14 Settembre Set 2016 1648 14 settembre 2016

Revenge porn, la colpa è di Facebook?

Una 14enne inglese fa causa al social network per non aver rimosso le immagini che la ritraevano nuda e che sono state diffuse su gruppi dove veniva insultata e mortificata.

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Le sue foto di nudo, che dovevano rimanere private, sono finite su numerose pagine Facebook. Alla mercé di utenti pronti a mortificare lei e altre ragazze il cui unico errore è quello di aver dato fiducia a partner inaffidabili. E così una 14enne inglese non solo ha fatto causa a lui, ma anche al social network. Accusandolo di non aver esercitato una funzione di filtro nei confronti di contenuti sensibili e calpestando così il suo diritto alla privacy.

RESPONSABILITÀ CONDIVISE
In un primo momento Facebook ha tentato di tirarsi fuori dal caso ma i giudici della corte di Belfast hanno respinto la richiesta. Così ora la piattaforma di Mark Zuckerberg si ritrova ad affrontare un procedimento giudiziario dove potrebbe essergli riconosciuta la responsabilità della diffusione di quelle immagini. Gli avvocati di Facebook, racconta il Guardian, si sono difesi affermando che tutte le foto segnalate sono state rimosse, ma i legali della giovane hanno risposto che sarebbe stato possibile usare degli automatismi digitali che avrebbero dato la caccia alle foto incriminate e cancellarle autonomamente.

DI CHI È LA COLPA?
La questione della responsabilità sui contenuti pubblicati su siti web e social network non è nuova, e coinvolge tutti quei siti aperti al pubblico: la responsabilità di un contenuto lesivo ricade esclusivamente su chi lo posta o anche sulla piattaforma che lo ospita? Facebook, dal canto suo, ripete di non essere un editore, ma un servizio che permette agli utenti di pubblicare ciò che vogliono e che si attiene al regolamento del social stesso. Il social network dispone effettivamente di sistemi, anche automatici, di rimozione dei contenuti, basati su algoritmi o sull'intervento umano diretto. In molti casi, però, la cancellazione dei contenuti scatena polemiche anche accese: l'ultimo caso è quello che riguarda la famosa foto simbolo della guerra del Vietnam, che ritrae una bambina svestita in mezzo alla strada. Censurata, e riammessa solo dopo numerose proteste.

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