26 Settembre Set 2016 1557 26 settembre 2016

La morte ti fa sexy

Un finto sito di escort contro la prostituzione. Le donne presentate in 'vetrina' sono state uccise o sono rimaste gravemente ferite durante la loro attività. Ma gli utenti lo scoprono solo quando provano a contattarle.

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finto sito prostituzione

Di siti dedicati alla vendita di prestazioni sessuali ce ne sono a non finire. Girlsofparadise.sex si presenta come tutti gli altri, ma è falso. Nato dall'idea di un'associazione francese che lotta per l'abolizione della prostituzione (Mouvement du Nid), il portale mette in 'vetrina' 10 donne: belle, formose, parzialmente svestite.

LE DONNE
Tra di loro c'è Monica, 30 anni, che si presenta come una donna «bionda, sexy, che dà grande importanza all'eleganza, all'igiene e alla puntualità»; e  Luz Maria, «una piccola viziosa molto disponibile e al 100% naturale», e ancora Sonia, «donna birichina che ama i giochi erotici e le notti voluttuose».

LE FOTO DELLA VIOLENZA
Quando però l'utente prova a contattare tramite chat una delle ragazze, un bot (integrato dal movimento) risponde: «Vuoi vedere altre foto?», e poi invia le tristi immagini dei corpi violati, malmenati, e in alcuni casi privi di vita delle ragazze. «Sonia è stata trovata morta nell'appartamento in cui riceveva i suoi clienti. 53 coltellate su tutto il corpo», si legge. E subito dopo, ancora: «Quando si è clienti della prostituzione, si è complici delle violenza subite dalle prostitute. Quante vittime ci saranno ancora?».

MOSTRARE IL 'DIETRO LE QUINTE'
Tutte le storie raccontate sono basate su fatti reali: «L'obiettivo era quello di mostrare il 'dietro le quinte'», ha detto alla AFP Claire Quidet, portavoce del movimento. «La prostituzione online, che appare molto più 'pulita' e 'glamour' rispetto a quella di strada in realtà non è così bella. Perché se il primo approccio è diverso, i rischi e le violenze subite restano le stesse».

LE SCUSE
Circa 4 mila messaggi sono stati inviati alla piattaforma: «Gli utenti, dopo aver capito di essere vittima di un'azione mirata a sensibilizzare, si sono detti dispiaciuti e si sono scusati. Ma non erano coscienti di far parte di un sistema violento», ha detto Anne-Marie, militante del Nid.

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