL DIRITTO DEL PAZIENTE
Ashley era ricoverata da tre anni, nel corso dei quali era stata anche sottoposta alla somministrazione di farmaci sperimentali. Negli ultimi tre mesi, invece, per rispettare la sua volontàm all'ospedale di Morristown in New Jersey le venivano sottoposte solo delle cure palliative, per alleviare la sua sofferenza. La decisione della corte, ha spiegato l'avvocato Edward G. D’Alessandro Jr, ha «riconosciuto il diritto del paziente di rifiutare le cure mediche come un principio fondamentale del rispetto dell’autonomia del paziente, alla sua dignità e autodeterminazione».

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