26 Aprile Apr 2016 1734 26 aprile 2016

La lotta allo stupro passa per l'anonimato

Un'app permette alle vittime di rivelare paure e timori legati al momento in cui si affronta il proprio aguzzino in un'aula di tribunale. Un modo anche per spingere altri superstiti a denunciare le violenze.

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Denunciare uno stupro non è semplice. Non solo perché è probabilmente la violazione più intima e umiliante che una persona possa subire, ma anche perché spesso le vittime vengono viste come complici, o addirittura istigatrici, dell'abuso. Così, piuttosto che denunciare, col rischio di passare per una 'poco di buono', molte donne decidono di chiudersi nel silenzio. Qualcosa però sta cambiando. Merito non solo della battaglia culturale che, un passo alla volta, faticosamente, sta sottraendo terreno agli aspetti più degenerati di una cultura maschilista, ma anche degli smartphone e delle app. Una, in particolare, raccoglie le storie di tante vittime. Che, coperte dall'anonimato, confessano al web le proprie esperienze, anche quelle più terribili. Imparando, una parola alla volta, ad affrontare il vissuto traumatico. E, perché no, trovando il coraggio di sporgere denuncia.

PARLARNE AIUTA SEMPRE
L'app di cui stiamo parlando si chiama Whisper, 'sussurro', e permette a chiunque di confessare e rivelare qualsiasi cosa, in modo del tutto anonimo. Molti tra gli utenti hanno cominciato a postare non solo i racconti delle proprie esperienze di abusi e violenze sessuali, ma anche ad affrontare il tema dei processi. Che, spesso, vedono lo stupratore assolto per insufficienza di prove, o perché è passato troppo tempo dall'epoca dei fatti. Altre vittime invece ci tengono a raccontare di come testimoniare in tribunale abbia cambiato le loro vite, facendole diventare donne più sicure di sé. Nella gallery di seguito potete leggere alcuni di questi messaggi.

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