3 Maggio Mag 2016 1310 03 maggio 2016

Un anno eccezionale per la censura

Il 3 maggio è la Giornata mondiale per la libertà di stampa: i 12 leader più 'cattivi' nella campagna lanciata da Reporters sans frontières, che li ritrae mentre brindano al bavaglio sull'informazione.

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Cronisti minacciati, perseguitati, uccisi. Raccontare il mondo con una videocamera, un tweet o un articolo di giornale è ancora un mestiere che troppo spesso si paga con la vita: solo nel 2015, secondo l'organizzazione non governativa Reporter senza frontiere i giornalisti uccisi sono stati 110.
Il 3 maggio, Giornata mondiale in difesa della libertà di stampa - su Twitter celebrata con l'hashtag #WorldPressFreedomDay, ci ricorda come questo diritto sia drammaticamente violato lontano e vicino a noi: sono di file aprile 2015 gli ultimi dati che riportano come il nostro Paese nel 2016 abbia perso ben quattro posizioni nella classifica sulla libertà si stampa, scendendo dal 73esimo posto (2015) al 77esimo su un totale di 180 Paesi.

VITTORIA SUI REPORTER SCOMODI
In occasione del 3 maggio Reporters sans frontières
ha lanciato la campagna «Un anno eccezionale per la censura»: manifesti che vedono immortalati con un calice in mano ed espressione compiaciuta 12 leader mondiali, dal russo Vladimir Putin al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan che «celebrano la loro vittoria» sui giornalisti scomodi, che ostacolano il potere.
I dati dell’ultimo rapporto di Rsf sono agghiaccianti: raccontano di redazioni attaccate a colpi di granata in Burundi, cronisti licenziati per un tweet in Turchia, blogger condannati a frustate in pubblico, campi militari per la «rieducazione» dei reporter in Thailandia.

ANCHE IL VATICANO
Peggio dell'Italia al 77esimo gradino, nell’Unione europea c’è solo la Grecia. Meglio invece, spiccano molti Stati meno sviluppati di noi economicamente, come il Ghana (26esimo), il Burkina Faso (42esimo), Haiti (53esimo), la Serbia (59esimo), il Senegal (65esimo), la Tanzania (71esimo) o il Nicaragua (75esimo). Il rapporto denuncia in «il livello molto inquietante di violenze perpetrate contro i giornalisti (intimidazioni verbali o fisiche, minacce di morte...)» in Italia: «Quelli che indagano sulla corruzione o il crimine organizzato sono i primi a finire nel mirino». Ma nella «scheda» viene citato anche lo Stato del Vaticano, dove «è la giustizia che se la prende con la stampa, nel contesto degli scandali Vatileaks e Vatileaks 2».

I LEADER 'PEGGIORI', DALLA CINA AL VENEZUELA
L'ultimo posto è quello dell'Eritrea (numero 180 su 180), «una dittatura dove l’informazione non ha alcun diritto», secondo il rapporto. Ma nella lista nera dei 18 peggiori Paesi muniti di bavaglio ci sono anche importanti realtà dell’attuale scenario internazionale come l’Arabia Saudita (165esima), l’Iran (169esimo) e Cuba (171esimo), la Cina (176esima).
Il rapporto però punta soprattutto il dito i 12 leader (guarda la gallery) - come Xi Jinping (Cina), Nicolas Maduro (Venezuela), Kim Jong Un (Corea del Nord) colpevoli di aver messo il bavaglio alla stampa nazionale, impedendo ai cronisti «di esercitare la loro professioni in libertà e indipendenza». I metodi per «silenziare» il giornalismo scomodo sono diversi: la censura, il controllo dell’informazione, i grandi apparati di propaganda e le ideologie, «in particolare il radicalismo religioso».

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