4 Febbraio Feb 2016 1318 04 febbraio 2016

Quando il cancro ti toglie anche il lavoro

Il 4 febbraio è il World Cancer Day: sono 274 mila i malati di tumore che sono stati licenziati o costretti a lasciare la propria attività. Il Pd avanza una proposta di legge per impedire che perdano il posto.

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Colpiti due volte: dalla malattia e sul lavoro. È la sorte di 274 mila malati di cancro dei tre milioni totali che hanno ricevuto una diagnosi del genere in Italia, che secondo alcune stime hanno perso il lavoro tra licenziati, 'dimissionati', costretti a cessare l'attività oppure a lasciare il lavoro a seguito dell'insorgenza della malattia. Di questi, quasi 85 mila solo ultimi cinque anni. Su di loro e in generale sul lavoro e il tumore ha voluto attirare l'attenzione la Favo (Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia), alla vigilia della giornata mondiale sul cancro che si 'celebra' il 4 febbraio, in un focus sul lavoro per chi si ammala di cancro. Perchè per il 97% dei malati è importante continuare a lavorare. Il messaggio della Favo è stato raccolto anche dall'Aiom, l'Associazione Italiana di Oncologia Medica. «La ricerca medica e scientifica ha portato negli ultimi anni a terapie sempre più efficaci contro il cancro», ha sottolineato Cesare Pinto, presidente Aiom, «gli effetti collaterali sono più contenuti rispetto al passato e permettono al paziente di avere una buona qualità di vita durante e dopo le terapie. Le istituzioni devono tenere conto di questa categoria sociale e creare le condizioni per cui chi ha incontrato la malattia sulla propria strada possa continuare a condurre una vita normale».

LA PROPOSTA DI LEGGE
Una proposta di legge del deputato Pd Vincenzo D'Arienzo vuole omogeneizzare il periodo di comporto per tutti i lavoratori dipendenti ed equiparare lavoratori pubblici, che hanno 36 mesi a disposizione, e il settore privato dove invece è una 'giungla', prevedere per le terapie salvavita un ulteriore periodo non retribuito con conservazione del posto di lavoro, prevedere per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata Inps l'aumento del periodo previsto di 61 giorni. «Il lavoro aiuta a sopportare meglio i trattamenti, la perdita involontaria dell'occupazione o di giorni di lavoro rivela che si entra in una fase di non facile conciliazione lavoro e salute», ha spiegato Elisabetta Ianelli, segretario generale Favo. Ma ancora non c'è nulla di concreto: «Non ho ancora calendarizzato la proposta di legge, aspettiamo un parere del ministero del Lavoro e di quello dell'Economia, che devono dare risposte sulle eventuali coperture e poi scaturiranno mosse successive», ha spiegato Cesare Damiano. presidente commissione Lavoro della Camera.

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