17 Agosto Ago 2016 1445 17 agosto 2016

«Sono arrivato in Italia per curare il mio fratellino»

Ahmed è partito dall'Egitto in direzione di Lampedusa nella speranza di trovare le cure adatte per la malattia del fratello. Ecco la sua drammatica e commovente storia.

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barconi

Era partito dall'Egitto con la speranza di trovare in Italia quello che in patria non avrebbe mai potuto avere. Pur di raggiungere Lampedusa aveva detto addio a papà e mamma, alla sorellina e ai due fratelli che erano cresciuti con lui. Loro dovevano restare a casa, non potevano proprio intraprendere quel duro viaggio. Inizia così la storia di Ahmed, il 13enne egiziano arrivato nel nostro Paese con un sogno: «I miei genitori, i miei zii, tutta la famiglia mi hanno fatto partire per trovare in Sicilia, in Italia o in Europa un ospedale e dei medici disposti a curare e operare il più piccolo dei miei fratelli, Farid, sette anni, da tre colpito da una malattia del sangue», ha raccontato al Corriere della Sera il giovane profugo.

LA SPERANZA
Ahmed ha quindi preso i pochi averi della famiglia e si è diretto verso l'Italia nella speranza di trovare le cure adeguata per la gravissima piastrinopenia che affligge da tempo il fratello minore. In Egitto i medici avevano chiesto alla famiglia del piccolo malato 50 mila lire per praticare alcune cure nella speranza di migliorare la vita del paziente. Una cifra folle per quella famiglia contadina che guadagna, quando il raccolto è abbondante, appena 3 mila lire all'anno. «Il mio sogno è vedere mio fratello giocare senza che si senta male», ha aggiunto Ahmed.

IL VIAGGIO
Il viaggio intrapreso da questo bambino è stato durissimo. Prima il passaggio sul carro bestiame diretto verso la foce del Nilo, poi la traversata sulla carretta del mare arrivata a Lampedusa. In mezzo l'orrore visto sulla spiaggia di Baltim e le difficili condizioni vissute sulla barca dove gli scafisti l'avevano destinato. «Alcuni derubavano gli uomini, altri afferravano giovani donne e le trascinavano in un magazzino. Pensavo di morire in mare. Non avevamo cibo, solo un sorso d'acqua a persona al giorno». È il racconto drammatico vissuto da un bambino con una missione ben precisa. Solo questo ha permesso ad Ahmed di proseguire il suo viaggio senza mai guardarsi indietro.

L'AIUTO
E sbarcato a Lampedusa, dopo aver ricevuto le prime cure, Ahmed si è dato alla macchia. Questo sino a quando, esausto, ha deciso di raccontare la sua storia alla ricerca di quei soccorsi così necessari per il fratellino. Una richiesta d'aiuto ben precisa ma che non ha il sapore della carità per questo giovane eroe. «Io chiedo aiuto ai medici, all’Italia, ma voglio pagare tutto. Voglio lavorare per aiutare il mio fratellino e restituire i soldi spesi per lui».

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