2 Febbraio Feb 2016 1706 02 febbraio 2016

Il vescovo che non condanna l'utero in affitto

Monsignor Gino Reali in provincia di Roma ha autorizzato il battesimo di tre gemelle, figlie di una coppia omosessuale, nate grazie alla maternità surrogata. Il parroco che ha celebrato il rito: «Vorrei che la Chiesa non avesse paura».

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Simone e Roberto hanno tre gemelle: Viola, Melissa e Sofia. I loro papà, che stanno insieme da nove anni, le hanno avute in Canada grazie all'utero in affitto. Le bambine sono state battezzate in provincia di Roma con l'ok, inaspettato, del vescovo di Porto-Santa Rufina. Ad autorizzare il parroco, don Federico Tartaglia, è stato monsignor Gino Reali.
Commozione e incredulità per le famiglie dei due papà, soprattutto la madre di Simone: «Non credevo di trovare un sacerdote aperto in questo modo, anzi pensavo che non fosse neanche possibile battezzare le bambine». «I bambini non hanno nessuna colpa e per questo a loro non va negato il sacramento», sono state le sorprendenti parole del viceparroco della Chiesa che ha celebrato il battesimo.
I papà delle gemelle hanno raccontato la storia nel programma Di fatto, famiglie, su Real Time, andato in onda domenica 31 gennaio, che li ha seguiti nel grande giorno del battesimo delle bambine. «Famiglia è il luogo dove uno si sente sicuro», spiega Roberto.

«LA CHIESA NON DEVE AVERE PAURA»
«L’omosessualità è un argomento che ci coglie impreparati, insicuri, indecisi», ha detto il parroco. «La tradizione ha sempre dichiarato che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati, sono contrari alla legge naturale e in nessun caso possono essere approvati. Questa inclinazione disordinata costituisce per la maggior parte una prova. Io sacerdote leggo queste cose, guardo voi e penso che non le condivido». L’omelia di don Federico ha lasciato a dir poco sorpresi Simone e Roberto: «Il sacerdote si è esposto più di quanto pensavamo». «Il presente che vogliamo costruire passa anche da questo momento», ha continuato il parroco. «Non è una fede o un amore che non ha più regole, è un amore puro, sincero, un amore che non ha paura e io non voglio avere paura, la Chiesa vorrei che non avesse paura».

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