30 Gennaio Gen 2017 1916 30 gennaio 2017

Sbatti la bufala in prima pagina

«Dal burqa alla museruola. L'evoluzione dell'Islam»: così Libero ha titolato la foto di una musulmana con una strana maschera metallica. Peccato si tratti della batoola. Un accessorio dalla storia plurisecolare, tipico dell'Iran sciita e di tutto il Golfo Persico.

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Lunedì 30 gennaio 2017, prima pagina di Libero. Al centro campeggia la foto di una donna musulmana, con il chador e una strana maschera sul viso. Il titolo del pezzo? «Dal burqa alla museruola». Accompagnato dall'occhiello «L'evoluzione dell'Islam». La firma è quella di Souad Sbai, giornalista (e politica) originaria del Marocco, ma cittadina italiana dai primi Anni '80. Peccato che l'articolo contenga diverse inesattezze. A partire dal titolo.

NATA MOLTI SECOLI FA
Presidente dell'Associazione della comunità marocchina delle donne in Italia, da sempre Souad Sbai si occupa della condizione delle donne arabe, denunciando casi di soprusi ai loro danni e tenendo numerosi seminari su temi come diritti negati, infibulazione e immigrazione. Tuttavia, questa volta ha affrontato il tema in modo sbagliato, distorcendo la realtà. Nel pezzo, Sbai parla infatti di «nuova moda dell'estremismo salafita», «geniale trovata dei signori del petrolio» e di «attrezzo in ottone per azzittire e umiliare le proprie donne». Ma questa maschera, che si chiama batoola (o batoolah) e non è una museruola (non blocca mai la bocca), ha invece una storia molto lunga alle spalle. Quanto al fatto che sia uno strumento di sottomissione delle donne, è vero, ma solo in parte. O, almeno, è così per noi che abbiamo una prospettiva 'occidentale'.

I RITRATTI DI ERIC LAFFORGUE
A dare notorietà alla batoola è stato nel febbraio il fotografo francese Eric Lafforgue, che durante un viaggio in Iran ha ritratto le donne bandari, etnia che abita nel sud del Paese e sull'isola di Gheshm, la più grande del Golfo Persico. La batoola (che il fotografo chiama però boregheh) è un'antica tradizione di questa popolazione: secondo la leggenda, queste maschere a forma di 'baffoni', servivano per ingannare e scoraggiare gli invasori, che da lontano scambiavano le donne per uomini. Durante il suo viaggio, Lafforgue ha documentato anche la tecnica di produzione delle maschere che, tradizionalmente realizzate in metallo, oggi vengono anche prodotte con materiali più economici.

A OGNUNA LA SUA MASCHERA
Come spiega Lafforgue, sull'isola di Gheshm ogni villaggio produce batoola con uno stile specifico. E, oltre a quelle nella versione 'baffoni', molto diffuse sono le maschere rettangolari, di tessuto. Agli eventi, le bambine bandari iniziano ad usare la batoola (più variopinte) all'età di nove anni, poi quando di fidanzano passano ad una maschera arancione, mentre durante il matrimonio ne indossano una con dettagli dorati. In generale, ogni batoola ha un proprio significato. Anche quello di status symbol, perché ne esistono di ogni qualità e, dunque, costo.

TIPICA DI TUTTO IL GOLFO PERSICO
Sbai fa inoltre riferimento all'estremismo salafita e, dunque, sunnita. Ma l'Iran è invece un Paese sciita. Sbagliato allora associare la batoola ad una corrente dell'Islam. Giusto, piuttosto, legarla all'intera area del Golfo Persico, questo sì, visto che si tratta di un accessorio indossato tradizionalmente dalle donne di Oman, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Kuwait e Arabia Saudita. Quanto al discorso dell'oppressione della donna, in questo caso Sbai ha ragione, almeno in parte: la batoola è infatti praticamente obbligatoria per le donne baluch, popolazione fortemente integralista che vive nel Belucistan, vasta regione dell'Asia sud-occidentale, politicamente suddivisa tra Iran, Afghanistan e Pakistan.

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