17 Ottobre Ott 2016 1900 17 ottobre 2016

Sessismo in aula

In Francia un gruppo di collaboratrici parlamentari ha lanciato un sito per raccogliere le testimonianze di donne vittime di insulti e molestie nell'ambiente politico. Ecco alcune storie.

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sessismo

Molti uomini hanno spesso nei confronti delle donne un atteggiamento di prepotente superiorità. Colpa di una società che sembra non essere ancora in grado, molte volte, di andare oltre le proprie convinzioni ancestrali e sessiste. Insulti, battute insulse, molestie: tutte le donne, a prescindere dalla loro posizione sociale, almeno una volta nella vita sono state vittime dell'arroganza maschile. A scuola, per strada, all'università, o sul luogo del lavoro: gli uomini dagli atteggiamenti machi e dalle (ingiustificate) pose da 'boss', sono un po' ovunque.

UN SITO PER RACCONTARE LE MOLESTIE
Uno degli ambienti in cui danno il meglio di sé, è sicuramente quello della politica. Così, in Francia, una decina di collaboratrici parlamentari all'Assemblée Nationale, hanno creato un sito, Chaircollaboratrice.com, all'interno del quale donne che lavorano nella politica locale o nazionale raccontano, in forma anonima, le loro esperienze.

ALCUNE TESTIMONIANZE
«In ascensore. Un deputato entra, mi guarda a lungo dall'alto al basso, e prima di scendere mi sorride dicendo 'mhh, è veramente in forma'», scrive una testimone. Un'altra racconta di aver sentito un deputato dire a un collega: «La mia collaboratrice è brava, per essere una ragazza scrive veramente bene. Non siamo abituati a vedere certe qualità nelle donne». Un'altra ancora scrive: «Ero in ascensore con dei colleghi. Entra un deputato e mi spoglia con lo sguardo. Io abbasso gli occhi, mi sento male, non so dove mettermi né dove guardare».

LA PAROLA ALLE DONNE
«Il nostro obiettivo è quello di dare la parola alle donne», ha detto a Grazia France Mathilde Julié-Viot. E ha aggiunto: «Sicuramente, il caso Baupin (deputato accusato di molestie sessuali, ndr) ha avuto un ruolo. Ci si aspettava che tutti si indignasssero, invece è avvenuto esattamente il contrario. Nei corridoi sentiamo deputatati che scherzando dicono 'ti baupinizzo'».

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